Mercoledì 07 agosto

Settimana della 11° domenica dopo Pentecoste – mercoledì

La spiritualità di questa settimana

Dopo la festa solenne della Trasfigurazione del Signore torniamo al lezionario feriale. Anche le due Scritture di oggi mi pare vadano nella stessa direzione di richiamo morale.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 29, 1-12a. 15-24a
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Ezechia divenne re a venticinque anni; regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abia, figlia di Zaccaria. Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, come aveva fatto Davide, suo padre. Nel primo anno del suo regno, nel primo mese, aprì le porte del tempio e le restaurò. Fece venire i sacerdoti e i leviti e, dopo averli radunati nella piazza d’oriente, disse loro: «Ascoltatemi, leviti! Ora santificatevi e poi santificate il tempio del Signore, Dio dei vostri padri, e portate fuori l’impurità dal santuario. I nostri padri sono stati infedeli e hanno commesso ciò che è male agli occhi del Signore, nostro Dio, che essi avevano abbandonato, distogliendo lo sguardo dalla dimora del Signore e voltandole le spalle. Hanno chiuso perfino le porte del vestibolo, spento le lampade, non hanno offerto più incenso né olocausti nel santuario al Dio d’Israele. Perciò l’ira del Signore si è riversata su Giuda e su Gerusalemme ed egli ha reso gli abitanti oggetto di terrore, di stupore e di scherno, come potete vedere con i vostri occhi. Ora ecco, i nostri padri sono caduti di spada; i nostri figli, le nostre figlie e le nostre mogli sono andati per questo in prigionia. Ora io ho deciso di concludere un’alleanza con il Signore, Dio d’Israele, perché si allontani da noi l’ardore della sua ira. Figli miei, non siate negligenti, perché il Signore ha scelto voi per stare alla sua presenza, per servirlo, per essere suoi ministri e per offrirgli incenso». [Si alzarono allora i leviti. Essi riunirono i fratelli e si santificarono; quindi entrarono, secondo il comando del re e le prescrizioni del Signore, per purificare il tempio del Signore. I sacerdoti entrarono nell’interno del tempio del Signore per purificarlo; portarono fuori, nel cortile del tempio del Signore, ogni impurità trovata nell’aula del Signore. I leviti l’ammucchiarono per portarla fuori nel torrente Cedron. Il primo giorno del primo mese cominciarono la purificazione; nel giorno ottavo del mese entrarono nel vestibolo del Signore e purificarono il tempio del Signore in otto giorni. Finirono il sedici del primo mese. Quindi entrarono negli appartamenti reali di Ezechia e gli dissero: «Abbiamo purificato tutto il tempio del Signore, l’altare degli olocausti con tutti gli utensili e la tavola dei pani dell’offerta con tutti gli utensili. Abbiamo rinnovato e consacrato tutti gli utensili che il re Acaz con empietà aveva messo da parte durante il suo regno. Ecco, stanno davanti all’altare del Signore». Allora il re Ezechia, alzatosi, riunì i capi della città e salì al tempio del Signore. Portarono sette giovenchi, sette arieti, sette agnelli e sette capri per offrirli per la casa reale, per il santuario e per Giuda, in sacrificio per il peccato. Il re ordinò ai sacerdoti, figli di Aronne, di offrirli in olocausto sull’altare del Signore. Sgozzarono i giovenchi, quindi i sacerdoti ne raccolsero il sangue e lo sparsero sull’altare. Sgozzarono gli arieti e ne sparsero il sangue sull’altare. Sgozzarono gli agnelli e ne sparsero il sangue sull’altare. Quindi fecero avvicinare i capri per il sacrificio per il peccato, davanti al re e all’assemblea, che imposero loro le mani. I sacerdoti li sgozzarono e ne sparsero il sangue sull’altare, quale sacrificio per il peccato, in espiazione per tutto Israele.]

SALMO Sal 47 (48)

Forte, Signore, è il tuo amore per noi.

Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R

Dio nei suoi palazzi
un baluardo si è dimostrato.
Ecco, i re si erano alleati,
avanzavano insieme.
Là uno sgomento li ha colti,
doglie come di partoriente. R

Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre. R

O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra. R

VANGELO Lc 12, 8b-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Cronache

Il libro delle Cronache ci ha indicato un esempio, il re Ezechia che fu veramente un restauratore. Restauratore di serietà e di moralità. Lo abbiamo sentito: il suo primo impegno fu quello di restaurare la moralità del tempio del Signore; egli volle che i sacerdoti si occupassero di una riqualificazione generale del tempio, togliendo tutto ciò che, nel tempo, era subentrato come punto di riferimento nuovo. Ezechia volle che venissero tolte tutte le immagini e tutte le suppellettili non sacre, perché il tempio tornasse a splendere come casa di preghiera, come luogo dell’incontro degli uomini con Dio. Ecco il cuore del suo primo intervento. Fu anche grazie a questi segni che egli restaurò la disciplina dei consacrati, chiedendo a ciascuno che sapesse impegnarsi proprio per vivere al meglio un richiamo al bene.

Vangelo

Gesù va anche un poco oltre. Il suo richiamo non è solo perché ci sia attenzione all’uso di un ambiente. Gesù ricorda che il cuore della fede, che si esprime anche attraverso queste cose, è la professione di fede in Lui. Ecco perché Gesù mette al primo posto il richiamo a “riconoscerlo” davanti a questa generazione. Come dire: un richiamo a non nascondere il proprio essere credenti, un richiamo per “uscire allo scoperto”, per far vedere la propria fede, non già come principio di ostentazione ma, piuttosto, come forma di testimonianza. Il credente, quando mostra la sua fede, quando non tace la sua identità, richiama altri credenti, richiama altri uomini e donne perché ciascuno impari a credere di più nella presenza e nell’azione del Signore.

In questo clima di attenzione, Gesù ricorda ancora il “peccato contro lo Spirito Santo”, cioè il disprezzo della fede. Il Signore richiama il comportamento di chi, pur avendo ricevuto tutti i grandi doni della fede, abbandona il Signore, dimostrando così di non sapere cosa farsene dei grandi doni della fede ricevuti.

All’opposto Gesù richiama la costante presenza dello Spirito di Dio in tutti coloro che cercheranno di dare testimonianza al suo nome. Chi, anche con semplicità, cercherà di vivere la propria fede con amore, avrà un’assistenza perenne dello Spirito, che insegnerà a tutti ciò che è giusto e ciò che occorre fare, in ogni momento.

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Per noi e per il nostro cammino di fede

La Parola di Dio ci provoca sia personalmente che ecclesialmente. Anzitutto come comunità. Noi vediamo molto bene che ci sono moltissime persone a cui diamo il dono della fede che, poi, rifiutano questo dono. Penso a quanti sono i ragazzi e le famiglie che accostiamo nella fase della iniziazione cristiana e che, poi, non sono in grado di vivere secondo i doni ricevuti. Penso a chi vede il giorno della Cresima come un giorno di liberazione, a chi non prega mai, anche mentre sta facendo un itinerario di fede… come regolarsi? Io credo sia giusto che la Chiesa abbia la “manica larga” e che si dedichi all’opera di formazione al meglio che può. Poi, certo, nella libertà di ciascuno, ogni credente sceglierà. Limitare però la formazione di fede a chi mostra interesse, a chi dimostra attenzione per Dio, sarebbe un poco limitante.

Credo però anche ad una provocazione personale: noi tutti, come singoli credenti, siamo provocati ogni giorno per testimoniare Dio, per dire a tutti cosa c’è veramente nel profondo di ciascuno di noi. Credo che la non fede di molti provochi ciascuno di noi per dare sempre buona testimonianza della propria fede. Fede che non deve mai essere un fatto scontato, ma sempre realtà da custodire, sulla quale vigilare, realtà da promuovere e far crescere.

La non fede di molti o l’aver perso la fede di molti non deve diventare oggetto di critica da parte dei credenti. Piuttosto deve sempre ricordarci a cosa siamo esposti, se non rinnoviamo costantemente la grazia di Dio. È proprio per questo che occorre rimanere assai umili e chiedere a Dio di farci compiere ogni giorno il piccolo passo che possiamo fare.

Provocazioni dalla Parola

  • Quale riflessione suscitano in me queste Scritture?
  • Come vivo la mia responsabilità di fede?
  • Con quale occhio guardo a chi ha perso la fede?
2024-08-03T09:06:18+02:00