4° Domenica dopo il martirio
Per introdurci
- Quale segno tu fai?
È la domanda con la quale, come abbiamo sentito nel Vangelo, la gente si accosta a Gesù. Siamo tutti, anche noi qui presenti, un po’ sempre a caccia di segni! La nostra fede, per quanto cerchi di essere matura, per quanto desideri essere forte, di fatto, ha sempre bisogno di segni!
La Parola di Dio
LETTURA Is 63, 19b – 64, 10
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia pregò il Signore, dicendo: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti, come il fuoco incendia le stoppie e fa bollire l’acqua, perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici, e le genti tremino davanti a te. Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. Mai si udì parlare da tempi lontani, orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui. Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia e si ricordano delle tue vie. Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come una cosa impura, e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani. Signore, non adirarti fino all’estremo, non ricordarti per sempre dell’iniquità. Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo. Le tue città sante sono un deserto, un deserto è diventata Sion, Gerusalemme una desolazione. Il nostro tempio, santo e magnifico, dove i nostri padri ti hanno lodato, è divenuto preda del fuoco; tutte le nostre cose preziose sono distrutte».
SALMO Sal 76 (77)
Vieni, Signore, a salvare il tuo popolo.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi.
Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito. R
Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
medito e il mio spirito si va interrogando. R
Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R
O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R
EPISTOLA Eb 9, 1-12
Lettera agli Ebrei
Fratelli, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate. Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
VANGELO Gv 6, 24-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Vangelo
Quale risposta dà il Signore a questa domanda? La risposta, lo abbiamo sentito molto bene nel discorso del Signore, rimanda a quello che è per eccellenza il segno della fede, ovvero l’Eucarestia! Il Signore è di fronte a persone che lo stanno cercando per un motivo molto semplice: egli ha appena moltiplicato i pani, molti si sono saziati. La gente è rimasta stupita da questo miracolo, ma non l’ha interpretato con fede. Ecco che ora vengono dal Signore non per la sua parola, non per la sua presenza, ma perché desiderano avere cibo senza fare fatica! Gesù accoglie, non disdegna nemmeno quella ricerca, non rimprovera ma si avvale di quella occasione per educare. Egli comprende bene il bisogno di gente semplice e, per lo più, povera. Si mette in loro ascolto, ma insegna che altro è ciò a cui bisogna guardare: la vita eterna. Ecco perché egli insegna che il pane della vita, l’Eucarestia che Egli darà, non è come la manna, il prodigio che ha sostentato il popolo di Israele nel deserto. Quel prodigio era in sé fisico, sostegno per la fame di tutto un popolo, forza in un momento di debolezza grande. Eppure anche quel segno rimandava a ciò che sta oltre, a ciò che Dio promette per tutti, ovvero la vita eterna; se già quel cibo sottile rimandava alla vita eterna, quanto più lo sarà il suo corpo e il suo sangue! L’Eucarestia è il grande segno che Dio compie per sostenere ciascuno nel momento di qualsivoglia bisogno ma è soprattutto richiamo alla vita eterna, sostegno per il cammino di fede. Il Vangelo, dunque, insegna che si può cercare Dio per qualsiasi motivo, anche per cose poco importanti, se vogliamo. Egli ci accoglie e ci educa a inquadrare i nostri bisogni all’interno di quella promessa di vita eterna che è la vera sfida della fede, il vero punto di arrivo di un cammino spirituale. Il grande segno a cui sempre bisogna riferirsi è, dunque, questo: l’Eucarestia.
Ebrei
Anche l’epistola ci aiuta a riflettere in questa direzione. L’autore della lettera agli Ebrei ci ricordava che anche Israele aveva i suoi segni di fede, i suoi segni con i quali esprimeva a Dio il suo amore e nei quali vedeva riflessi i segni dello stesso amore di Dio. Il più grande e il più prezioso di questi segni era, appunto, l’arca della alleanza, che voleva essere, per la prima legge, una sorta di tabernacolo, con i grandi ricordi dell’Esodo. Un oggetto che ricordava a tutti la presenza di Dio nel momento fondamentale di formazione del popolo stesso. Questo segno, onorato con riguardo e con segni di splendore, non c’è più, ma, d’altronde, non se ne avverte nemmeno il bisogno. La presenza di Dio non è più legata ad oggetti, a cose, a ricordi di un tempo passato. La presenza di Dio è legata a Cristo che, offrendosi a Dio e rinnovando il suo sacrificio e la sua presenza ogni volta che viene celebrata una S. Messa, è fondamento e sostegno di tutto il cammino dei credenti. Ciò che, un tempo, era necessario esprimere con segni esteriori, ora non ha più senso. È la stessa presenza di Cristo che sostiene il cammino comune e che indirizza tutti coloro che a Lui si accostano con fede verso la vita eterna.
