2 di Pasqua – in albis depositis
Per introdurci
Le domande. Sono le domande giuste ad aprirci i segreti della fede. Così vorrei proporre a voi qualche domanda in questa domenica dell’ottava di Pasqua che segna anche la fine della settimana in albis.
- Che cosa ha provato Tommaso mettendo il dito e la mano nel corpo del Signore?
- Che cosa pensava la gente di Pietro che iniziava a predicare e a compiere miracoli?
- Che cosa insegnava Paolo come cuore della sua predicazione?
- Che cosa dice tutto questo al nostro cammino?
Sono solo domande ma, credo, possono esserci utili per questa domenica in albis e per il nostro cammino di fede in generale.
La Parola di Dio
LETTURA At 4, 8-24a
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto. L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.
SALMO Sal 117 (118)
La pietra scartata dai costruttori
ora è pietra angolare.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre». R
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre. R
EPISTOLA Col 2, 8-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.
VANGELO Gv 20, 19-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Vangelo
Che cosa ha provato, dunque, Tommaso? Che cosa ha sentito quando metteva il dito nel segno dei chiodi? Che cosa ha provato quando affondava la mano nel costato del Signore?
Credo che, anzitutto, abbia sentito il contatto con la carne del Signore, con il suo corpo martoriato, con l’interno del corpo del Signore, una sensazione unica, mentre anche vedeva quelle carni martoriate e ora gloriose e quelle ferite che, pur nel corpo glorioso del Signore, rimanevano aperte.
Credo anche che abbia avvertito il calore del corpo del Signore, come ogni corpo. Mettendo il dito nel segno dei chiodi, mettendo la mano dentro il costato del Signore ha avvertito certamente il corpo caldo di Gesù.
Operazioni, queste, che implicano del coraggio. L’aveva detto, Tommaso, in assenza del Signore, forse così un po’ per dire, forse anche un po’ in segno di sfida ai discepoli che, prima di lui, avevano già visto il Signore risorto. Ma una cosa è fare affermazioni, altra cosa è compiere gesti. Tommaso ha avuto molto coraggio nel mettere la mano al posto dei chiodi e nel costato aperto del Signore, situazione, questa, che gli ha permesso di provare emozioni uniche. Credo che Tommaso abbia sentito un profondo senso di commozione nel compiere questi gesti e nel sentire dal vivo le ferite del corpo del Signore.
Ma al di là delle sensazioni, al di là delle emozioni che sono state in Tommaso, ciò che conta è ciò che ha detto. Sentendo la carne del Signore, avvertendo quelle emozioni uniche, Tommaso ha esclamato: “mio Signore e mio Dio!”. E’ una professione di fede. Tommaso ha detto apertamente che ora, di fronte a quelle carni aperte, di fronte ai segni che toccava con mano, il suo cuore era pronto per fare la sua professione di fede, per dire a tutti chi era il Cristo in cui credeva: era colui che aveva affrontato la passione, era colui che era risorto veramente dai morti. Una parola profondissima, un’esclamazione che dice tutta la fede di un uomo.
Credo che Tommaso, toccando il corpo del Signore sia stato anche profondamente commosso. Commosso dal Signore che ha mostrato, ancora una volta, di udire la voce degli uomini. Certamente, perché in quello che è successo a Tommaso è quello che si ripete ogni volta che noi parliamo con Dio.
Atti
Che cosa dice la gente di Pietro, dopo la risurrezione del Signore? che cosa dice la gente comune, quella che non aveva creduto nel Signore, quella che vaga per Gerusalemme, quella che frequenta il tempio? Che cosa dicono di lui anche coloro che intendono accusarlo e perseguirlo? Dicono una cosa semplice e bellissima: “era uno di quelli che era stato con Gesù”. Di fronte a Pietro che predica con semplicità di cuore, di fronte ai suoi gesti che ripetono alcuni miracoli del Signore, la gente, anche i suoi accusatori, anche le persone più lontane dalla fede, dicono solo questo: è uno di quelli che è stato con il Signore, è uno che ha partecipato alla sua opera, è uno che era in comunione con Lui. Quello che dice, quello che fa, ha questa origine. Magari la gente non capisce, non tutti riconoscono che il miracolo che compie è una cosa seria e vera, non tutti tendono ad ascoltare l’annuncio della risurrezione del Signore, ma tutti, proprio tutti, dicono questa verità: Pietro è stato con il Signore, dunque sa. È dalla comunione con il Signore che gli viene questa parola: come potrebbe altrimenti un pescatore di Galilea parlare in questo modo? È dalla comunione con Gesù che vengono questi gesti: come altrimenti spiegare il ritorno alla salute di uno storpio? La comunione con il Signore spiega tutto. Per chi crede diventa segno di fede, per chi non crede deve diventare, almeno, domanda, dubbio, possibilità di spiegazione.
