Domenica 04 febbraio 2024

Penultima domenica dopo l’Epifania 

Per introdurci

Se stiamo all’immagine evangelica:

  • Che posto occuperemmo noi nella casa di Simone?
  • Quale posizione prendiamo di fronte a quella manifestazione di clemenza di Dio che è la S. Eucarestia?

Credo che potrebbe essere questo un possibile approccio alle molte dinamiche che consideriamo in questa celebrazione mentre portiamo a compimento le sante giornate eucaristiche e celebriamo la festa di San Giulio.

La Parola di Dio 

LETTURA Os 6, 1-6
Lettura del profeta Osea

Così dice il Signore Dio: «Voi dite: “Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra”. Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti».

SALMO Sal 50 (51) 

Tu gradisci, o Dio, gli umili di cuore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R

Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocausti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto
tu, o Dio, non disprezzi. R

Nella tua bontà fa’ grazia a Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici legittimi,
l’olocausto e l’intera oblazione. R

EPISTOLA Gal 2, 19 – 3, 7
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano. O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede? Come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede.

VANGELO Lc 7, 36-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Vangelo

Immergiamoci anzitutto nel Vangelo. Siamo in casa di un fariseo, un uomo per bene, un uomo che ha una sua fede, un uomo che è anche in vista, un uomo che è benestante, tanto da permettersi di poter invitare Gesù con i discepoli. Un uomo che conosce bene la legge di Mosè, dovremmo dire le regole della fede che tutti i pii ebrei osservano. Ecco che, quando entra in casa di Simone una donna non del medesimo rango e, soprattutto, non di fede, quest’uomo rimane stupito che Gesù si lasci toccare da lei. Nessun maestro si lascia toccare da una donna. Tanto meno da una che è “peccatrice”, ovvero una prostituta, come è ben risaputo in loco. Motivo per Simone, per mettersi in atteggiamento di assoluta tranquillità. Poiché Gesù non rispetta le regole della fede non è un vero maestro; poiché non sa chi sia quella donna non è un profeta; poiché accetta i suoi doni semplici, umili e persino criticabili, non è nemmeno il Messia, che rifiuterebbe quelle smancerie da donna provocatrice e dal falso pianto.

È proprio in questa tranquillità interiore che il Signore Gesù raggiunge quest’uomo per portarlo alla medesima meta della donna. La piccola parabola che Gesù racconta vuol far comprendere a Simone che è tutto come lui pensa. Quella donna è realmente una peccatrice, è realmente una che ha bisogno il perdono di Dio, perché molto lontana, con i suoi atti, dal Signore, eppure così vicina a Dio con il suo cuore, a differenza di lui, così vicino a Dio con i suoi atti e con le sue parole, persino con la sua generosità e con quell’invito a pranzo, eppure così lontano con il cuore, pronto al giudizio, pronto all’osservanza delle sole apparenze, pronto alla critica.

Così, in realtà, il Signore Gesù insegna che tutti e due hanno bisogno della medesima cosa: la misericordia di Dio, il suo perdono, la sua clemenza. Realtà che il Signore è disposto a dare ad entrambi in modi diversi: lasciando che la peccatrice lo tocchi e offra a lui il suo attestato di amore e lasciando che l’uomo lo inviti nella sua casa, secondo quanto può fare. I gesti proposti e l’ascolto offerto diventano il paradigma della manifestazione della misericordia di Dio, unico effetto per entrambe le vite così profondamente diverse. Il Signore, a tutti, insegna che si può stare davanti a Lui a diverso titolo, ma tutti resi simili da quel necessario bisogno di clemenza che ogni vita, di fronte a Dio, merita.

