Venerdì 02 agosto

Settimana della 10° domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La spiritualità di questa settimana

Portare i pesi gli uni degli altri. Potrebbe essere questo un modo di rileggere insieme le due Scritture.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 10, 1-4. 15-19
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Roboamo andò a Sichem, perché tutti gli Israeliti erano convenuti a Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall’Egitto. Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutto Israele e parlarono a Roboamo dicendo: «Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo». Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione divina che il Signore attuasse la parola che aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta: «Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Ognuno alle proprie tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide». Tutto Israele se ne andò alle sue tende. Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

SALMO Sal 105 (106)

Perdona, Signore, l’infedeltà del tuo popolo.

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie. R

Si fabbricarono un vitello sull’Oreb,
si prostrarono a una statua di metallo;
scambiarono la loro gloria
con la figura di un toro che mangia erba. R

Dimenticarono Dio che li aveva salvati,
che aveva operato in Egitto cose grandi,
meraviglie nella terra di Cam,
cose terribili presso il Mar Rosso. R

VANGELO Lc 11, 46-54
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Cronache

Non c’è solo il valore politico dietro questa lettura. Si capiscono i commenti di sempre: perché stare insieme? Perché le tribù dovrebbero unirsi? Non è forse vero che ci sono tribù più ricche e tribù più povere? Perché occorre perdere quello che si ha? Perché occorre mettersi al passo di chi sta indietro, di chi è più lento? Si capisce bene che dietro la divisione dei due regni, che si spezzano proprio poco dopo la morte di Salomone, ci sono ragionamenti di questo genere. Ciò che fin dall’epoca dei padri era stato unito, cessa di esserlo. Ciò che i padri avevano raccomandato come legame a cui tenere e da alimentare sempre, diventa, invece, occasione di rallentamento, fonte di discussione, pretesto di divisione. Ecco cosa succede sempre, in ogni regno, in ogni epoca, in modi diversi ma, alla fine, sempre riconducibili a questa matrice.

Vangelo

Accade questo quando uno pensa di poter mettere sulle spalle dell’altro qualche peso. Talvolta si tratta di piccoli pesi, che, comunque, non dovrebbero essere imposti. Qualche altra volta si tratta di pesi grandi, impossibili da sopportare. Così accade in politica, così accade nelle discussioni umane, ma così accade anche nella fede. Accade che ci siano uomini che si vantano delle cose che già sanno e che vengono imposte ad altri. Quante volte il modo di pregare, il modo di celebrare il mistero di Dio è stato imposto anche a chi proveniva da culture diverse. Gesù prende posizione anche su questo tema. Quando il discorso si mette in questi termini, è già sintomo che ci sono cose che non vanno. Quando il discorso viene impostato in questo modo, è già sintomo che ci sono cose che andrebbero ripensate meglio! Così il Signore insegna che la via evangelica non consiste mai nell’imporre un peso – di qualsiasi tipo – ad un altro uomo. L’insegnamento prezioso ci dice esattamente il contrario: occorre imparare a portare ciascuno i pesi degli altri. Questo è quello che conta!

Per noi e per il nostro cammino di fede

Guardate come è vero e come è attuale questo ragionamento del Signore. Anche nel nostro mondo politico spesso non c’è confronto costruttivo, ma si vorrebbe assistere al prevalere di una parte sull’altra. Quante volte anche nel nostro mondo non c’è assolutamente carità nell’affiancarsi al più debole ma si impongono pesi agli altri, pesi che non potranno mai essere portati. Provate a pensare anche a livello burocratico quanto è vero tutto questo. Pensiamo, però, anche al modo di vivere la fede. Perché è vero che anche noi potremmo imporre pesi che altri non sanno portare. Quando diciamo che i giovani non ci seguono, non pregano, non partecipano stiamo dicendo cose reali o stiamo giudicando secondo un nostro preciso modo di vivere? Non potrebbe essere che altri hanno un diverso modo di vivere la fede? Quante volte l’obbligo che mettiamo per alcune manifestazioni diventa peso per altri! Certo, l’importante è che ciascuno trovi una via per esprimere la propria fede. Capita spesso, invece, che qualcuno se ne vada perché non riesce a portare un peso importante ma senza avere un suo modo di vivere la fede vero, importante, profondo, bello.

Ecco, possiamo, dunque, farci un esame di coscienza sia personale che comunitario per chiederci se, davvero, siamo uomini e donne liberi o se, invece, siamo sempre imbrigliati ma anche imbriglianti rispetto ad altri, con pesi e fardelli di ogni genere e tipo.

Mettiamoci davanti al Signore in spirito di verità e lasciamo che il Signore stesso ci guidi e ci provochi per capire dove ci porta lo Spirito e quale passo di fede siamo chiamati a fare, sia come singole persone, che come comunità cristiana.

Provocazioni dalla Parola

  • Quali sono i pesi che riscontro presenti nella mia vita e che faccio fatica a portare?
  • Di che cosa potrei lamentarmi e su che cosa potrei migliorare?
  • Quali sono, poi, i pesi che io impongo ad altri?
2024-07-26T15:36:51+02:00