Mercoledì 23 ottobre

Settimana dopo la dedicazione – mercoledì 

La spiritualità di questa settimana

Anche oggi cerchiamo di rileggere per noi, per la nostra vita e per la nostra Chiesa la Parola di Dio che è stata proposta per questo giorno.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 1, 10; 2, 8-11
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Nel giorno del Signore udii una voce potente che diceva: All’angelo della Chiesa che è a Smirne scrivi: «Così parla il Primo e l’Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita. Conosco la tua tribolazione, la tua povertà – eppure sei ricco – e la bestemmia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma sono sinagoga di Satana. Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte».

SALMO Sal 16 (17)

Signore, veri e giusti sono i tuoi giudizi.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R

Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia. R

Seguendo la parola delle tue labbra,
ho evitato i sentieri del violento.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno. R

VANGELO Mc 6, 7-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Apocalisse

Possiamo facilmente immaginare che, nel momento della persecuzione della fede, ci sia grande apprensione tra gli uomini. Cosa capiterà? Cosa dovremo sopportare? Che cosa sarà di noi, delle nostre vite, delle nostre cose, della nostra Chiesa? Credo che domande di questo genere siano sorte nel cuore di coloro che sono stati perseguitati; in ogni tempo e in ogni luogo le domande sono sempre più o meno le stesse. È capibile lo stupore che deve aver colto chi ha ascoltato San Giovanni, che esortava a non avere paura delle cose che devono avvenire, soprattutto del dolore e delle difficoltà da sopportare.  Perché San Giovanni dice queste parole? Credo che esse diventino molto comprensibili se ci mettiamo nella luce della rivelazione che è l’Apocalisse. Se la prospettiva è quella della perseveranza, se la prospettiva è quella della speranza, allora si capisce anche perché qualsiasi cosa potrà capitare ai credenti non deve mai preoccupare.

Vangelo

Nella medesima luce della lettura dell’Apocalisse possiamo comprendere anche il Vangelo. Chi si affida a Dio vive in uno stile di sobrietà nel quale tutte le cose passano in secondo piano. È questo il cuore dell’insegnamento sulla sobrietà di cui abbiamo sentito. Perché il discepolo non dovrebbe prendere nulla di più del necessario? Proprio perché è in questa povertà di affidamento al Signore che si scopre la sua presenza, la sua provvidenza, la sua vicinanza. Questo stile di vita è stato testimoniato non solo dai discepoli, che l’hanno appreso dalla viva voce del Signore, ma anche dalla Chiesa, che cerca, in modi differenti secondo i luoghi e i tempi, di vivere questo richiamo alla sobrietà e all’affidamento a Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche noi, certamente, abbiamo molte preoccupazioni. Non siamo perseguitati, ma anche noi, almeno le anime più sensibili, oltre ai problemi personali, partecipano anche a tanti problemi della Chiesa e vivono una sorta di sofferenza di fronte ad essi. Cosa fare?

Anzitutto credo che anche noi siamo invitati a leggere il presente e i suoi problemi non in maniera puntuale. Noi non possiamo leggere il tempo nel quale viviamo se non guardiamo avanti, se non pensiamo al futuro. A quel futuro che è la vita in Cristo, a quel futuro che chiamiamo vita eterna. Ecco perché se noi faremo questo esercizio, ci sentiremo consolati. La consolazione di Dio passa proprio dal sapere che le tribolazioni del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura, come dice San Paolo. Già questo genere di esercizio potrebbe essere molto utile a ciascuno di noi e molto efficace per alimentare la speranza che deve essere sempre in noi ma, in modo del tutto particolare, in questo anno giubilare.

In secondo luogo credo che anche a noi tutti sia richiesto di avere uno stile di vita sobrio, indice di una vita che si affida veramente a Dio. Credo che questa capacità non sia innata in noi, ma vada coltivata pian piano. Noi, spontaneamente, ci riempiamo di cose e ci attacchiamo ad esse. Avere uno stile di vita sobrio implica, invece, una non immediata capacità di distacco da ogni cosa.

Chiediamo al Signore la grazia di appassionarci a questo stile di vita, che immediatamente non ci attira e non ci sembra facile. Chiediamo questa grazia perché mai, come nel mondo di oggi, sempre preoccupato e sempre ripiegato su sé stesso, è necessario avere una testimonianza differente che richiami l’uomo a fidarsi di Dio. Lo stile della sobrietà è la cosa più efficace da offrire per vivere bene questa testimonianza in un mondo dimentico di Dio.

Provocazioni dalla Parola

  • Cosa ci preoccupa per il presente?
  • Abbiamo uno stile di vita sobrio?
2024-10-17T14:36:48+02:00