Venerdì 18 agosto

Settimana della 11 domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Re 24, 8-17
Lettura del secondo libro dei Re

In quei giorni. Quando divenne re, Ioiachìn aveva diciotto anni; regnò tre mesi a Gerusalemme. Sua madre era di Gerusalemme e si chiamava Necustà, figlia di Elnatàn. Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come aveva fatto suo padre. In quel tempo gli ufficiali di Nabucodònosor, re di Babilonia, salirono a Gerusalemme e la città fu assediata. Nabucodònosor, re di Babilonia, giunse presso la città mentre i suoi ufficiali l’assediavano. Ioiachìn, re di Giuda, uscì incontro al re di Babilonia, con sua madre, i suoi ministri, i suoi comandanti e i suoi cortigiani; il re di Babilonia lo fece prigioniero nell’anno ottavo del suo regno. Asportò di là tutti i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia; fece a pezzi tutti gli oggetti d’oro che Salomone, re d’Israele, aveva fatto nel tempio del Signore, come aveva detto il Signore. Deportò tutta Gerusalemme, cioè tutti i comandanti, tutti i combattenti, in numero di diecimila esuli, tutti i falegnami e i fabbri; non rimase che la gente povera della terra. Deportò a Babilonia Ioiachìn; inoltre portò in esilio da Gerusalemme a Babilonia la madre del re, le mogli del re, i suoi cortigiani e i nobili del paese. Inoltre tutti gli uomini di valore, in numero di settemila, i falegnami e i fabbri, in numero di mille, e tutti gli uomini validi alla guerra, il re di Babilonia li condusse in esilio a Babilonia. Il re di Babilonia nominò re, al posto di Ioiachìn, Mattania suo zio, cambiandogli il nome in Sedecìa.

SALMO Sal 136 (137)

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. R

Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!».
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera? R

Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia. R

VANGELO Lc 12, 22-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto?».

La scrittura

È il bellissimo Vangelo di oggi a dare il tono spirituale a questa giornata. Il Signore sta contemplando e aiuta a contemplare un campo dove i fiori crescono spontanei. Uno spettacolo della natura. Uno spettacolo che Dio Padre crea ovunque, con le differenze che noi chiamiamo della “biodiversità”. Gesù guarda a questo spettacolo e si commuove perché la semplicità dei fiori di campo dice molto della gloria di Dio, della sua fantasia creatrice, del suo essere padre che, con provvidenza, accompagna la creazione frutto del suo amore. È con questo occhio che Gesù guarda a tutte le cose, non solo allo spettacolo che sta contemplando, ma anche agli uomini. Così Gesù insegna che anche gli uomini fioriscono o, al contrario, sfioriscono, in base a quello che cercano. C’è chi, per smania di possedere, farebbe di tutto, rovinando così la sua stessa esistenza. Al contrario ci sono uomini e donne dello Spirito che fanno della semplicità, dell’accettazione delle cose della vita, la loro bandiera, il loro programma spirituale. Tutto questo li rende grandi, esattamente come il fiore che cresce spontaneo in un campo.

L’esatto contrario di ciò che ci è stato narrato nella prima lettura. L’orgoglio dei popoli, che diventa guerra, fa sì che questo male dilaghi e porti morte, devastazione, distruzione, perdita di tutto quello che si ha. Ancora una volta, l’autore sacro ci sta dicendo con grande coraggio che quando ci si allontana da Dio, si perde tutto. La guerra è il caso classico che ci segnala come l’uomo, più volte nella storia sia antica che recente, ha davvero perso tutto entrando in guerra con altri uomini. La prima lettura vorrebbe essere un monito. Quando non si cerca la pace, quando non si vive in pace, quando non si fa della semplicità e dell’accettazione della vita uno dei punti cardine della propria esistenza, si rischia davvero di perdere tutto. Perché quando manca la pace, manca davvero tutto ciò che, poi, fa sbocciare la vita e la sua bellezza.

Un ringraziamento

Ringraziamo il Signore che, pur in mezzo all’estate, ci ricorda che noi siamo grandi quando ci facciamo piccoli, noi siamo forti quando accettiamo le nostre debolezze, noi costruiamo qualcosa quando ci lasciamo guidare dalla contemplazione della verità. Ringraziamo il Signore che dilata i nostri cuori e che, magari, in questi giorni ci concede proprio quello slancio di contemplazione che ci serve per recuperare questa verità della vita.

Una richiesta

Non è facile, tuttavia, vivere come questa Parola di Dio ci richiede e ci raccomanda. Chiediamo oggi di imparare questa lezione. Chiediamo oggi di saper essere umili come il fiore del campo. Chiediamo al Signore la forza che ci è necessaria per vivere bene questi giorni di pace e di riposo o, comunque, di limitata attività, per vivere con fede quel richiamo all’essenzialità della vita che è poi ciò che rende bello, forte, operante in noi il desiderio di santificazione dei nostri giorni.

Intenzioni di preghiera

Oggi vi inviterei ad avere un atto di contemplazione. Magari proprio a partire da quello che possiamo vedere, sia stando qui a casa come anche, magari, in qualche uscita o vacanza che faremo nei prossimi giorni. Impariamo a contemplare la bellezza che ci circonda, per imparare a ringraziare il Signore che, anche con questi benefici, si rende presente nelle nostre vite animandole di bene e di pace.

Suggerirei poi di pregare per la pace, così spesso compromessa e attaccata. Il Signore ci ha ricordato, con questa Parola di Dio, che dove non c’è la pace, non c’è spazio per nessuna altra forma di bene e gli uomini, privi della pace, perdono tutto. La nostra partecipazione a questa preghiera non sia solo formale, nemmeno solo un dovere.

Piuttosto sia davvero la partecipazione alle sventure di tanti uomini, perché possiamo sollevare la loro condizione almeno con il loro ricordo presso Dio.

2023-08-12T17:04:54+02:00