Domenica 19 novembre 2023

2 domenica di Avvento: i figli del Regno

Per introdurci

  • Abbiamo trovato modo di iniziare a riflettere sull’identità del cristiano?
  • Abbiamo fatta nostra l’identità del cristiano che attende il ritorno del Signore, come ci eravamo proposti la scorsa domenica?

Sul tema dell’identità del cristiano che è colui che attende, ecco il secondo tema, la seconda specificazione che possiamo trarre dalle scritture: l’identità del cristiano è di essere uomo della sobrietà.

Marana Thà! Vieni Signore Gesù!

Così, subito, senza troppi giri di parole, anche in questa seconda domenica e, poi, nella seconda settimana di Avvento vogliamo imparare a dire: marana thà! Vieni Signore Gesù e insegnaci ad essere sobri e a scegliere la sobrietà come stile di vita.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 51, 7-12a
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l’insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni; poiché le tarme li roderanno come una veste e la tignola li roderà come lana, ma la mia giustizia durerà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione. Svégliati, svégliati, rivèstiti di forza, o braccio del Signore. Svégliati come nei giorni antichi, come tra le generazioni passate. Non sei tu che hai fatto a pezzi Raab, che hai trafitto il drago? Non sei tu che hai prosciugato il mare, le acque del grande abisso, e hai fatto delle profondità del mare una strada, perché vi passassero i redenti? Ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con esultanza; felicità perenne sarà sul loro capo, giubilo e felicità li seguiranno, svaniranno afflizioni e sospiri. Io, io sono il vostro consolatore».

SALMO Sal 47 (48)

Il tuo nome, o Dio, si estende ai confini della terra.

Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra. R

Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato. R

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R

O Dio, meditiamo il tuo amore dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra. R

Circondate Sion, giratele intorno.
Osservate le sue mura,
passate in rassegna le sue fortezze,
per narrare alla generazione futura:
questo è Dio, il nostro Dio in eterno e per sempre. R

EPISTOLA Rm 15, 15-21
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, su alcuni punti, vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma, come sta scritto: «Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno, e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno».

VANGELO Mt 3, 1-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Vangelo

A suggerirci questa riflessione sul secondo tratto distintivo del cristiano che attende il ritorno del Signore è soprattutto la figura di Giovanni il Battista. Egli ha uno stile di vita sobrio: “vive nel deserto”, lui che, figlio di sacerdote, avrebbe potuto avere dimora nella sua città natale, Ain Karim o a Gerusalemme. Sceglie di vestire “peli di cammello”, lui che avrebbe avuto diritto alla veste sacerdotale, alle frange sul mantello, ai filatteri; sceglie di mangiare “miele selvatico e cavallette”, lui che avrebbe avuto diritto ad avere la decima dei sacrifici offerti e, quindi cibo a sufficienza. Giovanni si presenta con i segni di una sobrietà esteriore scelta nella convinzione della venuta del Messia.

Ma ben altra è la sobrietà di cui ci parla Giovanni: non è quella esteriore del luogo in cui vive, delle vesti o del cibo. Giovanni vive questi segni esteriori come segno della sobrietà del suo cuore che attende e, per questo, modifica il proprio modo di vedere le cose, di pensare, di giudicare, di parlare, di agire. Ad essere sobrio è il cuore di Giovanni che, poiché cuore vigilante sceglie segni di sobrietà per ricordare prima di tutto a sé stesso il perché di quel suo dimorare nel deserto, di quel suo attendere. Egli è uomo della Parola, uomo che sia voce di Dio, uomo che è chiamato a vigilare su sé stesso e, per questo, cambia modi di pensare e di vivere.

Per questo Giovanni richiama poi altri ad uno stile di vita sobrio, ma non fine a sé stesso. La sobrietà, per Giovanni, nasce dalla conversione. Quando un uomo si riconosce peccatore e decide di cambiare stile di vita, allora può nascere il pensiero di una vita sobria, una vita dove le rinunce non vengono scelte come atto fine a sé stesso, ma come compagne di viaggio per dire di un cambiamento interiore. Giovanni ha in mente e soprattutto nel cuore che il Verbo si fa carne, ha in mente che il Messia verrà a condividere il suo tempo e la sua vita e, per questo, comprendendo che Egli si fa piccolo, sceglie la via della sobrietà. Intuendo la venuta del Messia nella carne mortale, decide di avere uno stile di vita sobrio per rispetto a Colui che ricco di ogni cosa si fa povero, Colui che, forte della sua divinità, sceglie la povertà dell’umanità. La sobrietà, in Giovanni, non è volontaristica, ma spirituale. Poiché sa riconoscere l’avvento del Messia, offre segni di sobrietà che testimonino la sua attesa, il suo senso di vita, il suo essere tutto proteso ad incontrare, a riconoscere, ad amare quel Messia che verrà. La sobrietà di Giovanni dice il senso di precarietà della vita umana che Giovanni vuole condividere con gli uomini del suo tempo, dice il suo voler governare il corpo per non lasciare che lo spirito si addormenti e si appesantisca, richiama che la sobrietà si fa compagna di altre virtù che portano il cuore a dilatarsi nel mistero di Dio, colmando l’attesa. Il Vangelo ci dice che, in Giovanni, dall’identità di essere uomo che attende, discende l’identità di uomo sobrio. Così come deve essere per noi.

Isaia

Come aveva intuito e come aveva vissuto anche il profeta Isaia che ci dona di riflettere su un altro aspetto della sobrietà. Quando uno sceglie la sobrietà come logica che nasce dalla fede, viene deriso, viene scherzato dagli altri uomini che, non avendo fede, non possono comprendere quel gesto del giusto che attende. Per questo il profeta invitava tutti i giusti del suo tempo a vigilare, a non temere, a sopportare lo scherno degli stolti, ricordando caso mai, con la propria sobrietà, lo stile di vita di vigilanza che è e deve essere raccomandato a tutti.

