Settimana della 6° domenica dopo il martirio – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Questa settimana non ci vedrà intenti a particolari celebrazioni di santi e segnerà anche la chiusura di questa seconda sezione del tempo dopo Pentecoste. Domenica, infatti, celebreremo la festa del Duomo che darà il via alla terza ed ultima sezione. Leggeremo nel Vangelo la predicazione escatologica di Gesù, discorso che ci impegna sempre non poco.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 1Tm 1, 12-17
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
SALMO Sal 138 (139)
La tua mano è su di me, o Signore.
Intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile. R
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia. R
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno. R
VANGELO Lc 21, 5-9
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Vangelo
Partiamo proprio dal Vangelo. Gesù sta parlando a gente molto affezionata al tempio, esattamente come noi possiamo essere affezionati alle nostre chiese. Gesù ricorda che, sebbene sia comprensibile questa affezione, il credente non mira ai luoghi, ma è sempre in cerca di quell’incontro con Dio che si perfezionerà nei tempi ultimi. È proprio ricordando i tempi ultimi che il credente, in ogni tempo, in ogni situazione, cerca di comprendere come prepararsi a quell’incontro, mirando più a tenere pronta la sua anima che non a custodire grandi opere, anche se preziose, anche se frutto della fede dei padri. Gesù, ricordando queste cose, non intende mettere nessuno in allarme, tantomeno suscitare quella corsa a “indovinare” quando sarà la fine dei tempi. Piuttosto intende suscitare quella dimensione di fede che fa rimanere sempre in attenta ed operosa vigilanza. È questo quello che il Signore si augura di trovare in ciascun uomo di fede.
Timoteo
Questa fede è il cuore del cammino di San Paolo. Più volte l’apostolo torna, nelle sue lettere, a parlare del proprio itinerario interiore, della propria fede. Paolo non smette mai di dire che è stato proprio l’incontro con il Signore a mutare nel profondo la propria esistenza, così che lui, il grande persecutore, diventa il grande apostolo delle genti e il grande predicatore. Paolo sa bene che tutto questo è stato reso possibile dalla grazia di Dio. In forza di questa fede Paolo attesta di essere tra coloro che attendono l’incontro con Dio, non pensando più al proprio passato, ma proteso verso quel futuro di grazia che è capace di illuminare anche tutte le piccolezze e le mancanze della vita. San Paolo sa bene che il Signore è misericordia eterna e perdono eterno. Per questo non guarda più alle cose del passato, ma solamente a quelle che lo attendono. È così che l’apostolo invita tutti ad una reale e profonda comunione con Dio, comunione che diventa sorgente di speranza, di fortezza e di consolazione. Tutti, infatti, sappiamo che nell’incontro con il “giusto giudice” avrà la meglio la misericordia. Paolo con forza, ricorda che questa è la parola che è degna di essere ascoltata! È questa, infatti, l’unica parola capace di donare salvezza e pace.
Provocazioni di fede per il cammino
Proviamo a pensare a noi. Credo che il nostro tempo non sia molto diverso da tutti i tempi. Quando si parla di giudizio, di incontro con Dio, di fine del mondo, non si accende tanto il desiderio della visione del volto di Dio, quanto una sorta di gara per indovinare quando si verificheranno tutte queste cose. Credo che questo sia davvero molto comune, ma anche il modo per fare esattamente il contrario di quello che Cristo ci ha indicato. Non la curiosità su come saranno le cose, non l’individuazione di un tempo, non il sapere la concretezza delle cose salva! Salva l’attesa, il desiderio dell’incontro con Dio, la forza che nasce dalla speranza di un incontro con la sua misericordia. Queste sono le realtà spirituali che il Signore si augura di trovare in ciascuno di noi. La meditazione di oggi ci fa dunque chiedere quanto siamo in grado di suscitare dentro di noi tutte queste dinamiche e tutte queste attese. Abbiamo appena celebrato la festa della Madonna del Rosario, abbiamo voluto riflettere sulla nostra identità ecclesiale in questo quindicesimo anno di fondazione della comunità. Proviamo a chiederci quanto siamo davvero pronti per fermarci a considerare che l’esito della vita cristiana e di tutto quello che facciamo, è l’incontro con Dio. Proviamo a metterci anche nella prospettiva di chi sa che, per quanto bene si agisca, tutto ciò che viene creato per la vita della Chiesa sarà destinato a finire! Occorre davvero una grande libertà di azione e una speranza che diventa certezza, se si vuole andare avanti nel cammino. Siamo dunque pronti per questo?
Invito alla preghiera
- Verifichiamo se la prospettiva dell’incontro con Dio è quella nella quale collochiamo tutte le realtà della nostra esistenza.
- Preghiamo perché sia la luce della vita eterna ad illuminare le scelte della vita spirituale, ma anche quelle ecclesiali.
- Chiediamo a Maria di continuare a farci vivere un cammino di reale attesa dell’incontro con Dio.