Isaia
La lettura certamente più bella ed anche più colma di richiami è, però, la prima. Il profeta Isaia rivolgeva a Dio questa supplica di eccezionale forza. Sembra quasi che il profeta voglia ricordare, anzitutto, a Dio la sua identità, come se ce ne fosse bisogno: “ Tu, Tu, Dio, sei nostro Padre, da sempre ti chiami nostro redentore!”. Sentite quale forza vibrante, sentite quale pathos. Parole forti, che intendono quasi risvegliare la presenza di Dio in mezzo a tutto un popolo. Popolo che, pure, ha perso il senso di Dio, popolo che si è smarrito nelle iniquità, popolo che, scientemente ha scelto altro, ha preferito altre cose a Dio, popolo che, quindi, si è macchiato di peccati inescusabili. Eppure, con forza, il profeta ricorda a Dio qual è il suo compito: essere padre, essere redentore. Dio non si può tirare indietro, anche se il popolo ha molto sbagliato. Dio non può ritirare la sua mano, anche se Israele ha voluto ritirarsi dalla sua stessa presenza. Ora il popolo è nella sofferenza, perché capisce e vede che essersi allontanati da Dio ha prodotto solo realtà negative per la vita. Eppure stenta a tornare al suo Dio! ecco perché il profeta chiede a Dio un passo ulteriore, una vicinanza ulteriore, l profeta chiede a Dio una nuova testimonianza del suo affetto, del suo amore, della sua presenza. La risposta sarà proprio Cristo. Cristo che viene come rivelatore dell’amore del Padre, come rivelatore della sua presenza, come rivelatore del suo perdono. Sarà poi il Cristo, come abbiamo sentito nel Vangelo e come stiamo anche celebrando, a lasciare, nel sacramento dell’Eucarestia, la sua presenza in mezzo a tutti e per sempre. Ciò che il profeta chiedeva con forza e con fede si è attuato nel mistero di Cristo, una volta per sempre, nella sua Pasqua e, da lì, in tutta la Chiesa. “Tu vai incontro a quelli che praticano la giustizia e che si ricordano delle tue vie”. Così il profeta sollecitava Dio ad un ritorno. Così anche noi veniamo educati nella consapevolezza della presenza di Dio e della rivelazione del suo amore potente.
Per il nostro cammino
Credo che, all’inizio dell’anno pastorale e in un momento di festa importante come è quello che stiamo vivendo, nel ricordo di San Maurizio e nel 15esimo di fondazione della comunità pastorale, queste scritture parlino al nostro cuore! anche noi che siamo ora in cammino, dobbiamo domandarci: cosa sostiene il nostro cammino? Cosa sostiene, in generale il cammino della Chiesa ma cosa in particolare quello della nostra comunità? La risposta è una sola e vale per sempre, vale per tutti: l’Eucarestia. Ecco perché insisto così tanto sulla celebrazione domenicale per tutti e, per coloro che hanno un cammino già più intenso e più specifico, anche sulla possibilità di avere una celebrazione infrasettimanale che sia sostegno del cammino stesso e cuore di quello comunitario. Credo che tutti siamo invitati ad aderire a questa proposta e a questa verità di fede.
In secondo luogo vorrei che ci domandassimo anche cosa la comunità pastorale ha da offrire alla città, alla comunità civile, a tutti. Rispondo a questa domanda soprattutto con l’omelia che terrò nella celebrazione solenne, con le autorità civili in forma più diffusa ma che anticipo anche a voi.
Anzitutto la comunità pastorale offre a moltissimi credenti lo spazio del ritrovo comune e della preghiera a Dio, il servizio alla Parola e alla mensa Eucaristica che, per molti, sono punto di riferimento, invito alla riflessione, punto di partenza per coltivare anche lo slaccio di apertura agli altri, in tutte le forme in cui ciò è possibile.
Offriamo la condivisione umana di molti cammini e di molte occasioni della vita, soprattutto legate al nascere, al morire, alla dimensione di festa che tutti sperimentiamo in alcuni momenti particolari dell’esistenza (sacramenti, matrimonio…). Tra questi menzionerei anche la cura degli anziani e dei malati a domicilio, come pure presso la RSA Sant’Andrea, dove svolgiamo regolare servizio religioso e di umana vicinanza;
Offriamo a questa città un servizio di pastorale giovanile che, in alcuni momenti, è davvero un servizio alle famiglie.
Offriamo in servizio di Carità che si esprime soprattutto attraverso la Caritas e il Cav ma che è presente anche in altre associazioni e movimenti ecclesiali, perché nessuno si senta solo e il povero si senta accolto.
Offriamo un servizio culturale che si esprime attraverso le realtà teatrali dell’Auditorio, svolte in collaborazione con l’amministrazione comunale, che prosegue nelle attività del cineforum e nei concerti ospitati nelle nostre chiese, nonché con le diverse proposte di mostre o formazione curate in primis dalla stessa comunità.
Abbiamo offerto il costituirsi della unica società sportiva che offre la possibilità di una formazione non solo tecnica, ma educativa che prosegue le altre attività dell’oratorio e le integra.
Offriamo anche il sito con articoli settimanali per imparare a pensare. Novità dell’anno! È uno strumento aperto a tutti, una piazza mediatica che può essere punto di riferimento aperto perché i problemi complessi della società e del tempo presente, possano avere una luce in più alla quale alimentarsi.
Ecco alcuni segni per i quali vorrei che ringraziassimo il Signore e che vorrei continuassimo a vivere insieme, per dire a tutti la bellezza e la ricchezza dell’essere un’unica comunità di credenti che, nella storia, cerca di ridire il suo sì a Cristo!