Settimana della 1° domenica dopo Pentecoste – Giovedì – CORPUS DOMINI
La spiritualità di questa settimana
Eccoci al centro e al cuore di questa settimana, con la solennità del Corpus Domini che segna non solo questo giorno, ma anche questa settimana e la fortissima pietà eucaristica che vogliamo esprimere, perché il centro, il cuore di ogni nostro atto e percorso di fede, è proprio la Santa Eucarestia.
Questo giorno venne istituito da Urbano IV nel 1264 e a questa festa si dedicò moltissimo lo stesso San Tommaso d’Aquino, che scrisse quel testo unico, stupendo, che è il Pange Lingua, al quale appartengono le strofe più famose, le ultime due, il Tantum Ergo che, da allora, si canta per ogni benedizione eucaristica.
Nell’anno, nel tempo in cui venne istituito, pare che la pietà eucaristica non fosse proprio al massimo. Molti fedeli disertavano la Messa domenicale e non riconoscevano più il Signore presente nel Sacramento. Credo che solo la memoria di questo fatto ricordi a ciascuno di noi l’attualità di questa festa. Anche noi viviamo in un tempo nel quale è molto difficile richiamare al Sacramento la popolazione. Anche molti tra noi non la ritengono necessaria, non ne comprendono il rito, non la frequentano più e, soprattutto, non stanno insegnando ai bambini a vivere di questo Sacramento che è il cuore, il centro, il perno di tutta la vita cristiana. Come possiamo vivere questo giorno noi che siamo qui, come in molti altri giorni a celebrarlo? Quale frutto per la nostra fede e per la fede degli altri?
La Parola di questo giorno
LETTURA Es 24, 3-8
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore. Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto». Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».
SALMO Sal 115 (116)
Tu ci disseti, Signore, al calice della gioia.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.
Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R
Agli occhi del Signore
è preziosa la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. R
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R
EPISTOLA Eb 9, 11-15
Lettera agli Ebrei
Fratelli, Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente? Per questo egli è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa.
VANGELO Mc 14, 12-16. 22-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero al Signore Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Ebrei
Partirei, per la nostra riflessione, dal testo dell’epistola che abbiamo ascoltato. L’autore della lettera agli Ebrei comprende una grandissima verità. Tutto ciò che l’uomo vive nella fede, tutto ciò che l’uomo riesce ad esprimere attraverso i riti, è una realtà importantissima, ma non è ciò che fa l’uomo, non è il rito a contare. Ciò che conta, invece, è ciò che fa Dio per noi, ciò che il Padre ha voluto che si compisse nel Figlio per la potenza dello Spirito Santo. La volontà del Padre è che ciò che nei secoli antichi della prima alleanza si era espresso con il sacrificio animale, diventi definitivamente attuale nel sacrificio di Cristo. Sacrificio redentore che supera, una volta per sempre, qualsiasi rito del Primo Testamento, ed introduce l’uomo in una dimensione diversa e nuova: la dimensione di chi, sentendosi salvato da Cristo, si mette a disposizione di Cristo nel proprio cammino di fede, desiderando unicamente che Cristo sia il centro di ogni cosa della vita. Se, dunque, nella prima alleanza c’era bisogno di un sacerdote che offrisse il sangue degli animali per entrare in comunione con Dio e per purificare tutto il popolo, ora, dopo la venuta del Signore, non c’è più bisogno di tutto questo. È il sangue di Cristo ad aver purificato, una volta per tutte, tutto il mondo. Non c’è più bisogno di offrire il sangue di animali che mettano in comunione con Dio; ora la comunione si è realizzata, nella sua forma più alta e più vera, grazie al sacrificio di Cristo. Per questo il compito della fede è permettere la continua celebrazione di quel Sacramento. Il rito altro non è che un inserire in quel cenacolo prezioso e benedetto sul quale molte volte abbiamo ragionato insieme nel Giovedì Santo, la nostra esistenza, la nostra vita.
