Domenica 23 luglio 2023

8  dopo Pentecoste

Per introdurci

La Parola di Dio ci aiuta spesso a lavorare con le immagini e ci dona di comprendere le cose spirituali proprio a partire da quello che possiamo vedere o immaginare. Così oggi possiamo chiederci:

  • Come le immagini della Parola di Dio aiutano il mio cammino?
  • A cosa mi sento chiamato?

La Parola di Dio 

LETTURA 1Sam 3, 1-20
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Il giovane Samuele serviva il Signore alla presenza di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. E quel giorno avvenne che Eli stava dormendo al suo posto, i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva più a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio. Allora il Signore chiamò: «Samuele!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire. Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuele!»; Samuele si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuele!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuele: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuele andò a dormire al suo posto. Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Allora il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l’udrà. In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!». Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. Eli chiamò Samuele e gli disse: «Samuele, figlio mio». Rispose: «Eccomi». Disse: «Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto». Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: «È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene». Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole. Perciò tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore.

SALMO Sal 62 (63)

Dal grembo di mia madre sei tu il mio sostegno.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R

Quando nel mio letto di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali. R

EPISTOLA Ef 3, 1-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. Ame, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

VANGELO Mt 4, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre camminava lungo il mare di Galilea, il Signore Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Samuele

La prima immagine che ci viene donata è quella del libro di Samuele. Il tempo di Samuele è difficile, come si capiva bene dal testo. I figli del vecchio sacerdote Eli non seguono le orme del padre e pare che la fede in Israele si stia spegnendo. È questo il tempo in cui Samuele avverte la propria chiamata, la chiamata che lo porterà ad essere grande profeta di Israele, colui che prenderà parte a tutte le vicende, anche politiche del suo popolo. Non solo profeta ma anche giudice di quello che avviene. Un uomo di grandissima fede che avrà un ministero molto complesso. È proprio a questo proposito che ci viene donata la prima immagine della Parola di Dio di oggi. Si diceva che “la parola di Dio era rara in quei giorni”, ma anche che la “lampada del Signore non era ancora spenta”. Così la Parola ci aiuta a capire che ci possono essere tempi in cui la fede sembra ridursi, sembra quasi scomparire, ma c’è sempre un lumicino, ma c’è sempre una piccola luce che apre gli orizzonti, tiene viva la speranza, richiama anche chi ha abbandonato il Signore… questa luce è la luce di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che si sentono chiamati da Dio ad un compito. È la luce di tutti coloro che non si lamentano del proprio tempo, ma sanno fare del proprio tempo un’occasione propizia per vedere come Dio si manifesta in esso, cosa Dio chiede ad ogni epoca della storia, come Dio continui a camminare con il suo popolo, pur in mezzo a traversie di ogni genere e di ogni tipo. La piccola luce è quella di tutti coloro che, come Samuele, rimangono desti, rimangono pronti, rimangono attenti. Se volete questa prima meditazione è una conseguenza di quella della settimana scorsa, quando la Parola di Dio ci ha richiamato il dovere di vivere con responsabilità grande la nostra fede, come qualcosa di cui dobbiamo rendere conto.

Efesini

La seconda immagine è quella che è contenuta nella lettera agli Efesini, l’epistola di oggi. Paolo si definiva subito “il prigioniero per voi pagani”. Paolo sta riflettendo sulla sua personalissima situazione, quella di sentirsi apostolo, quella di essere chiamato dal Signore per il compito di annuncio ma di sentirsi impedito in tutto questo, a causa di uno dei suoi numerosi arresti a motivo della fede. San Paolo mette a confronto le due realtà: quella della chiamata nella fede, che lo vorrebbe libero di muoversi e pronto ad andare dovunque e la sua situazione reale, ovvero quella di essere bloccato, fermo, costretto all’immobilità degli arresti. Situazione della quale Paolo non si lamenta, anzi, fa di questa condizione un’occasione per annunciare con forza accresciuta e maggiore il suo impegno per la Parola. Paolo non si piange addosso, non si commisera, non si lamenta con Dio. Anzi, fa di questa occasione un invito a tutti perché ciascuno rilegga la sua situazione e capisca che Dio si serve anche di situazioni simili a questa per portare avanti la sua opera nel mondo e per continuare a radunare attorno a sé un popolo di credenti che lo segua, lo ascolti, lo annunci.