Epistola

Così come la trasformazione della fede opera sia nella donna che nel fariseo, avviene in San Paolo. Anche lui fariseo, anche lui uomo di fede, anche lui esperto delle regole della vita di fede, si lascia profondamente mutare il cuore e, grazie alla sua conversione, capisce che di una sola cosa c’è bisogno: lasciare che Cristo dimori nel cuore. Così Paolo, raggiunto dalla misericordia, dalla clemenza di Dio, capisce che tocca anche a lui manifestare la medesima clemenza verso le altre persone, lasciando che non sia più il suo modo di ragionare a prevalere, ma il nuovo modo insegnato da Cristo. Questo è ciò che conta. Paolo, radicalmente trasformato dall’incontro con il Signore Gesù e sostenuto dall’Eucarestia che si celebra nelle sue comunità, può davvero dire: “è ora Cristo che vive in me!”, attestando così che quando l’amore di Dio trova posto nel cuore dell’uomo, cambia completamente il modo di pensare, di vivere, di ragionare, di impostare la vita, di fare ogni cosa. Di qui la domanda che rivolge ai Galati: chi ha vissuto la medesima trasformazione, può tornare indietro? Chi ha vissuto qualche manifestazione delle clemenza di Dio che ha cambiato il suo cuore, può poi tornare sui suoi passi? La provocazione è fortissima.. chi vive secondo l’amore di Cristo sperimentato, non può far altro che arrendersi al medesimo amore e vivere secondo il medesimo criterio. Tutto il resto sarebbe un rinnegare Cristo.

Osea

Le due scritture insieme ci permettono di capire anche meglio la prima lettura, il profeta Osea. “Venite, ritorniamo al Signore: egli ci guarirà”. Sono parole bellissime, perché il profeta invita ad andare oltre le cose che possono capitare nella vita per credere, con forza sempre maggiore, nella clemenza di Dio. Egli che fa ogni cosa, come permetterà che l’uomo si possa perdere? Egli che è clemenza sconfinata e senza fine, come potrà permettere che si perda l’uomo che cerca il suo aiuto proprio a partire dal suo perdono? Il Signore sa benissimo ciò che il profeta diceva per Israele ma che, in realtà, vale per ogni uomo. L’amore per Dio che l’uomo manifesta nell’atto di fede, è sempre imperfetto, è sempre limitato. È simile alla rugiada che al mattino presto è nei campi, ma che, al primo levar del sole, svanisce. Come dire: l’intento dell’uomo è quello di amare Dio, ma questo intento dura poco, si arena facilmente, si scontra con le difficoltà della vita. Di qui, però, la sintesi fortissima del profeta. Dio dice a tutti: “voglio l’amore non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti”, sintesi che attesta che Dio guarda ad ogni atto di amore che un uomo è capace di esprimere, non all’osservanza banale di regole che sono solo frutto di percorsi che l’uomo è in grado di creare. Senza disprezzo per esse, Gesù afferma che essere ligi alle regole non basta per salvare l’anima. Occorre l’amore.

Per noi e per il nostro cammino

Ecco perché ora, dopo aver ripercorso le scritture, possiamo tornare alla provocazione iniziale. Cos’è per noi la fede? Cos’è per noi l’Eucarestia? Noi come stiamo, simbolicamente, nella casa di Simone?

Perché vedete, noi potremmo essere qui a celebrare la Messa con l’animo del fariseo, l’animo di chi dice: ci sono delle regole che bisogna osservare e chi le rispetta tutte è salvo, chi non le rispetta è fuori dalla Chiesa. Potremmo essere qui a criticare, anche solo nel nostro cuore, questa o quest’altra persona, magari proprio per la presenza a Messa. Potremmo essere qui anche noi a ritenerci ben degni di vivere questo Sacramento e di avere, in fondo, una certa capacità di meritarci questa presenza del Signore, perché, tutto sommato, siamo bravi! Ecco, chi pensa in questo modo, è un po’ come Simone il Fariseo. Un uomo, una donna che pensa che la fede consista semplicemente nell’essere ligi alle regole. Il resto non serve! Oppure potremmo essere qui come la peccatrice, ovvero riconoscendo che, nella vita, non è che siamo stati capaci di fare chissà che cosa e, per questo, abbiamo proprio bisogno della presenza di Dio, anzi, potremmo essere qui anche come grandi peccatori, ma se siamo persuasi che la clemenza di Dio c’è, non c’è nulla da temere: occorre solo offrire qualche segno del nostro amore. Che si trasforma, come i gesti di accoglienza e di amore della donna, in atto di fede.

