Martedì 19 novembre

Settimana della 1 domenica di Avvento – Martedì

La spiritualità di questa settimana

Proseguendo la meditazione di questi giorni feriali dell’Avvento, credo che oggi sia abbastanza facile trovare nelle tre Scritture, elementi di meditazione che ci porteranno a dire che coltivare la speranza, darsi da fare per la speranza, significa saper leggere i segni che abbiamo nella nostra storia per far sorgere in noi quella resilienza che aiuta, di fatto, il cammino della speranza.

La Parola di questo giorno

GEREMIA 1, 11-19
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla». Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione». Il Signore mi disse: «Dal settentrione dilagherà la sventura su tutti gli abitanti della terra. Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il proprio trono alle porte di Gerusalemme, contro le sue mura, tutt’intorno, e contro tutte le città di Giuda. Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro, per tutta la loro malvagità, poiché hanno abbandonato me e hanno sacrificato ad altri dèi e adorato idoli fatti con le proprie mani. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». Oracolo del Signore.

SALMO Sal 101 (102)

Salva il tuo popolo, Signore.

Cenere mangio come fosse pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto;
per il tuo sdegno e la tua collera
mi hai sollevato e scagliato lontano.
I miei giorni declinano come ombra
e io come erba inaridisco. R

Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo di generazione in generazione.
Ti alzerai e avrai compassione di Sion:
è tempo di averne pietà, l’ora è venuta!
Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua polvere. R

Le genti temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
Egli si volge alla preghiera dei derelitti,
non disprezza la loro preghiera. R

PROFETI Am 1, 1-2; 3, 1-2
Lettura del profeta Amos

Parole di Amos, che era allevatore di pecore, di Tekòa, il quale ebbe visioni riguardo a Israele, al tempo di Ozia, re di Giuda, e al tempo di Geroboamo, figlio di Ioas, re d’Israele, due anni prima del terremoto. Egli disse: «Il Signore ruggirà da Sion e da Gerusalemme farà udire la sua voce; saranno avvizziti i pascoli dei pastori, sarà inaridita la cima del Carmelo». Ascoltate questa parola, che il Signore ha detto riguardo a voi, figli d’Israele, e riguardo a tutta la stirpe che ho fatto salire dall’Egitto: «Soltanto voi ho conosciuto tra tutte le stirpi della terra; perciò io vi farò scontare tutte le vostre colpe».

VANGELO Mt 7, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Geremia

Anche oggi è il profeta Geremia a suggerirmi questa meditazione. Il profeta, che non avrebbe voluto aderire alla proposta di Dio, capisce che il suo compito sarà assolutamente difficile. Egli dovrà rimproverare ad Israele i suoi peccati e le sue mancanze, ben sapendo che la sua predicazione non troverà attenzione. Anzi, la sua stessa vita sarà messa a repentaglio proprio perché nessuno vorrà ascoltare questa parola difficile, brusca, esigente, propositiva, ma troppo impegnativa. La risposta di Dio non si fa attendere. Geremia non dovrà fare altro che chiedere a Dio la forza, perché Dio stesso lo renderà resistente contro ogni tentazione, ma anche contro ogni assalto degli uomini. Geremia è invitato a coltivare, dunque, una particolare forma di speranza. Quella speranza che nasce dal rimanere forti, nonostante quello che può accadere, nonostante gli attacchi che arriveranno. La fedeltà a cui si atterrà il profeta diventerà già, per lui, occasione per coltivare la speranza.

Amos

Anche il profeta Amos aggiunge qualcosa alla meditazione. Il profeta, infatti, ricorda che per rimanere forti, per vivere quella resilienza che aiuta la speranza, occorre anche saper distinguere i segni dei tempi. Il riferimento della lettura è duplice. Da un lato si faceva riferimento al fatto che la predicazione del profeta iniziò “due anni prima del terremoto”. Indicazione che dice come il profeta iniziò a predicare e continuò a farlo nonostante un segno di distruzione forte, grande, terribile. Il profeta è chiamato a dire che quel segno non annulla la fedeltà di Dio, anche se la vita degli uomini è duramente messa alla prova. Così il profeta che resiste nella speranza e si dedica comunque alla predicazione mentre tutto crolla, diventa segno perché tutti gli uomini imparino a resistere nelle diverse traversie della vita, sostenuti dalla speranza in Dio. Il profeta invita anche ciascuno a saper interpretare ciò che accade nella vita, perché siano i segni a dire a tutti quale speranza sostiene il cammino.

Vangelo

Questi due pensieri lasciano spazio all’immagine del Vangelo che si addice perfettamente a quanto abbiamo ascoltato. L’immagine della casa sulla roccia e l’interpretazione che il Signore stesso dà di questa immagine, ci dicono che la vita di ogni uomo è paragonabile ad una casa che deve saper resistere nei momenti difficili. Così, dice il Signore, qualsiasi vita che sia fondata nella fede diventa casa sulla roccia, diventa edificio stabile che sa resistere a qualsiasi cosa. Per riprendere la meditazione di ieri potremmo dire che la resistenza nelle difficoltà, il sapere che per ogni cosa c’è un termine è condizione necessaria per vivere una speranza che non sia solo nominale, ma realmente occasione di conversione e di continua revisione interiore. La speranza è un’ancora di salvezza sempre, in ogni situazione, in ogni momento della vita.

Meditazione

Quante volte non siamo capaci di questa resistenza! Quante volte ci lasciamo spaventare dalle cose che avvengono e non siamo capaci di rileggere, alla luce della fede, ciò che capita. Credo che questo tempo, di cui spesso ci lamentiamo, del quale non sappiamo cosa dire, o che diciamo essere il peggiore di tutti, o per lo meno più difficile di altri, chieda solamente quella resistenza che qualsiasi generazione dei nostri padri ci ha testimoniato e mostrato. Le Scritture ci stanno dicendo che, per coltivare la speranza, occorre essere disposti a questo genere di resistenza. Vorrei che queste parole risuonassero un po’ come un monito. Nel nostro tempo mi pare che abbia facile gioco lo scoraggiamento, la capacità di arrendersi ancor prima di aver capito bene come stanno le cose. Credo che il nostro tempo e soprattutto le generazioni più giovani non siano poi molto resistenti! Anzi, al contrario, mi pare che si faccia naufragio in un bicchier d’acqua. Cerchiamo di accettare, allora, questa istruzione che la Parola di Dio mette a disposizione di ciascuno di noi e disponiamoci a chiedere nella preghiera questo dono: il dono della resistenza alle negatività della vita che è una realtà che accende la speranza nei cuori.

Rifletti

  • Sono uno che sa resistere alle negatività della vita?
  • Se guardo al mio tempo, sono uno che si lascia spaventare da ciò che avviene o uno che sa leggere i segni della presenza di Dio?
  • La speranza è la mia ancora di salvezza?
2024-11-16T08:58:10+01:00