Vangelo
Ecco perché il Vangelo di oggi ci ha riportato proprio al cenacolo. Abbiamo riletto, tra l’altro, proprio la parte di Vangelo sulla quale abbiamo sostato e meditato nel giovedì santo di quest’anno. Ogni volta che celebriamo la S. Messa, noi siamo in quel cenacolo. Ogni volta che noi ci disponiamo alla celebrazione liturgica, temporalmente, ci spostiamo in quel cenacolo santo e benedetto nel quale anche noi tutti diventiamo ospiti alla cena di Cristo. Il ripetere le sue parole e i suoi gesti e il ricevere quel pane santo e benedetto che è il Corpo di Cristo, mette tutti noi in comunione con Colui che è l’autore e il perfezionatore della nostra fede. L’Eucarestia fa proprio questo: porta a perfezione il nostro cammino di fede perché ci dona la stessa presenza di Cristo, che, per noi, si è immolato.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Ecco la bellezza del nostro itinerario di fede. Ecco la sua importanza, ecco il suo cuore. Il cuore di ogni percorso di fede è proprio la comunione, il sentire, oltre il sapere, che noi siamo in comunione con Dio. Cosa è chiesto a noi, dal profondo del cuore, in questo giorno? Come possiamo vivere noi questo Sacramento?
Come diceva San Tommaso:
- A noi è chiesto di adorare. Prima ancora di qualsiasi altra cosa, ogni volta che veniamo a Messa, ogni volta che celebriamo questo Sacramento, noi dobbiamo avere il coraggio di ringraziare il Signore per la nostra presenza. Non è un diritto, ma è un dono prima ancora che un diritto l’essere qui. Impariamo a genuflettere, impariamo a ringraziare il Signore, impariamo a stare qualche momento in ginocchio in adorazione davanti al tabernacolo prima di celebrare la S. Messa. Impariamo poi, a rispettare e a vivere con il massimo del coinvolgimento e dell’attenzione il momento della consacrazione. Il rispetto per la S. Eucarestia, la venerazione e l’adorazione che noi dobbiamo alla S. Eucarestia, si nutrono anche di queste cose. Impariamo che non avremo mai abbastanza rispetto per il Sacramento della presenza del Signore.
- A noi è chiesto di continuare a professare la nostra fede nella presenza del Signore. Abbiamo imparato che il Cristo si cela sotto questi veli eucaristici. Oggi non tutti hanno più questa venerazione, questa attenzione alla realtà teologica del Sacramento. Impariamo e insegniamo con profonda verità che è il Signore che si rende presente in questa ostia Santa. Impariamo a non offendere mai il Signore e a rispettare sempre il Sacramento.
- Al di là della forma, al di là della liturgia, a di là del fatto che dobbiamo sempre cercare di avere un rispetto importantissimo di tutte le norme liturgiche, ricordiamoci che, in questo Sacramento, proprio perché è presente il Signore, noi tutti siamo chiamati a parlare con Dio. È questo il cuore della celebrazione. Le realtà e le prescrizioni formali sono date proprio perché noi possiamo sempre più vivere e rispettare questo Sacramento in tutti i suoi aspetti. Nell’Eucarestia il Signore ci dona sé stesso, il suo corpo, il suo sangue. Ma anche noi portiamo noi stessi ed è per questo che possiamo parlare di ciò che è nel nostro cuore, possiamo offrire ciò che nasce dalla nostra riflessione, possiamo formulare la nostra personale preghiera. Ecco il bello di questo Sacramento ed ecco il nucleo centrale di questo Sacramento. Il che motiva anche il richiamo alla Messa. Non è l’obbligo, non è il precetto, ma è la fede, è il dono di grazia che riceviamo che dovrebbe spingerci a non lasciare mai questo Sacramento. È la pace del cuore, è il dilatarsi dell’anima il dono di grazia che dovremmo sperare in ogni celebrazione. È solo in questa preghiera che possiamo ottenere queste cose. Le altre forme di preghiera, pur validissime, ci fanno incontrare il mistero di Dio, ma solo l’Eucarestia ci immette in Dio grazie al sacrificio di Cristo. È di questo che dovremmo essere sempre contenti ed è per questo che dovremmo sempre cercare il conforto del Sacramento.
Vi invito pertanto a scegliere di celebrare questo Sacramento non solo di domenica, come siamo chiamati a fare, ma il più spesso possibile. È da questa partecipazione che dipende la qualità, non solo spirituale, della nostra vita.
Provocazioni dalla Parola
- Come vivo l’Eucarestia?
- Quanta fede metto nella celebrazione?
- Vivo il rispetto per la presenza del Signore?