Martedì 26 novembre

Settimana della 2 domenica di Avvento – Martedì

La spiritualità di questa settimana

Anche oggi cerchiamo tracce di quel richiamo al perdono di Dio e di quelle immagini di speranza che il cammino di Avvento, a partire dalla Parola dei profeti, vuole mettere dentro di noi.

Sarà così più forte il cammino della speranza che tutti insieme stiamo cercando di fare per avvicinarci al Giubileo che inizierà il prossimo Natale.

La Parola di questo giorno

GEREMIA 3, 6-12
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto ciò che ha fatto Israele, la ribelle? Si è recata su ogni luogo elevato e sotto ogni albero verde per prostituirsi. E io pensavo: “Dopo che avrà fatto tutto questo tornerà a me”; ma ella non è ritornata. La sua perfida sorella Giuda ha visto ciò, ha visto che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti i suoi adultèri, consegnandole il documento del divorzio, ma la sua perfida sorella Giuda non ha avuto alcun timore. Anzi, anche lei è andata a prostituirsi, e con il clamore delle sue prostituzioni ha contaminato la terra; ha commesso adulterio davanti alla pietra e al legno. E nonostante questo, la sua perfida sorella Giuda non è ritornata a me con tutto il cuore, ma soltanto con menzogna». Oracolo del Signore. Allora il Signore mi disse: «Israele ribelle si è dimostrata più giusta della perfida Giuda. Va’ e grida queste cose verso il settentrione: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso. Oracolo del Signore. Non conserverò l’ira per sempre».

SALMO Sal 29 (30)

A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita. R

Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.
Ho detto, nella mia sicurezza:
«Mai potrò vacillare!». R

«Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!».
Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l’abito di sacco. R

Mi hai rivestito di gioia,
perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio,
ti renderò grazie per sempre. R

PROFETI Zc 1, 7-17
Lettura del profeta Zaccaria

Il ventiquattro dell’undicesimo mese, cioè il mese di Sebat, l’anno secondo di Dario, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio di Iddo. Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: «Mio signore, che cosa significano queste cose?». L’angelo che parlava con me mi rispose: «Io ti indicherò ciò che esse significano». Allora l’uomo che stava fra i mirti prese a dire: «Questi sono coloro che il Signore ha inviato a percorrere la terra». Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: «Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla». Allora l’angelo del Signore disse: «Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di avere pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!». E all’angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. Poi l’angelo che parlava con me mi disse: «Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono molto geloso di Gerusalemme e di Sion, ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché, mentre io ero poco sdegnato, esse cooperarono al disastro. Perciò dice il Signore: Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme: la mia casa vi sarà riedificata – oracolo del Signore degli eserciti – e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme. Fa’ sapere anche questo: Così dice il Signore degli eserciti: Le mie città avranno sovrabbondanza di beni, il Signore consolerà ancora Sion ed eleggerà di nuovo Gerusalemme».

VANGELO Mt 12, 14-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

Geremia

Anche oggi è il profeta Geremia a farci compiere il primo passo di meditazione. Dopo il re Salomone, il regno di Israele si spezzò in due. Da una parte il regno di Giuda, dall’altra il regno del nord o di Israele. Il profeta vede questa situazione e mette in parallelo il peccato del regno di Giuda con quello del regno di Israele. Più in profondità il profeta si domanda perché, dopo aver visto il peccato di Giuda, dopo aver visto l’allontanamento prodottosi nel regno del sud, il regno del nord non abbia reagito. Il profeta non ha parole. Nemmeno il giudizio che gli stessi uomini sono in grado di esprimere è servito per rendere Israele meno ribelle. Come dire: il peccato grava davvero su tutti. Dal peccato non ci si smuove per forza personale. È solo il perdono di Dio che libera dal peccato. Ecco, allora, la parola più bella e più forte delle ultime righe del testo sacro: Dio si auto presenta come Colui che non porta rancore, come Colui che non rimane sdegnato per sempre, ma come Colui che si dispone sempre al perdono, sapendo che non è la volontà dell’uomo che salva, ma il suo amore unilaterale. Si capisce allora, anche alla luce della meditazione di ieri, il richiamo forte al “ritorno”. L’unico atteggiamento possibile all’uomo di fronte a Dio che perdona è il ritorno al Padre di tutti.