Vangelo

Che cosa ha permesso a Samuele di andare avanti nella sua situazione? Che cosa ha permesso a San Paolo di non sentirsi fermo, bloccato, stretto ma aperto ad una missione che, sempre, lo superava? Il sentirsi chiamati. Nella prima lettura era evidentissima la chiamata di Samuele, chiamata che lo ha costituto giudice e profeta di tutto un popolo. Nell’epistola questa chiamata rimaneva sottesa, in sordina, sullo sfondo. Eppure, è la base anche del ministero di San Paolo. L’apostolo si sente chiamato a vivere questa realtà e si fida di Cristo, che lo ha costituito araldo del Vangelo. Nel vangelo è in primissimo piano la chiamata degli apostoli. Chiamata che ricorda a tutti l’origine della missione ecclesiale, ma anche la chiamata di ciascuno a vivere secondo quello che Cristo chiede ad ogni anima, ovvero l’adesione alla sua volontà, nei deferentissimi modi in cui tutto questo è possibile. La chiamata degli apostoli diventa occasione per ripensare che la vita di ciascuno è una chiamata. Certo gli apostoli poco avranno capito, quel giorno, di cosa avrebbe significato, nel concreto delle loro vite, essere “pescatori di uomini”. Con il tempo avrebbero appreso che quella parola non chiedeva né più né meno che di essere testimoni della fede. Testimoni autorevoli e forti, testimoni sorretti, sempre, dalla grazia di Dio, testimoni consapevoli che il Signore guida, sorregge, sostiene, anche quando le cose sembrano andare male, come al tempo di Samuele, come nella vita di Paolo.

Per il nostro cammino

A noi cosa è chiesto nel nostro cammino? Queste letture e queste immagini, cosa ci dicono? Io credo che, anzitutto, ci aiutino a leggere il nostro tempo. Anche il nostro tempo è, per molti aspetti, un tempo in cui la fede viene meno, la chiesa perde la sua identità, la missione sembra quasi fermarsi. Per molti aspetti anche noi possiamo dire tutto questo del nostro tempo, come già Samuele. Eppure, io credo che queste letture ci dicano che anche il nostro tempo è tempo della lampada ancora accesa, del lumicino che ancora arde. Anche nel nostro tempo ci sono numerosi uomini e donne che sanno tendere al Signore, che si interrogano da vicino sul senso della propria fede, dell’appartenenza alla Chiesa, della missione. Anche il nostro tempo è tempo nel quale ci sono persone generose, che non hanno perso il senso della vita come vocazione, come chiamata. Credo che oggi tutti dovremmo ringraziare per tutti quei testimoni di fede che ci ricordano queste verità e che sono un esempio perché anche noi facciamo altrettanto. Noi tutti potremmo chiederci: io faccio così? Io vivo così? Io mi comporto in modo tale da fare della mia vita un’occasione perché si possa capire che il lumicino di fede che è in me ancora non è spento, ancora arde, ancora parla anche ad altri?

In secondo luogo, vorrei che anche noi potessimo chiederci: in che senso io posso essere pescatore di uomini? A che cosa mi sento chiamato io come testimone di fede? Ho l’impressione che molti si aspettino maggiormente di avere diritto ad una testimonianza da parte di altri, piuttosto che sentirsi chiamati al dovere di una testimonianza cristiana. Credo davvero che occorra molta attenzione e vero spirito di discernimento. Noi tutti siamo chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo che è depositato dentro di noi, noi tutti siamo chiamati a dare prova della nostra fede. Se volete potremmo applicare a noi l’immagine dei figli di Eli, sempre dalla prima lettura. Si diceva di loro che non seguivano le orme del loro padre, non erano attenti alla preghiera, alla fede, vivevano in modo corrotto. Anche questa immagine mi pare parli bene al nostro tempo che archivia facilmente tutti gli insegnamenti di fede ricevuti come fossero qualcosa di vecchio, antico, non più conforme al nostro tempo… Credo fermamente che a ciascuno di noi sia chiesto, invece, di tornare sui nostri passi, di tornare anche a quegli insegnamenti che abbiamo ricevuto. Credo che a ciascuno di noi sia chiesto di vivere con fede quello che ci è stato trasmesso, recuperando un po’ anche di quella tradizione che, spesso, finiamo per giudicare antiquata e che, invece, avrebbe ancora molto da dire e da dare a ciascuno di noi. Il nostro tempo sta facendo appello a tutte le forze di bene che possiamo scatenare dal nostro cuore, per vivere in modo pieno la nostra vita di fede, la nostra vita cristiana. Ecco il senso di questa domenica che ci permette di chiederci:

  • A cosa mi sento chiamato?
  • La mia vita cristiana verso dove mi spinge, dove mi porta?

In che senso anche io posso essere un pescatore di uomini?

Cerchiamo di fare nostra questa Parola, di applicare a noi queste immagini e, invece di lamentarci del tempo presente, proviamo a capire che siamo noi quelle piccole luci che possono ardere senza spegnersi e accendere altre luci, perché tutti gli uomini di oggi si sentano chiamati da Dio a quella missione di essere pescatori di uomini, ovvero testimoni di quelle realtà spirituali che sanno dare senso alla vita presente, sempre in attesa di quella futura nella gloria di Dio.

2023-07-22T13:57:57+02:00