1 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
Siamo, per molti, alla ripresa di un anno pastorale. Ce lo dicono i molti segni che viviamo. Molti sono ormai rientrati dalle vacanze, molti attendono il nuovo inizio dei soliti cicli scolastici o percorsi di studio, molti, che hanno passato l’estate a casa ritrovano amici, parenti, persone conosciute. Abbiamo celebrato lo scorso giovedì la festa di San Giovanni ricordando il suo martirio. Sappiamo che questo è uno spartiacque nel calendario ambrosiano. Ecco che inizia una nuova sezione del tempo liturgico. Vorrei che questa domenica ci aiutasse ad iniziare con gioia i nostri percorsi ed anche il nostro anno pastorale.
La Parola di Dio
LETTURA Is 29, 13-21
Lettura del profeta Isaia
Dice il Signore: «Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani, perciò, eccomi, continuerò a operare meraviglie e prodigi con questo popolo; perirà la sapienza dei suoi sapienti e si eclisserà l’intelligenza dei suoi intelligenti». Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore per dissimulare i loro piani, a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo: «Chi ci vede? Chi ci conosce?». Che perversità! Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: «Non mi ha fatto lui»? E un vaso può dire del vasaio: «Non capisce»? Certo, ancora un po’ e il Libano si cambierà in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva. Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele. Perché il tiranno non sarà più, sparirà l’arrogante, saranno eliminati quanti tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla.
SALMO Sal 84 (85)
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Sei stato buono, Signore, con la tua terra,
hai perdonato la colpa del tuo popolo.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con fiducia. R
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R
EPISTOLA Eb 12, 18-25
Lettera agli Ebrei
Fratelli, voi non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. Non potevano infatti sopportare quest’ordine: «Se anche una bestia toccherà il monte, sarà lapidata». Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: «Ho paura e tremo». Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele. Perciò guardatevi bene dal rifiutare Colui che parla, perché, se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che proferiva oracoli sulla terra, a maggior ragione non troveremo scampo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli.
VANGELO Gv 3, 25-36
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
La gioia
Potremmo iniziare la nostra riflessione proprio da Giovanni il Battista. Il contesto della pagina del Vangelo è quello del Giordano. Giovanni sta battezzando, ma sempre meno gente si reca da lui perché, ormai, è iniziata la predicazione del Signore con tutti i suoi segni e la gente converge su di lui. Ovviamente i discepoli di Giovanni interpretano questo fatto come qualcosa di molto negativo, qualcosa che toglie visibilità, toglie “potere” al proprio Maestro e, senza troppi giri di parole, se ne lamentano con lui. È Giovanni che riporta in tutti un contesto di gioia.
La gioia di Giovanni
Anzitutto la sua personale gioia. Giovanni è contento perché sa che il suo tempo è finito. Più che essere finito il suo tempo è finito il tempo dell’attesa, il tempo dell’attesa del Messia. Finalmente Colui che già nei secoli passati era stato annunziato, sta per venire, sta per giungere. Ecco il motivo di gioia personale di Giovanni: Colui che egli aveva imparato a conoscere fin dal grembo di sua madre è finalmente presente in mezzo al suo popolo. Questo era il senso delle antiche parole dei profeti, questo è il cuore di tutta la storia della salvezza e Giovanni lo sa bene. Ecco perché rallegrarsi. Occorre rallegrarsi perché Dio ha mantenuto fede alla sua promessa. Occorre rallegrarsi perché la presenza del Messia sarà presenza di gioia e di pace. Occorre rallegrarsi perché la sua venuta sarà, per tutti, occasione di conversione, di richiamo alla fede, di incontro con la Verità. Giovanni sa, nel suo intimo, nel suo cuore, che tutte queste cose si adempiranno e, per questo, gioisce interiormente. Mentre gli altri scorgono motivi di preoccupazione, Giovanni trova motivi di gioia.
La gioia di tutti
È sempre Giovanni che cerca di correggere l’atteggiamento dei suoi discepoli e cerca di far capire anche ad essi che quell’evento che si sta realizzando, sarà per loro stessi motivo di gioia. Giovanni cerca di dirlo con un’immagine: quella dell’amico dello sposo. Diremmo noi del primo testimone. Il suo compito, forse lo sappiamo, era quello di attendere, con lo sposo, l’arrivo del corteo nuziale che partiva dalla casa della sposa e, particolarmente, il suo compito era quello dell’annuncio dell’avvistamento del corteo. Era l’inizio della festa, l’inizio del rituale del matrimonio. Giovanni indica per sé questo ruolo, il ruolo dell’amico dello sposo. Ma il suo compito è in relazione agli altri. Quando l’amico dello sposo annunzia di aver visto il corteo arrivare, tutti sono nella gioia, tutti la manifestano, per unirsi agli sposi in un giorno così particolare della loro vita. Giovanni sta dunque invitando alla gioia anche coloro che sono lì con lui e, attraverso di loro, tutti. San Giovanni cerca di riportare alla gioia tutti perché capisce che la venuta del Messia non è mai “affare privato”, non cosa che riguarda solo gli esperti, solo i profeti e i loro annunci, ma riguarda tutti. Giovanni vuole che la gioia che è in lui contagi anzitutto i suoi discepoli, ma vuole anche che, attraverso di loro, la gioia dell’incontro con Cristo arrivi a tutti.
