Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – sabato
La Parola di questo giorno
LETTURA Lv 25, 1-17
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè sul monte Sinai e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando entrerete nella terra che io vi do, la terra farà il riposo del sabato in onore del Signore: per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore. Non seminerai il tuo campo, non poterai la tua vigna. Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dopo la tua mietitura e non vendemmierai l’uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra. Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e all’ospite che si troverà presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nella tua terra servirà di nutrimento quanto essa produrrà. Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai echeggiare il suono del corno; nel giorno dell’espiazione farete echeggiare il corno per tutta la terra. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è un giubileo: esso sarà per voi santo; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo ciascuno tornerà nella sua proprietà. Quando vendete qualcosa al vostro prossimo o quando acquistate qualcosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello. Regolerai l’acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l’ultimo giubileo: egli venderà a te in base agli anni di raccolto. Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prezzo, perché egli ti vende la somma dei raccolti. Nessuno di voi opprima il suo prossimo; temi il tuo Dio, poiché io sono il Signore, vostro Dio».
SALMO Sal 98 (99)
Il Signore regna nella sua santa città.
Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli. R
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo!
Forza del re è amare il diritto.
Tu hai stabilito ciò che è retto;
diritto e giustizia hai operato in Giacobbe. R
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
EPISTOLA Rm 13, 11-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne.
VANGELO Lc 7, 20-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Venuti dal Signore Gesù, i discepoli di Giovanni dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: “I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
La scrittura
Come vi ho insegnato da sempre, il sabato ha un tema particolare e tutte le Scritture sono riunite attorno ad un unico tema, talvolta facilmente rintracciabile, talvolta meno. Oggi è la prima lettura a dirci con chiarezza il tema: il giubileo. Il Levitico ci ricordava che ogni 50 anni, nell’Israele antico, si festeggiava il Giubileo, vale a dire un anno intero in cui ogni proprietà doveva essere rimessa in discussione. Sia le proprietà terriere, sia le proprietà degli uomini, come gli schiavi. Tutto doveva essere rimesso in discussione perché nessuno potesse dire “proprio per sempre” un bene. Era questa una “buona notizia” che edificava tutto il popolo, un’espressione di giustizia sociale di non poco conto.
Il Vangelo ci ricorda che la vera “buona notizia” è però di più di questa pratica di giustizia sociale che, come è facile pensare, da sempre aveva avuto i suoi oppositori e aveva generato sotterfugi e modi per schivare la pratica del giubileo. La vera buona notizia è il Signore Gesù in persona. La vera buona notizia è la sua risurrezione. Il contenuto della buona notizia è un contenuto di fede, che, poi, ha anche dei risvolti morali, ma questi non sono in primo piano.
Ovviamente è San Paolo a fare la sintesi dei due testi. Poiché il Signore Gesù è la buona notizia per l’uomo, ecco che l’uomo risponde all’annuncio del Vangelo con il proprio comportamento di fede che plasma, poi, il proprio comportamento umano. Se il cristiano ha un suo codice etico, questo codice è espressione di quella novità di vita che il Signore Gesù ha portato nel mondo.
L’insegnamento è chiaro anche per noi: come cristiani dobbiamo rinnovare la fede, anche secondo i tempi. Anche noi abbiamo la celebrazione del Giubileo che ci ricorda questa verità. A partire da questo rinnovamento di fede, ecco che nasce un codice etico da seguire non per obbligo, ma come espressione della fede che ciascuno professa.
Un ringraziamento
Credo che oggi tutti siamo invitati a ringraziare Dio per il dono della fede, perché la buona notizia del Vangelo è giunta fino a noi. Non è una cosa di poco conto e questo ringraziamento non dovrebbe essere fatto solo in un giorno come questo perché il Vangelo ce lo ricorda, ma sempre. Da questo punto di vista la preghiera antica del “ti adoro” che ci faceva ringraziare per “essere cristiani” potrebbe anche essere una riscoperta. Queste parole semplici e antiche infondono una sapienza del pregare. Noi ringraziamo Dio per esserci, per avere ricevuto il dono della vita e, ancor più, il dono della fede. Ricordiamoci di ringraziare spesso per questo dono che dà senso ai nostri giorni. Senza la fede cosa sarebbe la nostra vita?
Una richiesta
La richiesta che possiamo fare oggi è che sia sempre in noi questa consapevolezza. Preghiamo per chiedere al Signore di essere veramente consapevoli dell’importanza del dono della fede. Chiediamo al Signore la consapevolezza di essere sempre sotto la sua protezione. Chiediamo al Signore il dono della certezza che Egli sempre ci guida e ci accompagna. Oserei anche dire che, in un giorno come questo, occorre chiedere al Signore la grazia di vivere quella coerenza della vita rispetto alla fede che si esprime nell’accettazione del codice morale cristiano. Non una legge, non un codice esterno da mettere semplicemente in atto, ma un punto di riferimento sicuro perché la professione della fede cristiana sia sempre vera, profonda, attiva. Anche questo dono mi sembra oggi poco stimato. Eppure il cristiano differisce dagli altri proprio per questo: consapevole della sua fede, egli vive in un modo diverso da quello degli altri. Diverso, non superiore! Diverso perché il credente ha nel suo cuore quel tesoro di sapienza che è la Scrittura, che è la fede, dal quale trae, come dice il Signore, cose antiche e cose nuove.
Il nostro cammino di fede
Nella preghiera di oggi, che rivolgerei per fede e per devozione alla Beata Vergine Maria, chiediamo al Signore la forza e la grazia di saper sempre gioire per quella buona notizia che è il Vangelo e chiediamo anche la forza di saperlo testimoniare ogni giorno con semplicità e con verità.