Feria prenatalizia 1
La spiritualità di questa settimana
Da oggi, dunque, cominciano i 7 giorni feriali prima di Natale che hanno un ordinamento liturgico speciale. Si chiamano “ferie prenatalizie dell’Accolto” e, con le loro letture, sempre prese dal libro di Rut e di Ester, intendono aiutarci a vivere bene gli ultimi giorni di preparazione alla celebrazione del mistero della natività del Signore. Sono anche gli ultimi giorni di preparazione all’inizio del Giubileo, che accogliamo come un dono, ma anche come un appello alla responsabilità di un cammino. Direi che oggi la Scrittura ci propone tre casi disperati.
La Parola di questo giorno
RUT 1, 1-14
Inizia la lettura del libro di Rut
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. Quest’uomo si chiamava Elimèlec, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion; erano Efratei, di Betlemme di Giuda. Giunti nei campi di Moab, vi si stabilirono. Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito. Allora intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo ove risiedeva e si misero in cammino per tornare nel paese di Giuda. Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare tranquillità in casa di un marito». E le baciò. Ma quelle scoppiarono a piangere e le dissero: «No, torneremo con te al tuo popolo». Noemi insistette: «Tornate indietro, figlie mie! Perché dovreste venire con me? Ho forse ancora in grembo figli che potrebbero diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi. Se anche pensassi di avere una speranza, prendessi marito questa notte e generassi pure dei figli, vorreste voi aspettare che crescano e rinuncereste per questo a maritarvi? No, figlie mie; io sono molto più amareggiata di voi, poiché la mano del Signore è rivolta contro di me». Di nuovo esse scoppiarono a piangere. Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei.
SALMO Sal 9
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore.
Gioirò ed esulterò in te,
canterò inni al tuo nome, o Altissimo.
Il Signore sarà un rifugio per l’oppresso,
un rifugio nei momenti di angoscia. R
Confidino in te
quanti conoscono il tuo nome,
perché tu non abbandoni chi ti cerca, Signore. R
Cantate inni al Signore,
che abita in Sion,
narrate le sue imprese tra i popoli. R
ESTER 1, 1a-1r. 1-5. 10a. 11-12; 2, 1-2. 15-18
Inizia la lettura del libro di Ester
Nel secondo anno di regno del grande re Artaserse, il giorno primo di Nisan, Mardocheo, figlio di Giàiro, figlio di Simei, figlio di Kis, della tribù di Beniamino, ebbe in sogno una visione. Egli era un Giudeo che abitava nella città di Susa, un uomo ragguardevole, che prestava servizio alla corte del re e proveniva dal gruppo degli esuli che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme con Ieconia, re della Giudea. Questo fu il suo sogno: ecco, grida e tumulto, tuoni e terremoto, sconvolgimenti sulla terra. Ed ecco: due enormi draghi avanzarono, tutti e due pronti alla lotta, e risuonò potente il loro grido. Al loro grido ogni nazione si preparò alla guerra, per combattere contro il popolo dei giusti. «Ecco, un giorno di tenebre e di caligine! Tribolazione e angustia, afflizione e grandi sconvolgimenti sulla terra!» Tutta la nazione dei giusti rimase sconvolta: essi, temendo la propria rovina, si prepararono a morire e levarono a Dio il loro grido. Ma dal loro grido, come da una piccola fonte, sorse un grande fiume con acque abbondanti. Apparvero la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. Mardocheo allora si svegliò: aveva visto questo sogno e quello che Dio aveva deciso di fare; in cuor suo continuava a ripensarvi fino a notte, cercando di comprenderlo in ogni suo particolare. Mardocheo alloggiava alla corte con Gabatà e Tarra, i due eunuchi del re che custodivano la corte. Intese i loro ragionamenti, indagò sui loro disegni e venne a sapere che quelli si preparavano a mettere le mani sul re Artaserse. Allora ne avvertì il re. Il re sottopose i due eunuchi a un interrogatorio: essi confessarono e furono tolti di mezzo. Poi il re fece scrivere questi fatti nelle cronache e anche Mardocheo li mise per iscritto. Il re costituì Mardocheo funzionario della corte e gli fece regali in compenso di queste cose. Ma vi era anche Amàn, figlio di Amadàta, il Bugeo, che era molto stimato presso il re e cercò il modo di fare del male a Mardocheo e al suo popolo, per questa faccenda che riguardava i due eunuchi del re. Dopo queste cose, [al tempo di Artaserse – quell’Artaserse che regnava dall’India sopra centoventisette province –, proprio in quel tempo il re Artaserse, che regnava nella città di Susa, l’anno terzo del suo regno fece un banchetto per gli amici e per quelli delle altre nazionalità, per i nobili dei Persiani e dei Medi e per i prefetti delle province. Dopo aver mostrato loro le ricchezze del suo regno e il fasto attraente della sua ricchezza per centottanta giorni, quando si compirono i giorni delle nozze, il re fece un banchetto per i rappresentanti delle nazioni che si trovavano nella città, per sei giorni, nella sala della reggia. Il settimo giorno il re, euforico per il vino, ordinò di far venire davanti a lui la regina per intronizzarla, ponendole sul capo il diadema, e per mostrare ai prìncipi e alle nazioni la sua bellezza: era infatti molto bella. Ma la regina Vasti rifiutò di andare con gli eunuchi. Il re ne fu addolorato e irritato. Dopo questi fatti, l’ira del re si placò ed egli non si ricordò più di Vasti, avendo presente quello che lei aveva detto e come egli l’aveva ormai condannata. Dissero allora i servi del re: «Si cerchino per il re fanciulle incorrotte e belle». Quando per Ester, figlia di Aminadàb, fratello del padre di Mardocheo, si compì il tempo di entrare dal re, ella nulla tralasciò di quello che le aveva ordinato l’eunuco, il custode delle donne; Ester infatti trovava grazia presso tutti quelli che la vedevano.] Ester entrò dal re Artaserse nel dodicesimo mese, chiamato Adar, l’anno settimo del suo regno. Il re si innamorò di Ester: ella trovò grazia più di tutte le fanciulle e perciò egli pose su di lei la corona regale. Poi il re fece un banchetto per tutti i suoi amici e i potenti per sette giorni, volendo solennizzare così le nozze di Ester; condonò pure i debiti a tutti quelli che erano sotto il suo dominio.
