Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – martedì
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 9, 15-23
Lettura del libro dei Numeri
Nel giorno in cui la Dimora fu eretta, la nube coprì la Dimora, dalla parte della tenda della Testimonianza; alla sera ci fu sulla Dimora come un’apparizione di fuoco fino alla mattina. Così avveniva sempre: la nube la copriva e di notte aveva l’aspetto del fuoco. Tutte le volte che la nube si alzava sopra la tenda, subito gli Israeliti si mettevano in cammino, e nel luogo dove la nube si posava, là gli Israeliti si accampavano. Sull’ordine del Signore gli Israeliti si mettevano in cammino e sull’ordine del Signore si accampavano. Tutti i giorni in cui la nube restava sulla Dimora essi rimanevano accampati. Quando la nube rimaneva per molti giorni sulla Dimora, gli Israeliti osservavano la prescrizione del Signore e non partivano. Avveniva che la nube rimanesse pochi giorni sulla Dimora: essi all’ordine del Signore rimanevano accampati e all’ordine del Signore levavano le tende. E avveniva che, se la nube si fermava dalla sera alla mattina e si alzava la mattina, subito riprendevano il cammino; o se dopo un giorno e una notte la nube si alzava, allora levavano le tende. O se la nube rimaneva ferma sulla Dimora due giorni o un mese o un anno, gli Israeliti rimanevano accampati e non partivano; ma quando si alzava, levavano le tende. All’ordine del Signore si accampavano e all’ordine del Signore levavano le tende, e osservavano le prescrizioni del Signore, secondo l’ordine dato dal Signore per mezzo di Mosè.
SALMO Sal 104 (105)
Guida e proteggi il tuo popolo, Signore.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore. R
Fece uscire il suo popolo con argento e oro;
nelle tribù nessuno vacillava.
Quando uscirono, gioì l’Egitto,
che era stato colpito dal loro terrore.
Distese una nube per proteggerli
e un fuoco per illuminarli di notte. R
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.
Ha dato loro le terre delle nazioni
e hanno ereditato il frutto della fatica dei popoli,
perché osservassero i suoi decreti
e custodissero le sue leggi. R
VANGELO Lc 6, 6-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
Un altro sabato il Signore Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Vangelo
Obbedire alla Parola del Signore. Credo che questo testo ci stia dicendo questo. Mettiamoci nell’ottica di uno storpio di 200 anni fa. La sua vita era limitata, proprio a causa della sua menomazione. Certo non si parlava di rispetto, di inclusione a quei tempi! Uno era come era e le menomazioni fisiche andavano semplicemente portate! Con tutto il loro carico di difficoltà. Un uomo che, di sabato, sperava solo di ottenere qualche elemosina in più… si sa, la gente quando esce dal luogo della preghiera, proprio nel giorno del Signore, è più buona. Chissà cosa avrà provato quel giorno! Chissà cosa avrà pensato quando il Signore gli ha dato un comando preciso: “Alzati e mettiti qui nel mezzo!”. Gesù, per quest’uomo, è uno sconosciuto. Certo ha la sua fama, certo si parla di lui, ma i due non si sono mai incontrati. Che cosa farà? Che cosa dirà? Che modo è quello di fare, dal momento che dà un ordine perentorio? Possiamo immaginare i sentimenti contrastanti dentro il paralitico: da un lato il desiderio di rischiare, di obbedire a quella voce, dall’altro la paura, la vergogna… Già era malato, ritenuto un peccatore… mettersi proprio nel mezzo della scena non aiutava! Sappiamo bene quale dei due sentimenti ha prevalso: desiderio di riscatto? Fascino della parola e della figura del Signore? Desiderio di provare qualcosa di nuovo, tanto non c’era nulla da perdere? Non lo sappiamo. Sappiamo, però, che quest’uomo ha obbedito al comando del Signore e, avendolo fatto, si è visto guarito. Così che anche lui ha potuto lodare Dio, nel giorno a Lui riservato. Lodare Dio per la sua vicinanza, per la sua amicizia, per la sua benevolenza, per l’ascolto dato alle mille preghiere che avrà sicuramente fatto quest’uomo. L’obbedienza a Dio genera libertà. Aver obbedito alla Parola del Signore rigenera quest’uomo, ridona salute, richiama alla vera libertà l’esistenza di quest’uomo.
Numeri
Forse questo testo biblico ci dice poco. Un po’ perché è distante da noi sia come tempo sia come mentalità, un po’ perché questi testi del Primo Testamento non hanno molto a che fare con il nostro cammino di fede. Ma se illuminiamo questo testo alla luce del Vangelo, allora potrebbe acquistare un senso maggiore. Il Vangelo ci ha parlato di un uomo che ha obbedito alla parola di Gesù e ha trovato la libertà per la sua vita. Così è di questo brano. Anche Israele, nel suo insieme, obbedisce alla parola di Dio, proprio mentre sta compiendo il cammino della liberazione, il cammino verso la terra della libertà. Questo brano viene scritto non tanto per ricordare ciò che è stato, non tanto per essere un pezzo di storia, ma per dire ai giovani credenti che i padri, avendo obbedito alla voce di Dio, avevano dato senso alla vita, avevano riscoperto il valore della libertà. Consegnarsi a Dio genera libertà. Ecco il cuore dell’insegnamento di questo testo riletto alla luce della rivelazione del Signore.
Il nostro cammino di fede
Questa riflessione va benissimo per noi. Noi viviamo in un mondo che esalta quell’accezione della libertà che consiste nel realizzare sempre i propri desideri, bisogni, voglie. Moltissimi anche tra noi, pensano la libertà proprio in questa direzione. Se ci pensate è esattamente l’opposto di quello che ci ha detto il testo sacro. La Scrittura ci insegna che solo quando una libertà si consegna a Dio ritrova sé stessa, perché ritrova il senso dei propri giorni che, in modo diverso, diventa solamente un vagare senza meta. Vero compito della vita di ogni uomo è educare la propria libertà in senso vocazionale, così che ognuno possa comprendere quel mistero e quel segreto che è la propria persona alla luce del progetto di Dio per ciascuno di noi. Ecco il cuore dell’insegnamento delle Scritture. Si capisce così perché chi vive una vita alla luce di un progetto vocazionale, normalmente, è un uomo, una donna felice, che sente realizzata la propria esistenza, che non cerca altro per i propri giorni. Viceversa vediamo ogni giorno come ci sono uomini, donne, perennemente insoddisfatti, incapaci di gioire, alla ricerca sempre di un oltre… Ricerca che lascia inquieti, insoddisfatti, infelici. Credo proprio che oggi siamo tutti chiamati a fare del nostro meglio per vivere bene questo invito a realizzare la nostra libertà in modo tale che sia fonte di gioia per ciascuno di noi.
Intenzioni di preghiera
Preghiamo, allora, per noi, perché ciascuno si senta sempre immerso in un progetto vocazionale che diventa anche fonte di gioia e di pace. Preghiamo per i nostri giovani, perché attratti da questa parola sappiano compiere un vero discernimento sulle proprie persone. Preghiamo per l’uomo di oggi in senso generale, perché comprenda che la realizzazione della propria felicità passa solo per la consegna di sé a Dio.