Settimana della 11° domenica dopo dopo Pentecoste – Lunedì – Madonna della neve
La spiritualità di questa settimana
Questa settimana, che per molti segna il centro dell’estate, è tutta da vivere con fortissime sottolineature mariane. Ce lo ricorda la festa dell’Assunta, ma anche la figura di San Massimiliano Maria Kolbe, che chiuderà le celebrazioni dei santi di questa settimana. Ovviamente il 16 agosto saremo in festa presso la cappellina di San Rocco, momento di devozione fondamentale per noi cassanesi. Leggeremo, in questi giorni, il libro di Neemia.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ne 1, 5-11
Lettura del libro di Neemia
In quei giorni. Io Neemia dissi: «O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l’alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch’io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: “Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all’estremità dell’orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome”. Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa’ che trovi compassione presso quest’uomo». Io allora ero coppiere del re.
SALMO Sal 64 (65)
Tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza.
Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion,
a te si sciolgono i voti.
A te, che ascolti la preghiera,
viene ogni mortale. R
Pesano su di noi le nostre colpe,
ma tu perdoni i nostri delitti.
Beato chi hai scelto perché ti stia vicino:
abiterà nei tuoi atri. R
Ci sazieremo dei beni della tua casa,
delle cose sacre del tuo tempio.
Con i prodigi della tua giustizia,
tu ci rispondi, o Dio, nostra salvezza,
fiducia degli estremi confini della terra
e dei mari più lontani. R
VANGELO Lc 12, 42b-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Vangelo
Il Vangelo di oggi, da cui inizio la riflessione, è facile da comprendere. Nelle case antiche, dove era presente anche una certa quantità di schiavi o servi, tutti avevano un proprio ruolo e un proprio dovere. La vita buona era determinata proprio da questo: tutti si aspettavano che ciascuno adempisse il proprio dovere ed era considerata una mancanza molto grave non rispettare il proprio compito, ruolo, mansione. Anche Gesù prende spunto da questa consuetudine per dire che anche tutti gli uomini di fede hanno e devono avere un loro ruolo, un loro compito, una loro mansione. La fede non è solamente qualcosa che riguarda la singola anima. C’è una sorta di responsabilità comune, c’è una sorta di dimensione comunitaria anche dell’agire di fede che deve essere da tutti riconosciuta. Gesù mutua questo pensiero dal Primo Testamento, perché in più parti del Primo Testamento si sostiene la tesi che il popolo di Israele sia come un solo uomo. Tutti devono avere un compito preciso, almeno di preghiera, perché dalla fede di ciascuno dipende anche il buon esito della vita di tutti.
Neemia
Questa introduzione alla riflessione ci serve per capire bene la prima lettura. Neemia è un uomo che vive il tempo della ricostruzione di Gerusalemme dopo l’esilio. Neemia ha una concezione fondamentale di quale sia il suo ruolo e il suo compito per il bene di tutti. Il suo primo ruolo è la preghiera. Lo diceva molto bene il testo che abbiamo ascoltato. Neemia capisce che anche dalla sua preghiera dipende il buon esito del ritorno in patria. Per questo quasi “ricorda” a Dio ciò che Dio stesso ha promesso. Se è vero che il popolo di Israele si trova a vivere disperso a causa dei suoi peccati, è anche vero che Dio ha promesso di perdonare le iniquità del suo popolo. Ecco quindi l’affermazione chiave della sua preghiera. Riconoscendosi lui stesso peccatore, Neemia chiede a Dio di mantenere la parola data. Sembra quasi sorprendente, ma è così! Quest’uomo quasi “sfida” Dio. Se è vero che tutto ciò che è accaduto è avvenuto per colpa di tutto il popolo, è altrettanto vero che sarà la preghiera di tutti a permettere di sperimentare di nuovo i benefici di Dio. Neemia dà l’esempio. Non sa ancora bene cosa accadrà, non sa nemmeno bene cosa sarà della sua vita. In fondo è il coppiere del Re. Eppure quest’uomo si dichiara pronto ad agire in nome di Dio, purché Israele riprenda sicuro i passi del suo cammino. Una preghiera bellissima che dice qual è il compito di ogni anima.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Così è anche per noi. Anche noi, al di là del compito che possiamo avere nella comunità ecclesiale, abbiamo tutti un compito di preghiera vicendevole. Noi per primi siamo coloro che devono invocare il nome di Dio per il bene di tutti. Noi per primi abbiamo il dovere di riconoscerci peccatori ma non in modo formale, ma in modo reale. Dobbiamo davvero capire che siamo noi, con i nostri peccati, che decidiamo l’allontanamento da Dio non solo nostro personale ma anche di altri. Così siamo noi, con le nostre chiare manifestazioni di Dio e, soprattutto, con la nostra preghiera, ad intercedere per tutti e a riportare il cuore di molti uomini a Dio. Così, anche in questa settimana di piena estate, noi tutti dovremmo giocare la nostra dimensione di intercessori per tutti i peccatori. Riconoscendo che anche noi, al pari di ogni generazione, ci siamo allontanati da Dio, dovremmo chiedere a Dio una manifestazione della sua misericordia a favore di tutti. In questa settimana ci può aiutare proprio la fede e la pietà mariana. Maria ci è sempre vicina e sostiene il cammino di tutti coloro che vogliono tornare a Dio attraverso suo Figlio. Ecco il compito che Dio si aspetta anche da noi. Cerchiamo di viverlo davvero con forza, tenacia, libertà, ma anche decisione grande.
Provocazioni dalla Parola
- Sento anche io di avere questa responsabilità e di partecipare a questo compito?
- Come vedo il mio personale compito di intercessore?