  • Noi a chi assomigliamo?

Vorrei che sostassimo, poi, sul tema delle regole, sul tema delle condizioni di vita che permettono, poi, di ricevere l’Eucarestia. È chiaro che siamo tutti in un tempo di incertezza, per cui capisco e avverto la posizione di chi dice: non ci sono più certezze, sembra che vada bene tutto, non si sa più cosa fare, non si sa nemmeno più quando si può far la comunione e quando no.

Non è così! Certo che le regole ci sono e sono sempre le stesse, sono quelle che abbiamo imparato fin dal catechismo e che non sono mai cambiate. Piuttosto muta il modo con cui noi ci approcciamo alle regole. Soprattutto, come spesso il Papa ci invita a fare, dovremmo porci la domanda: bastano le regole per dire che si sta vivendo un cammino di fede? Besta l’osservanza delle regole per sentirsi a posto? Basta questo? La risposta è no! No se non c’è amore non si capiscono le regole. Se non c’è amore non si possono nemmeno osservare le regole. Quando c’è l’amore tutto diventa possibile e diventa giusta anche l’osservanza delle regole della fede. Se c’è amore per Dio, diventa un atto stesso di amore l’offerta del proprio comportamento, l’offerta del proprio modo di vivere come conformità alle regole della Chiesa. Ma se manca l’amore per Dio, le regole diventeranno incomprensibili! Anzi, diventeranno catena che spinge ancor più lontano dalla fede. Noi tutti abbiamo bisogno di avvicinarci alla fede, per capire anche le sue regole e le sue decisioni.

Questo può avvenire quando noi celebriamo rettamente l’Eucarestia. Quando noi veniamo a Messa, quando noi non solo tocchiamo ma riceviamo in noi il corpo del Signore, dovremmo tutti sentirci chiamati a questa verità, dovremmo tutti sentirci chiamati alla conoscenza di quell’amore che, poi, rende possibile ogni cosa. Davvero con San Paolo, dopo aver fatto la S. Comunione, dovremmo tutti dire: “non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me!”. Ovvero dovremmo dire l’amore di Dio mi ha talmente raggiunto, che io ho cambiato seriamente il mio modo di vivere, di pensare, di programmarmi la vita, di credere. Questo è il motivo per cui continuo ad insistere nell’invitarvi a Messa e a farvi carico di tutti quegli amici, parenti, conoscenti, che hanno sospeso la pratica dell’Eucarestia. Avere fede e avere amore significa anche prendersi cura del cammino di fede degli altri! Anzi, quando uno è ad un livello di fede profondo, capisce perché non può tacere ma si sente spinto a prendersi davvero cura della fede degli altri, in ogni modo possibile.

Tutto dipende dalla misura di amore che abbiamo dentro di noi!.

Un’ulteriore provocazione per tutti coloro che, pur venendo a Messa, non fanno la comunione! Credo che tutti dobbiamo sentirci invitati a vivere questo gesto e chi non fosse nelle condizioni e riceverla oggi, adesso, in questa celebrazione, dovrebbe domandarsi seriamente perché si trattiene da questo gesto, perché non torna al Sacramento della clemenza, che è la confessione, per poter poi avere libero accesso all’Eucarestia. Come pure invito chi fosse in una condizione poco chiara alla sua coscienza, di vivere un inteso discernimento proprio su questi temi. È così che si lascia lavorare l’amore di Dio in noi, è così che si partecipa al primato della grazia, è così che si diventa adulti nella fede.

2024-02-02T14:15:44+01:00