Questo stile di vita diventa anche un modo per intercedere presso Dio, quasi gridando a Colui che ha fatto grandi cose nel tempo passato e che sembra dimenticarsi del presente. Il profeta non ha paura di dire a Dio che i benefici concessi al suo popolo nel passato erano maggiori di quelli che lui poteva vedere. Forte di uno stile di vita di chi vuole piacere a Dio, il profeta sollecita l’intervento di Dio nella storia, perché altri vedano, altri crescano nella fede, altri comprendano la vicinanza di Dio ad ogni uomo, altri scelgano la medesima sobrietà di vita come modalità concreta per avvicinarsi a Dio. Bellissima la professione di fede che il profeta mette sulla bocca di Dio: “io sono il vostro consolatore”. Se l’identità dell’uomo è quella di attendere vigilando, se l’identità dell’uomo è quella di essere sobrio nei giorni dell’attesa, l’identità di Dio è quella di essere il consolatore del suo popolo. Dio consola tutti, ma di questa consolazione possono essere consci e possono scoprirla solo le persone che scelgono la sobrietà come stile di vita.

Epistola

È così che si diventa “offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo”. San Paolo comprende che quello che Dio vuole non sono le cose, mai cuori. Non vuole offerte di realtà umane, ma vuole che ogni uomo sappia offrire il suo cuore a Lui. Giovanni il battista ha fatto questo. Invece di essere un tranquillo sacerdote del tempio che offriva vittime sacrificali a Dio sull’altare del tempio di Gerusalemme, o invece di essere un ancora più tranquillo sacerdote di provincia, ha offerto sé stesso a Dio, ha offerto il proprio cuore; la sobrietà di vita scelta, il nascondimento cercato, il silenzio abbracciato, hanno fatto di lui un’offerta vivente. Giovanni non ha offerto cose, preghiere o altre realtà. Ha offerto sé stesso. Ha fatto del suo cuore il luogo di accoglienza del Messia. Ha fatto della sua anima la casa di Dio, la sobrietà di Giovanni testimonia questo. Paolo ne diventa imitatore e, al tempo stesso, propone ad altri di essere imitatori di questo stile di vita. Giovanni ha dato l’esempio, Paolo lo incarna perché sia di tutti.

Per il nostro cammino

  • Qual è, allora, la mia identità di cristiano sobrio?
  • Come posso fare mio questo insegnamento della Parola?

Credo che tutti abbiamo un problema: quello di avvertire il richiamo alla sobrietà come il richiamo ad una rinuncia, ad un fioretto che è ben giusto vivere e presentare nei tempi “forti”, di preparazione alle grandi feste cristiane. Credo che sia una tentazione per più di uno di noi, quella di dire: faccio una rinuncia, così poi mi sento a posto. Una cosa è il fioretto, una cosa è la rinuncia, ma altra cosa è la sobrietà assunta come stile di vita. Se siamo cristiani che attendono il ritorno del Signore, noi siamo chiamati a questo e non tanto a fare quelle piccole rinunce che, normalmente, chiamiamo fioretto. Il fioretto è una scelta momentanea, forse, addirittura di una singola volta. La sobrietà è qualcosa di stabile, di radicato, qualcosa che appartiene alla persona, qualcosa che non dice un atto della volontà, ma dice di una identità. Come Giovanni, poiché anche noi attendiamo l’avvento ultimo del Messia, poiché ci sentiamo pellegrini del tempo, poiché avvertiamo la fragilità della nostra condizione, vigiliamo su noi stessi e cerchiamo di essere sobri per dire a tutti che questo è lo stile di vita con il quale vogliamo vivere, affrontare la realtà, essere partecipi della condizione di pellegrini verso l’eternità di cui già abbiamo parlato la scorsa domenica.

Forse dobbiamo seguire la via di Giovanni, forse dobbiamo rendere più sobrio il nostro modo di vestire, il nostro modo di mangiare, il nostro modo di stare con gli altri, la nostra abitazione. Oppure dobbiamo renderci sobri nell’uso del tempo, nell’utilizzo degli strumenti che la tecnica pone nelle nostre mani. Forse, e sarà la cosa più difficile, dobbiamo educare il nostro desiderio, così che non ci accada di essere succubi di una mentalità che è ben giusto che l’uomo viva, ma che è altrettanto giusto, per un cristiano, per un credente, non accettare.

Diciamo quindi al Signore, con profonda fede e convinzione:

marana thà! Vieni Signore Gesù e insegnaci ad essere sobri.

marana thà! Vieni Signore Gesù e ricordaci che la sobrietà è una virtù che si addice a colui che attende.

marana thà! Vieni Signore Gesù e insegnaci non a fare fioretti, non a forzare la nostra volontà, ma a scegliere, liberamente, di crescere nel dominio di noi stessi.

marana thà! Vieni Signore Gesù e donaci di camminare nella fede non temendo lo scherno di altri.

marana thà! Vieni Signore Gesù e insegnaci ad offrirti i nostri cuori, non solo per questo avvento, ma per sempre.

marana thà! Vieni Signore Gesù, facci essere uomini che attendono il tuo ritorno e che, per questo, vigilano e si mantengono sobri.

Provocazioni dalla Parola

  • Vivo la sobrietà?
  • Cosa devo fare per cambiare il mio stile di vita e diventare sobrio?
  • Quale proponimento per la 2° settimana di avvento?
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