Epistola
Cosa insegna Paolo come cuore del Vangelo? Insegna che il battezzato, colui che è entrato in comunione con Cristo grazie a questo Sacramento, non si lascia riempire la testa dalle parole di vuoti raggiri che lo portano lontano dalla sua fede. Il battezzato si mantiene in comunione con Cristo risorto perché vuole fermamente credere che la risurrezione del Signore è il principio anche della sua risurrezione. È per questo che il battezzato crede e rimane in comunione con la Chiesa della quale fa parte! È per questo che il battezzato continua ad ascoltare solamente la voce di Cristo, che è quella che porta alla salvezza. Il battezzato, il credente, non si lascia distogliere da questo messaggio centrale per la sua fede e porta nel cuore quelle Parole del Signore che lo introducono nella salvezza eterna. Il cristiano porta nel cuore questa domanda e porta nel cuore il messaggio di misericordia che Cristo ha portato nel mondo e, ogni volta che pensa al Crocifisso, ogni volta che vede il Crocifisso, sa che il suo peccato è lì, crocefisso con il Signore. Se è vero che è il peccato dell’uomo che crocifigge, in ogni tempo, il Signore, egli sa anche che il peccato è lì, inchiodato sulla Croce, già vinto in Cristo, perché la morte e la risurrezione di Cristo vincono ogni cosa, anche il peccato più terribile. Il cristiano sa la Croce di Cristo è “trionfo” della misericordia di Dio su ogni cosa. Così che tutto il male sia privato di potenza: se uno si affida alla Croce di Cristo sa vincere qualsiasi forma di male lo affligga. Il male rimane solo dove non ci si affida alla Croce del Signore e dove non si rinasce a vita nuova con Lui.
Per noi e per il nostro cammino
Che cosa dice tutto questo a noi? cosa dicono queste domande a noi? io credo che ci aiutino ad entrare più profondamente in comunione con il mistero della Pasqua e con quanto siamo chiamati a vivere e a fare, oggi, per il nostro cammino.
Noi dobbiamo partire dalla consapevolezza di San Tommaso d’Aquino, che ha scritto per noi, in un canto unico, mirabile, profondissimo, che è il “Pange lingua”: “plagas sicut Thomas non intueor”, cioè a noi non è dato di fare la stessa esperienza fisica di Tommaso, noi non possiamo mettere le mani nel corpo del Signore, eppure, se ci pensate, anche noi tocchiamo il corpo di Cristo. Ogni volta che riceviamo la comunione, noi teniamo tra le mani il suo corpo. Un po’ come Tommaso, un po’ come Maria. Ed è proprio in questo momento che anche noi dovremmo esultare di gioia, rimanere stupiti come Tommaso. Anche a noi, nella nostra piccolezza, è dato di tenere tra le mani e di ricevere addirittura dentro di noi il corpo del Signore. anche noi dovremmo dire con fede: “mio Signore e mio Dio!”.
Facendo questa esperienza anche noi dovremmo continuare quello sguardo sul crocifisso che abbiamo cercato di avere in quaresima. Ma, mentre in quaresima, contemplando la Croce del Signore, siamo stati invitati a capire che c’è anche una nostra responsabilità nella Croce di Cristo – il nostro peccato è ciò per cui Cristo si immola – ora siamo invitati a comprendere che il nostro peccato è crocifisso con Cristo e anche noi siamo invitati a gioire perché Cristo libera noi, il nostro cammino, la nostra vita da qualsiasi paura, volendo solo che la nostra vita viva nella piena libertà dello Spirito. Questo è il messaggio che siamo chiamati a fare nostro in questa domenica che, come sappiamo è anche la domenica di Suor Faustina Kowalska, la grande suora che insegnò il valore e la devozione della divina misericordia.
Così che anche di noi si possa dire che siamo quelli che sono stati con Gesù. Credo che sia una delle più belle definizioni del cristiano. Chi è il cristiano sempre, ieri, oggi, nei secoli? È uno che è stato capace di stare con Gesù. È uno che ha cercato la comunione con Dio, è uno che è stato capace di essere in comunione con chi ha fede ma anche che ha cercato di spronare chi non ha fede. Il cristiano, dal momento che cerca la comunione con Cristo, è uomo che si propone di essere in comunione con gli altri uomini, con chi già crede, con chi si fa domande e accetta il beneficio del dubbio e anche con chi non crede, pregando perché possa, in qualche modo, avvertire qualcosa della luce che viene da Dio.
Ecco come le domande della Scrittura possono aiutare il nostro cammino. Dunque domandiamoci anche noi:
- Cosa proviamo quando abbiamo tra le mani il corpo del Signore?
- Come viviamo questo tempo di pasqua che è il tempo nel quale capire che il nostro peccato è già crocifisso con Cristo?
- Come viviamo il nostro essere cristiani? È modo per esprimere la comunione con Cristo e tra noi?
Cerchiamo di portare qualche domanda nel cuore, così, anche se non possiamo scrutare le piaghe del Signore come fece Tommaso, potremo almeno dire, di fronte al Sacramento Eucaristico: “mio Signore e mio Dio!”