Domenica 22 ottobre 2023

1 dopo la Dedicazione – il mandato missionario

Per introdurci

Oggi viviamo la domenica missionaria. Molti, subito, corrono con il pensiero a qualche amico missionario, oppure ai missionari che la comunità ha generato e che ora sono in diverse parti del mondo a compiere opere di bene. Anche noi lo facciamo e ricordiamo Suor Daria, suor Adele, padre Mario, padre Berra e don Tommaso, tutti missionari originari o che hanno dedicato una loro prima missione tra noi. E’ l’affetto che ci guida e certamente non siamo inoperosi, ma anche noi compiamo quelle opere di amore che nascono dal vivo desiderio di sostenere le loro opere. Ma se leggiamo bene la Parola di Dio, capiamo che non è l’immediato operare quello a cui siamo chiamati, bensì una riflessione più generale sulla missione che è di tutti e non solo di chi ha una chiamata particolare rispondente ad una vocazione.

La Parola di Dio 

LETTURA At 10, 34-48a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.

SALMO Sal 95 (96)

Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R

Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA 1Cor 1, 17b-24
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, Cristo mi ha mandato ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: «Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti». Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.

VANGELO Lc 24, 44-49a
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso».

Vangelo

Partiamo dal Vangelo: è lo scenario finale del Vangelo, siamo nei giorni dell’ascensione, ovvero nei giorni che segnano la fine della presenza fisica del Signore sulla terra. Si apre il tempo della chiesa, il tempo degli uomini. È agli apostoli precisamente che il Signore dice: “andate, mi siete testimoni, mando Colui che il Padre mio ha promesso”.  Il discepolo ha la consapevolezza di essere mandato dal Signore, ha la certezza di non essere da solo, perché è lo Spirito di Dio che lo accompagna. Cosa deve fare il discepolo? Non immediatamente opere, perché il suo primo compito è quello di dire ciò che Gesù ha detto e cioè: “bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi”, e cioè che “il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati ai popoli la conversione e il perdono dei peccati”. Il cristiano che è missionario in forza del suo battesimo fa questo: annuncia la passione del Signore a tutti, perché trova nella Croce di Cristo il criterio interpretativo di ogni realtà che, nel mondo, capita.

Atti

Così San Pietro, che predica con sicurezza a tutti e dice: “Essi lo uccisero, appendendolo alla Croce, ma Dio lo ha risuscitato dai morti al terzo giorno”. Sono parole che abbiamo nell’orecchio e che abbiamo anche nel cuore e che si sembrano del tutto ovvie, forse anche quasi scontate. Duemila anni di storia cristiana, forse, producono in noi questo senso di assuefazione, questo senso di assoluta tranquillità di fronte ad una predicazione che, al contrario, dovrebbe essere del tutto sconvolgente.

Epistola

Come ci è narrato nell’Epistola, uno dei cuori fondamentali della teologia di Paolo e della lettera ai Corinti. Paolo predica la “stoltezza della Croce”. Propriamente egli predica la sofferenza, la morte e la risurrezione, come ci ha detto il vangelo; il risultato non è certo incoraggiante. “i Giudei chiedono segni”, ci diceva poco sotto l’apostolo, ricordando che i Giudei non vedono nel segno della Croce un segno di salvezza. Era la mentalità giudaica: è assolutamente impossibile che un figlio di Dio venga trattato come un malfattore, un reietto. Poiché le scritture non parlano della Croce, per i Giudei era assolutamente impossibile che la crocifissione di Cristo fosse simbolo di salvezza. I Giudei, che si rifanno ai padri, non trovano nessun segno uguale a quello di Cristo citato come segno di salvezza e, quindi, lo rifiutano. La Croce, per i Giudei, diventa “scandalo”, cioè pietra di inciampo, concetto con il quale è meglio non confrontarsi, realtà terribile che gli uomini hanno introdotto contro i loro simili della quale è meglio non parlare. Al contrario “i greci cercano la sapienza”, ovvero la purezza del pensiero. Quando Paolo annuncia la morte di Cristo e la sua risurrezione, viene preso come un ciarlatano, lo allontanano dai loro contesti, non hanno intenzione di ascoltare uno che insegna la vita dopo la morte in nome di Cristo. Per un greco questo annuncio è insipienza, cioè mancanza di sale dell’intelligenza, perché tutto finisce con la morte. Manca del tutto quella che per noi è la virtù della speranza. Il missionario Paolo non si dà per vinto ed annuncia “Cristo, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani”, cioè punto di riferimento per tutti. Soprattutto punto di riferimento vivo, “potenza di Dio e sapienza di Dio”, cioè presenza del suo amore. Nelle prime comunità cristiane è sentito come un grande peso l’esperienza della sconfitta – sono tutte comunità piccole, povere, senza mezzi, spesso perseguitate – e, per questo, Paolo annuncia che la Croce di Cristo è lì per questo, per comunicare tutta l’esperienza dell’amore di Dio. L’esperienza della Croce è esperienza che annuncia il perdono, la fine della sofferenza che è sempre preziosa agli occhi di Dio, e, soprattutto, la necessità di avere un modo per giudicare la storia e quello che in essa avviene che è diverso da quel criterio che, per lo più, gli uomini hanno. Paolo annuncia sia ai Giudei che ai Greci che Dio non solo si è fatto uomo per amore, ha preso la carne degli uomini per amore, ma ha accettato l’umiliazione della sofferenza e della morte per portare la vita degli uomini presso Dio con la sua risurrezione. È questa la stoltezza della Croce che diventa modo per interpretare la storia. Il crocifisso svela sempre la debolezza dell’uomo e il male in cui è immerso, ed annuncia la potenza di Dio che salva rispetto ad ogni possibile esperienza di male. L’apostolo annuncia queste realtà perché anch’egli si trova immerso nel dolore, nella persecuzione, nella difficoltà di ogni genere ma, in tutto questo, sente che la sua fede diventa criterio sufficiente per andare avanti ogni giorno, conformandosi sempre più al Signore in tutto, e annunciando che la Croce è il cuore di ogni annuncio missionario perché segna il trionfo dell’amore su ogni realtà della storia degli uomini. Una predicazione molto difficile quella di San Paolo e certamente lontana da quel concetto di missione che anche noi ci siamo fatti.

