Domenica 17 novembre

1 Domenica di avvento – La venuta del Signore

Introduzione

Iniziare un tempo liturgico nuovo comporta sempre qualche novità. La prima grande novità di quest’anno è il messale nuovo che, da oggi, inizia ad essere utilizzato in tutte le chiese di rito ambrosiano. Non solo una novità per i sacerdoti, ma per tutti i fedeli, perché è il grande libro della preghiera liturgica di tutta la comunità. Vorrei che tutti guardassimo a questo evento come ad un momento di grande speranza. Pur in un tempo in cui la fede non brilla, pur in un momento di difficoltà grande sul tema della celebrazione eucaristica, la Chiesa osa proporre un rinnovamento accurato perché tutti avvertano e vivano questa celebrazione come il cardine di tutta la vita cristiana. Così vorrei anche sottolineare che questo avvento permetterà di vivere tutto un itinerario rivolto alla speranza. Ce lo chiede il giubileo ordinario del 2025 che papa Francesco inizierà proprio al termine di questo tempo di attesa: nella notte di natale verrà aperta la prima delle porte sante, cui seguiranno altre aperture: anche questo un segno di speranza che ci aiuta, interviene nelle nostre vite, parla ai nostri giorni. Senza speranza saremmo tutti perduti! Vi invito ad accogliere così questo itinerario, con grande fiducia nella Parola di Dio, con un senso di vivo ringraziamento al Signore che ci permette di vivere ancora giorni di preparazione, di attesa, di approfondimento del suo mistero e della vita cristiana. A partire proprio dalle letture di questa domenica che possiamo rileggere alla luce della prima grande speranza di cui ci parla l’avvento: la speranza di una protezione sicura.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 13, 4-11
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Frastuono di folla sui monti, simile a quello di un popolo immenso. Frastuono fragoroso di regni, di nazioni radunate. Il Signore degli eserciti passa in rassegna un esercito di guerra. Vengono da una terra lontana, dall’estremo orizzonte, il Signore e le armi della sua collera, per devastare tutta la terra. Urlate, perché è vicino il giorno del Signore; esso viene come una devastazione da parte dell’Onnipotente. Perciò tutte le mani sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno. Sono costernati. Spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente. Ognuno osserva sgomento il suo vicino: i loro volti sono volti di fiamma. Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminarne i peccatori. Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni non daranno più la loro luce; il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce. Io punirò nel mondo la malvagità e negli empi la loro iniquità. Farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni».

SALMO Sal 67 (68)

Sorgi, o Dio, e vieni a salvare il tuo popolo.

Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R

I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome, esultate davanti a lui. R

Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.
Solo i ribelli dimorano in arida terra. R

EPISTOLA Ef 5, 1-11a
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto.

VANGELO Lc 21, 5-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. [Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.] Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Vangelo

Potrebbe non sembrare così rileggendo il Vangelo. Abbiamo sentito Gesù parlare di quella che, più comunemente, chiamiamo la “fine del mondo”. I segni erano assolutamente negativi e preoccupanti: città distrutte, natura in rivolta, uomini che periscono nei vari cataclismi, addirittura “potenze dei cieli sconvolte”, diceva il testo, quasi a sottolineare con ancora maggiore forza che il tempo ultimo sarà tempo di grande rivoluzione, di grandissimo mutamento, ma anche tempo di distruzione, volenza, morte. Come possiamo dire, allora, che le parole del Signore sono consolatorie e invitano alla speranza? Lo abbiamo letto, lo abbiamo sentito. Gesù diceva che, in presenza di segni negativi sempre, ma specialmente nei tempi ultimi, il cristiano è chiamato a “risollevare il capo “ e a considerare che “la liberazione è vicina”. Sono questi due grandi insegnamento di speranza.

Anzitutto non si tiene il capo chino, cioè il cristiano non vive ripiegato su sé stesso, non guarda solo al piccolo della propria vita, non pensa mai solo alle sue modeste cose. Il credente è sempre uomo di grandissimo respiro, guarda non solo a quello che capita nella sua vita ma a quello che, più in generale, avviene nel mondo. Il credente non si lascia mai abbattere: sa che il mondo è in perenne evoluzione, che sconvolgimenti capitano sempre nella storia, ma sa anche che tutto è nelle mani di Dio e che tutte queste cose sono in qualche modo permesse, perché si attui sempre più quella storia di salvezza che Dio vuole per il mondo e per tutti gli uomini. Le parole del Vangelo assicurano, quindi, l’accompagnamento di Dio nelle cose della storia, anche nelle più drammatiche, nelle più tristi, nelle più difficili.

