Settimana della 11° domenica dopo Pentecoste – sabato – San Lorenzo
La spiritualità di questa settimana
Concludiamo anche questa settimana celebrando San Lorenzo, un martire famoso, da sempre celebrato nel cuore dell’estate. Di lui sappiamo molto poco, quasi nulla, per la verità, se non che il suo martirio ebbe a che fare con il fuoco. Da qui la famosa “graticola” di San Lorenzo. Dunque un uomo che ha sofferto, un uomo che ha saputo testimoniare Cristo in un modo singolare e forte. Un uomo al quale chiedere proprio lo spirito di fortezza per testimoniare la nostra fede.
La Parola di questo giorno
LETTURA Is 43, 1-6
Lettura del Profeta Isaia
Così dice il Signore Dio che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: «Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, poiché io sono il Signore, tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo salvatore. Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; dall’oriente farò venire la tua stirpe, dall’occidente io ti radunerò. Dirò al settentrione: “Restituisci”, e al mezzogiorno: “Non trattenere; fa’ tornare i miei figli da lontano e le mie figlie dall’estremità della terra”».
SALMO Sal 16 (17)
Provami col fuoco, Signore, non troverai malizia.
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
dal tuo volto venga per me il giudizio. R
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno. R
All’ombra delle tue ali nascondimi,
di fronte ai malvagi che mi opprimono,
nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. R
EPISTOLA 2Cor 9, 6b-9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno».
VANGELO Gv 12, 24-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
Vangelo
È per questo che la liturgia di oggi ci fa leggere questo Vangelo che Lorenzo ha certamente letto e meditato più volte. Lorenzo ha capito che il seme è anzitutto il Signore Gesù. È la sua Pasqua a svelare il significato della sua morte. Quella morte che rattrista e turba, quella morte che lascia perfino sgomenti è, in realtà, la morte del seme che muore per dare la vita. La risurrezione del Signore ha dato vita a Stefano che, forte della fede che lo aveva raggiunto, ha permesso anche a lui di vivere la stessa parabola del Signore. Anche Lorenzo non si è lasciato intimorire dalla morte ed ha saputo prendere su di sé il dolore, la sofferenza, la sua Croce. Lorenzo diventa subito un “Alter Christus”, un imitatore perfetto di Cristo, come ce ne sono molti in ogni epoca della Chiesa. Lorenzo prende su di sé la sua Croce e segue il Signore.
Isaia
Che cosa ha permesso a Lorenzo di stare ritto di fronte alla morte? Che cosa gli ha permesso di non crollare, di mantenere viva la sua fede e di affrontare la morte così cruenta? La presenza di Dio nei suoi giorni. Lo diceva molto bene la parola di Isaia, nella quale il Signore rivela di essere vicino a ciascuno in ogni situazione; non c’è sofferenza, non c’è solitudine che non sia abitata dal Signore. Il profeta ha questa consapevolezza per sé. Dovendo affrontare le fatiche dell’essere profeta in un popolo che fa fatica a credere, egli rivolge a sé stesso questa dolce consapevolezza: Dio è vicino, Dio aiuta, Dio sostiene. Questa medesima consapevolezza è stata nel cuore di San Lorenzo che, per questo motivo, ha saputo affrontare la forza del fuoco. Potremmo dire che il fuoco non ha distrutto la sua vita, ma l’ha purificata. La purificazione che questo fuoco ha prodotto lo ha reso degno di stare con Dio per sempre.
Corinzi
Certamente, poi, Lorenzo ha vissuto anche ciò che diceva la Parola di San Paolo, ovvero ha avuto la consapevolezza che “chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà”. Per questo non si è trattenuto, non si è fermato rispetto ad una semina, certamente difficile, ma possibile. Cosa passa nel cuore di un martire? Cosa c’è nel cuore di una persona che avverte arrivare la sua fine per mano violenta? Credo sia molto difficile dire, dal punto di vista umano, psicologico, cosa possa agitarsi nel cuore di chi è in un momento di questo genere. Certamente è chiaro cosa c’è nel cuore di un credente: il credente ricorda che non è quello il momento di tirarsi indietro, non è quello il momento di essere avari. È quello il momento di seminare con abbondanza, per essere sicuri di raccogliere altrettanto abbondantemente.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Così credo che la proposta spirituale di San Lorenzo affascini davvero ciascuno di noi. Penso che anche noi, oggi, siamo chiamati a verificare cosa c’è nel nostro cuore, cosa c’è nel nostro intento di vita e di fede: c’è il desiderio di seminare abbondantemente per raccogliere con altrettanta abbondanza oppure no? Perché in qualsiasi modo avverrà questa semina, è certo che raccoglieremo abbondantemente. A noi, probabilmente, non sarà richiesto il martirio del sangue, ma magari molte altre forme di martirio: magari quello del silenzio, perché dobbiamo vivere o accompagnare forme di vita che richiedono questa dote e questa capacità, oppure il martirio della donazione costante, perché senza il nostro aiuto altri non potrebbero vivere; il martirio della presenza, perché altri hanno costantemente bisogno di noi… o molte altre forme di martirio ancora.
Chiediamo al Signore questa grazia: impariamo a vivere donando con abbondanza. È questa l’unica legge del Vangelo che deve raccogliere ciascuno di noi e che deve spronare tutti ad essere come un piccolo seme che muore per crescere ancora più forte in nuova forma.
Provocazioni dalla Parola
- Sto seminando con abbondanza?
- Vivo un progetto di vita simile a quello di San Lorenzo?