Sabato 01 giugno

Settimana della 1° domenica dopo Pentecoste – sabato

La spiritualità di questa settimana

Il mese di giugno, che è tutto determinato dalla solennità del Sacro Cuore e poi dalla solennità dei Santi Pietro e Paolo, si apre con la memoria di San Giustino, martire dei primi secoli, autore di testi bellissimi dati per l’edificazione di tutti i fedeli. Anche noi, in questo sabato, ne facciamo grata memoria, per vivere con fede questo inizio del mese. Le letture di questo giorno sono tutte centrate sul tema dell’appartenere a Dio.

La Parola di questo giorno

LETTURA Lv 12, 1-8
Lettura del libro del Levitico

In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo: “Se una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nel tempo delle sue mestruazioni. L’ottavo giorno si circonciderà il prepuzio del bambino. Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma se partorisce una femmina sarà impura due settimane come durante le sue mestruazioni; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue. Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all’ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio per il peccato. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; ella sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge che riguarda la donna, quando partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l’olocausto e l’altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote compirà il rito espiatorio per lei ed ella sarà pura”».

SALMO Sal 94 (95)

Venite, adoriamo il Signore.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R

EPISTOLA Gal 4, 1-5
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, dico ancora: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.

VANGELO Lc 2, 22-32
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Levitico

Per capire bene dobbiamo metterci, anzitutto, nella prospettiva del Primo Testamento, il quale ha imparato a riconoscere ed insegna che la vita, qualsiasi forma di vita, è dono di Dio. Per questo occorre rispettare la vita. È per questo motivo che, quando una donna partorisce, deve ringraziare il Signore e deve porre il bambino o la bambina che è nata, sotto la protezione di Dio. Lasciare che una vita viva senza la benedizione di Dio sarebbe una grandissima mancanza, come pure il non ringraziare per la vita che è stata donata. Certo, la cultura è poi quella maschilista delle società antiche, quindi c’è una forte differenza tra la nascita di un maschio e di una femmina, ma al di là delle contestualizzazioni del tempo, delle quali abbiamo parlato anche mercoledì, si capisce molto bene l’intento dell’autore sacro. Il rispetto della vita che viene donata chiede anche il rispetto di Dio, autore di ogni vita, colui che dona la vita ad ogni cosa e, soprattutto, agli uomini.

Vangelo

È in questa logica che leggiamo ed interpretiamo il Vangelo, anch’esso notissimo. È la logica conseguenza del mistero dell’Incarnazione. Anche Maria, anche Giuseppe erano stati educati alla logica del rispetto della vita. Ecco perché non si sottraggono a quel rito che compiono tutti. Anche loro salgono al tempio per la purificazione e per la presentazione. Non ce ne sarebbe alcun bisogno. La Vergine, il Bambino concepito dallo Spirito di Dio non sono soggetti ad alcuna necessità di purificazione. Ma, nella logica di Dio che accetta tutte le cose che decidono gli uomini, anche Maria e Giuseppe vivono quel rito, con viva riconoscenza e come manifestazione, comunque, della loro fede e della loro accettazione della volontà di Dio.

Galati

È sempre in questa cultura e logica che si è formato l’apostolo Paolo, il quale, tuttavia, capisce ed insegna che il Signore, essendosi sottoposto alla legge di Mosè e avendo riscattato tutti dalla legge, pone il cristiano in situazione radicalmente diversa. Il credente appartiene a Cristo non per i riti che compie e nemmeno per la propria volontà, ma per la grazia di Dio che egli riceve continuamente nella sua vita cristiana. Ecco perché il credente vive di fede! Cambia quindi il modo con cui manifestare la propria riconoscenza a Dio, ma non il fatto che ciascuno deve essere sempre grato al Signore per il dono della propria vita, per il dono della vita che, magari, anche trasmette e per tutto ciò di cui la vita è fatta. Il credente vive sempre in atteggiamento di profonda riconoscenza tutto ciò che comprende essere dono di Dio e frutto della sua benevolenza.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Sono molto preoccupato per ciò che stiamo vivendo da questo punto di vista. Nel nostro tempo, almeno nel nostro mondo, non riteniamo affatto che la vita sia un dono di Dio, ma piuttosto un diritto, qualcosa che l’uomo trasmette a proprio piacimento o non trasmette secondo il proprio gusto o bisogno. La vita è manipolata in molte forme e in molti modi e c’è più di qualcuno che vorrebbe anche che ogni soggetto decidesse del proprio tempo massimo e del modo nel quale morire. È questa una conquista? È questa una forma di attestazione della stima per la vita e del riconoscimento di un mistero? Perché la vita è un mistero! Credo proprio per tutti, sia per i credenti che per i non credenti. Pur capendo la mossa di alcuni in Europa, e pur rispettando le decisioni che si prendono per la collettività, non credo proprio che sia però da salutare come una conquista del diritto il “diritto all’aborto”, già inserito negli ordinamenti di alcuni stati e richiamato anche dall’Europa. Non credo sia una conquista di civiltà il discorso sulla qualità della vita e l’autodeterminazione di cui spesso si parla. Oggi non dovremmo fare molto, non dovremmo “stracciarci le vesti” per il mondo in cui viviamo, nemmeno guardare a complotti o salire su qualsivoglia barricata. Credo, piuttosto, che dovremmo tutti metterci in spirito di profonda preghiera. Ringraziare per il dono della vita, manifestare riconoscenza per il dono che a noi è stato fatto, metterci davanti alla vita come ad un mistero da contemplare, da rispettare, da non manipolare, nasce proprio da qui: dalla preghiera, dal silenzio, dalla profonda meditazione sul mistero della vita. Per noi credenti, poi, la meditazione si allarga al mistero di Dio, che chiama all’esistenza le cose che ancora non sono e che è il vero autore della vita. Mettiamoci in ginocchio, mettiamoci in silenzio, mettiamoci in contemplazione. Scopriremo quale forza di vita è già dentro di noi.

Provocazioni dalla Parola

  • Vivo la vita come un dono?
  • Insegno ad amare e a rispettare la vita?
2024-06-15T22:21:12+02:00