Il secondo insegnamento: è vicina la liberazione. La storia, appunto, è fatta anche di cose negative, di pesi da portare, di negatività da sopportare. Il credente sa bene tutto questo e vive desiderando l’incontro con Dio, vive sperando nell’ingresso nell’eternità. Per questo il credente rialza il capo quando le cose non vanno bene e guarda al mistero di Dio: sa che tutto ciò che si vive è chiamato ad essere trasfigurato dal mistero stesso di Dio che veglia su ciascuno.

Il credente è animato dalla speranza di vedere il volto di Dio: per questo continua il suo cammino senza preoccuparsi troppo di quello che avviene. Al credente basta andare avanti con la forza di Gesù risorto.

Isaia

Anche la pagina del profeta Isaia era terribile e permette di rileggere la sventura del “giorno del Signore”, del giorno ultimo, del “giorno del giudizio” se vogliamo anche così dire. Isaia ci aiuta a capire bene che quel giorno non è un giorno di angoscia che piomba addosso agli uomini, in giorno nel quale, finalmente, Dio fa smettere agli uomini di combinare quello che vogliono e richiama tutti davanti a sé. Una visione di questo genere sarebbe intanto molto riduttiva ma, poi, non troppo aderente al dato biblico. Piuttosto il profeta, anche con questi toni duri, intende pronunciare una parola di speranza e intende richiamare il giorno del giudizio non per spaventare, non per opprimere, ma per ricordare verso quale meta siamo diretti. Se siamo diretti verso questo incontro, se siamo diretti verso questa ricapitolazione di tutte le cose in Cristo, allora si comprende perché occorre vivere il tempo presente in un certo modo: il modo di chi sa che la sua vita non va a finire in niente ma entra nella stessa dimensione di Dio. Anche la stessa parola di punizione del male che viene pronunciata, di per sé, è un invito ad operare il bene, proprio perché sappiamo che la nostra vita ha una direzione certa: l’incontro con Dio.

Efesini

Così anche San Paolo. Se ci mettiamo in questa prospettiva, se ci mettiamo nella visione di fede per la quale tutto è indirizzato all’incontro con Dio, allora risulta chiaro ed evidente che il tempo presente non può essere vissuto senza imprimere una direzione precisa alla vita. Ecco il richiamo a quelle “opere di luce” che segnano non tanto la distanza tra il cristiano e il pagano, ma, piuttosto, esprimono la certezza che in vista dell’incontro con Dio, occorre vivere bene il tempo presente. Ecco perché lo stile di vita del cristiano è assolutamente diverso da quello di tutti gli altri uomini che vivono come se Dio non ci fosse o senza la fede come punto di vista prospettico della vita. Il richiamo di San Paolo non è ad un vuoto moralismo, ma è in vista di quell’incontro unico, fondamentale che ricolma l’esistenza di ogni genere di bellezza. Se mi sento diretto all’incontro con Cristo, preservo la mia vita da tutto ciò che la può offendere, da ciò che la profana, da ciò che la allontana da quell’incontro finale che è poi, la nostra speranza.

La speranza di una protezione sicura

Credo che sia chiaro in che cosa consiste la “speranza di una protezione sicura” di cui ci hanno parlato le scritture. Protezione sicura è Dio, verso il quale siamo diretti nella nostra vita.

Protezione sicura è la fede che, richiamandoci alle verità che Dio ha rivelato, intende portare ciascuno di noi alla vita eterna.

Protezione sicura è la parola di Dio, che è sempre la guida sicura dei nostri passi.

Protezione sicura anche il richiamo morale al quale tutti noi dobbiamo provvedere: senza una revisione di vita autentica è impossibile un cammino di conversione e di adesione a Dio come chiede la spiritualità di Avvento.

Per noi e per il nostro cammino spirituale

Così credo che sia giusto, per tutti noi, chiederci:

  • Come vogliamo vivere questo avvento?
  • Quale protezione sicura vogliamo sperimentare?
  • Come ci predisponiamo a rendere più sicuri i nostri passi?

Ecco il richiamo iniziale: se, per noi tutti, protezione sicura è la fede, allora valorizziamo anche il segno che riceviamo: il nuovo messale.

Se la fede è, per noi tutti, protezione sicura, allora diamo una direzione precisa ai nostri giorni, perché non viviamo come chi è privo di consolazione eterna, ma realmente inquadriamo la nostra vita nel contesto di un ritorno al Padre di tutti, come la Rivelazione ci insegna. In questo senso credo che sia bello valorizzare molto il Giubileo, che è il cuore di questa spiritualità della consolazione o dell’incontro che ci è stata rivolta. Il giubileo è uno spazio di tempo utile per la conversione, dal momento che tutti siamo chiamati ad una piena realizzazione di vita in Dio.

Iniziamo questo avvento mettendoci sotto la sicura protezione di Dio e facendo in modo di vivere sempre alla luce della vita eterna alla quale siamo chiamati come dono.

È questa la sicurezza di vita che tutti dobbiamo sperimentare nel nome del Signore.

2024-11-15T22:34:28+01:00