Zaccaria

Anche il profeta Zaccaria torna sul tema, ma da un punto di vista diverso. Il profeta vede la devastazione di Gerusalemme che dura da 70 anni e si domanda: fino a quando, Signore? Fino a quando Gerusalemme sarà devastata? Fino a quando i nemici della fede avranno la meglio? È una domanda lecita, la domanda di un profeta che vede il dolore e l’abominio della devastazione. Ecco che la risposta di Dio non si fa attendere. Ovvero il profeta capisce che Dio tornerà presto a permettere la riedificazione della città santa, tornerà a permettere di nuovo la vita in essa, tornerà a riedificare concretamente la città devastata. Tutto questo avverrà perché Dio ama il suo popolo, ama Gerusalemme, ama ogni uomo. La lettura contiene una fortissima immagine di speranza. La città che ricomincia a vivere lo dice molto bene. Una città che ricomincia la sua vita è indice della speranza che trionfa. Il profeta si serve di questa immagine per dire che, con la ricostruzione fisica di Gerusalemme, si ricostruì la società di Israele tutta. Dio ricostruisce sempre percorsi di speranza per tutti gli uomini. Ecco il cuore della rivelazione del profeta.

Vangelo

Il Vangelo di oggi contiene entrambi i richiami, cioè il richiamo penitenziale e il richiamo alla speranza. La sintesi è data dalla citazione del carme del servo. Il servo sofferente, colui che viene per essere l’uomo dei dolori, colui che ben conosce il patire è il Signore Gesù che viene per donare il perdono di ogni peccato e mancanza attraverso la sua morte di Croce. Al credente viene chiesto di riflettere e di osservare quel dolore di Cristo che lo ha portato a sperimentare tutta la sua misericordia. Il servo sofferente non propone, però, solo l’immagine del dolore per il peccato del mondo, ma diventa anche un’immagine di speranza. È proprio per quella liberazione che il Signore opera che tutti gli uomini possono sperare. È proprio per questa vicinanza di Dio che si attua nel Cristo che ogni cuore può aprirsi di nuovo alla dimensione della speranza che Dio stesso genera nei cuori. La speranza è quindi un dono della Pasqua di Cristo. Ogni volta che si celebra la Pasqua del Signore, ogni credente è invitato a rinnovare la sua speranza.

Meditazione

Quante parole ed immagini bellissime vengono donate a noi. Molti di noi ascolteranno questa parola dentro una celebrazione eucaristica che, ovviamente anche nei giorni feriali, è sempre memoriale della Pasqua di Cristo. Dunque è proprio anche a partire da questa celebrazione che noi tutti possiamo rinnovare la speranza che è già in noi. Credo quindi molto bello e molto utile che, anzitutto, ringraziamo per il dono della celebrazione eucaristica che è sempre sorgente di speranza. Non solo, essa è anche sorgente di perdono perché ogni volta che celebriamo la Pasqua del Signore noi riceviamo anche quel dono speciale che è il suo perdono. Ecco il motivo della centralità della Messa ed ecco il motivo della sua assoluta imprescindibilità.

In secondo luogo, direi di conservare nel cuore anche la parola di Zaccaria, che ci ha ricordato che la misericordia di Dio è da sempre e per sempre. Poco importa che già lo sappiamo. Poco importa che già ne facciamo esperienza. Occorre lasciare che il Signore ce lo ripeta, perché è sempre utile tornare a quella sorgente del perdono e della speranza che deve essere ancora di salvezza per ogni nostra giornata. Piuttosto facciamo in modo che il continuo ripetersi di questa consapevolezza diventi, per noi tutti, fonte di speranza.

Rifletti

  • Mi lascio raggiungere dal messaggio di misericordia che Dio sempre rinnova per me o mi chiudo ad esso?
  • L’immagine di speranza del profeta, diventa anche per me occasione di conversione?
  • Proprio perché il Signore non rimane sdegnato per sempre, so riprendere fiducia per il mio cammino personale?
2024-11-22T22:41:17+01:00