VANGELO Lc 1, 1-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Rut
Il primo caso disperato è quello di Noemi, una donna affranta, amareggiata, come lei stessa si definisce nel libro, una donna cui è venuta meno la speranza. Se una donna può riprendersi per il dolore della morte del marito, non si riprende mai dal dolore per la morte di un figlio. Quando, poi, come in questo caso i figli morti sono due, è chiaro che il dolore è elevato a potenza, un’intensità di dolore che non ha fine. Questa donna si vede ormai finita, senza nessuna possibilità di futuro. Lo dice anche quasi prendendosela con Dio: “La mano del Signore si è rivolta contro di me”. Si capisce molto bene che, in queste parole, non c’è nemmeno rabbia. Questa donna ha ormai deposto ogni cosa. Ella è così, è in questa situazione, non ci si può fare niente. Ella è amareggiata a causa di Dio. Noemi accetta tutto questo con rassegnazione. Non crede più che la parola speranza possa fare al caso suo.
Ester
Il secondo caso è molto diverso e ritrae un uomo che è privo di speranza, ma che non se ne cura affatto. È il re Artaserse che, avendo perso l’amore di sua moglie, non si preoccupa minimamente di quello che è successo. Capisce che la storia è finita e, tra un banchetto e l’altro, decide di sposarsi nuovamente, come prevedeva anche il costume del tempo. Cerca “fanciulle incorrotte e belle” per riformare una famiglia, per avere di nuovo una regina al suo fianco. Siamo in una mentalità molto diversa dalla nostra, dove ciò che conta è anche l’immagine che si dà. Pensare ad un re solo non va bene, ecco l’idea di un’altra moglie. La lettura mette bene in luce che quest’uomo vive benissimo. Non si dà peso per il futuro, non ha speranze per qualcosa che sia oltre la sperimentabilità concreta delle cose.
Vangelo
Così è anche il terzo caso disperato. Il caso di Elisabetta e Zaccaria. Ormai vecchi, ormai riconciliati con tutto, ormai senza più sogni, più che affaccendati nelle cose di sempre, il Vangelo ce li descrive così, un po’ sotto il peso delle cose di sempre, immersi in un’abitudine che non porta a niente. Anche Zaccaria, che è uomo di preghiera, vive la sua offerta dell’incenso in modo automatico, solo perché è un dovere. Non si azzarda a pensare che la fede sia qualcosa di diverso. Egli sta lì, presso l’altare. Non si domanda cosa dovrà succedere, non si domanda del suo futuro. Ormai un vecchio sacerdote senza figli: l’unica cosa che manca è aspettare la morte. Poi cala il sipario. Sarà proprio questo lo “sbaglio” di valutazione di Zaccaria.
Meditazione
Cosa dicono a noi questi tre casi disperati?
Antitutto mi pare che ci dicano che la speranza è un cammino e, quindi, si può perdere. La speranza non è un cammino sempre in ascesa. La speranza non è una realtà sempre in incremento. La speranza può anche sparire, soccombere sotto le cose della vita, quando accade che la vita picchi duro e che le cose siano davvero più difficili del previsto. È il caso di tutte e tre le letture.
Secondo: le Scritture ci dicono che si può reagire alla mancanza di speranza in modo diverso. Incolpando Dio, per esempio, come Noemi che, anche se lo fa senza troppa enfasi, attribuisce a Dio l’essere contro di lei. Lei, povera donna, che mai potrà fare? Oppure si può reagire sopportando le cose, come Zaccaria, che fa le cose di sempre, ma senz’anima. Non cambia, non smette di vivere i suoi doveri. Solo li vive senz’anima, lasciando che capitino tutte le cose che devono capitare. Zaccaria ormai si fa scivolare addosso tutto. Attende solo la morte. Oppure si può reagire come Artaserse, consolandosi con le cose: “Morto un papa se ne fa un altro…”, scomparsa una moglie ne troviamo un’altra! Così come nelle cose di corte: risolto un problema ce ne sarà un altro, perché quindi non approfittarsi della vita? Sono possibilità che abbiamo tutti. Di fronte alle cose della vita, quando la speranza è debole, si cerca di fare qualcosa per esorcizzare il problema.
Noi come reagiamo quando siamo disperati? Ecco la domanda spirituale che dobbiamo fare nostra, perché sicuramente anche a noi capitano giorni così. Come ne usciamo? Quale speranza ci accompagna?
Sostiamo su questi testi, per essere sempre pronti a rinnovare la speranza.
Rifletti
- Come reagisco quando sono in crisi di speranza?
- Le Scritture come illuminano le mie reazioni?
- Come vivo la perdita della speranza?