Un’indicazione preziosa
Giovanni indica anche a chiare lettere quale deve essere il percorso spirituale di coloro che vogliono vivere, sperimentare, condividere questa gioia. San Giovanni lo dice ancora riferendosi a sé stesso e all’esperienza che sta conducendo in quel momento: “Lui deve crescere e io diminuire”. Il riferimento immediato è al suo ministero. San Giovanni capisce che il suo compito è finito, non c’è più da fare al Giordano. Non sa bene cosa fare, non sa ancora come finirà la sua vita, ma avverte che qualcosa capiterà, avverte, soprattutto, che lui deve cambiare modo di essere. La sua gioia consisterà proprio in questo: in un cambiamento che lasci spazio a Cristo. Questo detto, però, non riguarda solo Giovanni e la sua vita, ma riguarda ciascuno di noi, riguarda ogni anima. Se un credente vuole sperimentare qualcosa della gioia di Dio, deve lasciare che Lui cresca e, contemporaneamente, diminuiscano l’orgoglio, l’attenzione a sé, il pensare al proprio interesse e al proprio tornaconto. La gioia del Signore incomincia a crescere dentro un’anima quando quest’anima lascia che Dio trionfi, lascia che Dio prenda piede, lascia che Dio diventi il centro di tutto. Ecco la “ricetta”, per così dire, di felicità che San Giovanni dona a tutti. Diminuire nell’attenzione a sé per lasciare che cresca il desiderio di Dio, la sua presenza, la realtà della fede.
Andare oltre
San Giovanni, infine, dona un ultimo concreto riferimento della sua predicazione. A che cosa serve questa regola di vita? Verso dove si dirige colui che vuole diminuire per lasciare che Cristo cresca nel cuore? La direzione finale è quella della vita eterna, che è un dono dello Spirito di Dio. Ecco perché chi lascia spazio a Dio, chi lascia che la presenza di Dio trasformi il cuore, si sente investito da questa presenza e, conseguentemente, mira all’eternità come scopo, come esito finale della vita. San Giovanni sa bene che la gioia del tempo presente non è totale, non è esaustiva e, soprattutto, non è perenne. Essa potrebbe mutare. Di fatto è così, muta molto spesso. Alcune gioie che l’uomo sperimenta non sono per sempre, sono per qualche attimo, poi passano e lasciano spazio ad altro. L’unica vera gioia che rimane per sempre è quella della vita eterna. Ecco perché è bene dirigersi verso di essa. San Giovanni ricorda che lo Spirito di Dio, quello Spirito che, invocato, si posa su ogni uomo, ha, come dono, quello di accendere il gusto per la vita eterna, sostenendo il peccatore che, pian piano, si purifica per entrare nell’incontro con Dio. Dunque, ci dice Giovanni, ci sono molte gioie, ma il credente mira alla gioia che viene dal possesso dello Spirito Santo che apre la mente e il cuore a Dio e dirige l’uomo verso la vita eterna. Non una fuga verso un tempo futuro ma, piuttosto, il riporre nell’eternità la vera gioia, quella che non muta, che non passa e che rimane per sempre.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che la liturgia della Parola di oggi ci permetta, in prima battuta, di raccordarci alla liturgia di settimana scorsa ma da un altro punto di vista. La settimana scorsa siamo tutti rimasti scossi di fronte alla testimonianza eroica della madre dei Maccabei, che ha visto morire i figli sorretta dalla visione della vita eterna. Oggi il percorso ci propone la stessa meta, ma facendoci fare tutt’altro percorso. Non l’eroica resistenza nei sacrifici ma la gioia di partecipare alle cose della vita. Qualsiasi gioia attuale a cui si prende parte, se rapportata a Cristo, intanto ci indica la bellezza e la bontà di quello che stiamo vivendo ma, poi, ci spinge verso la vita eterna, verso l’eterna comunione con Dio. È come se la liturgia ci avesse detto che la gioia alla quale siamo chiamati inizia ora, nel tempo, gustando e sapendo riferire le piccole cose del tempo al Signore della storia. È un altro modo di vedere la vita eterna e di avvicinarci ad essa rispetto a quello che abbiamo celebrato domenica scorsa. Questa riflessione sulla gioia è certamente più vicina a noi e ci aiuta ancor meglio a conoscere i prodigi di Dio. Proviamo a chiederci: come compongo le due visioni?
In secondo luogo, vorrei però che tutti prendessimo davvero a cuore la frase di Giovanni: “Lui deve crescere e io diminuire”. Frase che ci riporta immediatamente a quello che sarà il cuore di questo anno giubilare. Anno che dedicheremo alla speranza e alla gioia. Tutto sarà possibile anche a noi se lasceremo che il Signore aumenti la sua presenza dentro di noi. Tutto sarà possibile se lasceremo che la fede diventi in noi una pianta robusta. Sarà quello che tenteremo di fare per il prossimo anno giubilare, ma io vorrei che ci chiedessimo tutti: cosa farò io? Mentre ricominciano molte cose, che anno di fede mi preparo a vivere? Cosa farà per la mia anima? Proviamo a chiedercelo e cerchiamo di essere attenti a ciò che il Signore farà muovere anche dentro di noi per chiamarci alla gioia della speranza.