Per il nostro cammino

È molto opportuno e provvidenziale che noi leggiamo queste pagine in questi giorni che sono giorni, se siete attenti, molto difficili. Se non ci siamo assuefatti, come purtroppo molti, alle immagini e alle parole di guerra, alle immagini e alle parole sulla povertà, alle notizie che ci riportano i 1000 volti sempre nuovi del mistero del male, saremo tra coloro che si domandano: cosa sta accadendo? Cosa ci sta dicendo il Signore con questi segni della storia? Come dobbiamo stare nella storia? La risposta è proprio quella che viene dalle letture che abbiamo ascoltato. Noi stiamo nella storia proponendo la Croce di Cristo che è scandalo, ovvero pietra di inciampo per chi ritiene che il farsi uomo di Cristo sia inesistente, impossibile o privo di significato. Così come annunciamo la potenza della Croce a chi vive solo di intelligenza, a chi vorrebbe solo cercare di vivere immerso nella ricerca di una perfezione che nasce dalla capacità dell’uomo di progredire nel progresso, nella scienza, nella tecnica. Il cristiano è missionario perché, in un mondo così, ricorda e annuncia che la Croce del Signore è l’unica realtà alla quale conviene affidarsi. Intanto perché la Croce ci ricorda che la vita dell’uomo è necessariamente incontro con il male, con il fallimento, con la paura, con tutti i modi possibili nei quali può emergere la fragilità dell’uomo. Questa verità è vera per tutti e anche per noi. siamo noi che siamo invitati a ricordarci di questa verità e a dire a noi stessi, ogni volta che c’è qualche cosa che ci riporta il tema del dolore, della sofferenza, dell’insignificanza, della persecuzione, che in quel momento si sta vivendo qualcosa della Croce di Cristo. È a noi per primi che serve questo annuncio missionario, a noi che, talvolta, abbiamo fatto della fede una sorta di assicurazione e desidereremmo che al credente non capiti mai nulla di male. L’annuncio missionario di Paolo, degli apostoli, della Chiesa, ci dice tutt’altro. Queste esperienze sono umane e, quindi inevitabili. La fede dona una ragione per superarle e un sostegno per sostenerci in esse. Ecco il primo cuore di ogni annuncio missionario.

Il secondo annuncio missionario: Cristo è presente con il suo amore proprio dove c’è emergenza del male, proprio dove c’è un costante veder calpestati i diritti degli uomini, primo tra tutti il diritto alla vita, alla pace, alla convivenza serena. È proprio sulle macerie che gli uomini creano che si deve ergere la Croce di Cristo che ci ricorda che il cristiano ha un modo di pensare che diventa vicinanza, espressione di amore, solidarietà, aiuto forte e fraterno per tutti coloro che versano in condizioni difficili. L’annuncio missionario della Croce di Cristo diventa, poi, anche opera. Opera di bene e di pace, missione sempre urgente e richiamo a tutti i fedeli, proprio perché il cristiano annuncia questa stoltezza della Croce, questa debolezza di Cristo che diventa forza di amore, forza di risurrezione. Credo che questa parola ci faccia particolarmente bene e che ci provochi da vicino.

  • Davvero la mia fede non è pretesa che tutto vada bene ma aiuto perché io mi senta sempre sostenuto da Dio?
  • Davvero la mia fede è aiuto perché io veda questa forza di amore che agisce nel mondo e non disperi mai della potenza e della presenza di Cristo?

Cedo che siano queste le domande che dobbiamo portare nel cuore. E’ anche il segno bellissimo delle chiese strapiene di martedì scorso, giornata di digiuno e di preghiera, che ci dice che siamo in molti che cercano, con i loro limiti e le loro povertà, di vivere questo annuncio e di rimanere attaccati alla Croce di Cristo, specie nei momenti più difficili della vita.

Poi, certo, il ricordo affettuoso per i missionari, perché il loro agire lontano dalle nostre esperienze diventi occasione per vivere bene l’annuncio della Croce in ogni angolo della terra, perché ogni uomo ha bisogno di esso. Anche quando è ritenuto una pietra di inciampo, uno scandalo, anche dove non è accettato perché tutti cercano la sapienza.

2023-10-20T11:03:02+02:00