Settimana della 5° domenica dopo dopo Pentecoste – Lunedì – Natività di San Giovanni Battista
La spiritualità di questa settimana
La settimana è ricca ed impegnativa: abbiamo la memoria di San Giovanni Battista oggi, Sant’Arialdo giovedì, Sant’Ireneo venerdì e poi la grande solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo con la quale concluderemo la settimana e nella quale vivremo anche la festa della Parrocchia di San Pietro. Abbiamo, dunque, un nutrito calendario che sprona la nostra riflessione estiva.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ger 1, 4-19
Lettura del profeta Geremia
In quei giorni. Mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare». Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla». Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione». Il Signore mi disse: «Dal settentrione dilagherà la sventura su tutti gli abitanti della terra. Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il proprio trono alle porte di Gerusalemme, contro le sue mura, tutt’intorno, e contro tutte le città di Giuda. Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro, per tutta la loro malvagità, poiché hanno abbandonato me e hanno sacrificato ad altri dèi e adorato idoli fatti con le proprie mani. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». Oracolo del Signore.
SALMO Sal 70 (71)
La mia lingua, Signore, proclamerà la tua giustizia.
In te, Signore, mi sono rifugiato.
Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile.
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R
Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R
La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R
EPISTOLA Gal 1, 11-19
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.
VANGELO Lc 1, 57-68
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo».
Il dono dei profeti
Le Scritture di questo giorno, ed in particolare la prima e il Vangelo, ci aiutano a riflettere sul dono dei profeti. Il profeta, secondo la prima lettura, è quell’uomo che porta come un ramo di mandorlo, ovvero è un uomo di Dio che non si dà pace fino a quando la Parola dell’Altissimo non sia stata donata a tutti, fino a quando la Parola non sia germinata come un fiore che porta pace, bene, salvezza.
Ma la Parola di Dio deve essere anche parola che sprona, parola che inquieta, parola che rilancia il cammino. Parola che diventa anche come una caldaia bollente che si riversa su chi rimane chiuso testardamente in sé. È un’immagine terribile quella che usa il profeta, ma molto utile perché dice che la Parola di Dio portata dal profeta non deve mai lusingare l’uomo, ma deve sempre spronarlo a fare meglio, a vivere meglio, soprattutto a vivere cammini di fede sempre più veri, autentici, significativi. Il profeta non vive bene il suo compito se non si mette in quest’ottica: se il profeta non scuote le coscienze e non provoca un passo avanti di coloro che ricevono questa parola, non “fa” il suo lavoro, non vive bene il suo ministero, non salva le anime. Le anime si salvano anche con qualche sprone, non solo continuamente compiacendo il cammino che già fanno. È un’immagine forte, con la quale il profeta ricorda a sé stesso quale sia la sua vocazione, ma con la quale dice anche ad altri profeti cosa devono essere.
Il profeta non deve poi temere per sé: egli è come una città fortificata, come una città che non può essere presa, come una città le cui mura sanno resistere sempre. È Dio stesso che fa del profeta una città fortificata. Non potrebbe essere altrimenti. Il profeta non offre quanto sa fare lui in prima persona, ma lascia che l’azione di Dio lo pervada e lo porti ad essere quello che il Signore vuole che sia, quello che Dio realizza nella sua persona grazie alla sua docilità e alla sua obbedienza alla Parola.
Geremia, Paolo, Giovanni
Queste parole e queste immagini si addicono perfettamente ai tre grandi uomini che la liturgia oggi ci presenta: Geremia, Paolo, Giovanni il Battista. Tutti e tre sono uomini chiamati da Dio, tutti e tre hanno avuto vite che sono diventate trasparenza di Dio, tutti e tre sono uomini che hanno spronato il popolo, in tempi diversi e in modi diversi, perché ciascuno seguisse il Signore. Tre vite diverse rese simili, rese accostabili dal fatto che in ciascuno di loro la Parola di Dio ha reso possibile un conformarsi alla volontà di Dio in modo unico, singolare, facendo sì che ciascuno di loro avesse un servizio proprio sia a Dio che al popolo a cui sono stati mandati.
Per noi e per il nostro cammino di fede
La Parola di Dio ci aiuta a chiedere e a ringraziare Dio per tutti i profeti che ci sono sempre nella storia. Ringraziare Dio per tutti gli uomini di fede che, come dice un’orazione del nostro Messale, sanno inquietare la “falsa pace” delle coscienze e sanno spronare tutti ad un cammino ulteriore, ad un passo sempre ulteriore verso Dio. In effetti, se provate a pensarci, noi chiediamo alla fede proprio il contrario. Chiediamo alla fede di essere per noi motivo di pace, chiediamo al cammino di fede di non scomodarci troppo, chiediamo alla fede di confermarci nelle cose che, in fondo, sappiamo già! La memoria di San Giovanni Battista, ritratto nella sua natività, ci dice il contrario. Ci dice che la fede deve essere inquietudine, deve essere sprone, deve essere motivo di ricerca continua e di passi sempre ulteriori da fare. Se vogliamo la fede è quel dono che mette inquietudine nei cuori, non “falsa pace”. Sempre, in ogni tempo, ci sono uomini e donne dello spirito che hanno saputo fare questo. Uomini e donne che hanno anzitutto vissuto così il proprio cammino di fede. Uomini e donne che, per questo, sono stati di esempio anche ad altri, appunto come Giovanni Battista. Chiediamo questo dono per noi, mentre tutti dovremmo già disporci anche a ringraziare per coloro che svolgono questo servizio.
In realtà dovremmo noi tutti essere questo! Tutti noi dovremmo sempre essere testimoni della fede anche in questo, anche in questo saper andare oltre, in questo saper produrre passi che sanno richiamarci e richiamare ad altri come procedere in quel cammino di conoscenza di Dio che, sempre, deve essere sostenuto e spronato. Ci aiuti San Giovanni Battista a fare della nostra fede non una realtà che produce calma piatta, ma uno sprone che sempre ci sa rimandare oltre.
Provocazioni dalla Parola
- Voglio che il mio cammino di fede sia calma piatta o accetto la sfida di vivere un cammino che sia salita continua?
- Chi sono per me gli uomini di Dio che inquietano la mia coscienza?