6 Domenica di avvento
Introduzione
La fede come fonte di protezione sicura e di speranza; la speranza che nasce dal perdono; i testimoni della speranza; la speranza della Beata Vergine Maria e la speranza che genera gioia, sono stati i passi che abbiamo fatto insieme per cercare, in questo Avvento che ci immette nel Giubileo, fonti di alimentazione della virtù della speranza. Oggi vogliamo concludere questo itinerario, pensando ancora alla Vergine Maria. Ripensando al Vangelo potremmo dire così: la speranza fa trovare grazia.
La Parola di Dio
LETTURA Is 62, 10 – 63, 3b
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli». Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”. E tu sarai chiamata Ricercata, “Città non abbandonata”». «Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?». «Sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare». «Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?». «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me».
SALMO Sal 71 (72)
Rallègrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.
Le montagne portino pace al popolo
e le colline giustizia.
Ai poveri del popolo renda giustizia,
salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. R
Scenda come pioggia sull’erba,
come acqua che irrora la terra.
Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R
Benedetto il Signore, Dio d’Israele:
egli solo compie meraviglie.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra. R
EPISTOLA Fil 4, 4-9
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
VANGELO Lc 1, 26-38a
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
Vangelo
È il centro, è il cuore del Vangelo che abbiamo ascoltato: Maria, secondo la definizione dell’Angelo, è “la piena di grazia”, come anche noi la chiamiamo nella dolce recita dell’Ave.
Piena di grazia, cioè colei che Dio ha riempito della sua grazia, del suo splendore. Il riferimento è ancora al suo essere Immacolata, come abbiamo celebrato due settimane fa. Ma è anche e più in generale, riferito a tutta la vita della Beata Vergine Maria. La sua vita, in tutte le dimensioni, in tutto quello che è accaduto, fu una vita piena di grazia. Una vita nella quale tutti gli avvenimenti vennero riletti alla luce della rivelazione di Dio che l’aveva scelta come Madre del suo Figlio, colei che avrebbe portato il Messia nel mondo.
“Piena di grazia” indica non solo colei che venne preservata dal peccato, ma colei che fu piena di fede, colei che seppe riferire ogni cosa della vita a Dio. In effetti la speranza della Vergine si alimentò proprio a questa capacità. Se la Vergine non avesse fatto di ogni evento dell’esistenza un modo per rendere grazie a Dio, ella non avrebbe sperimentato questa virtù dell’essere la piena di grazia.
“Piena di grazia” indica, ancora, il suo essere totalmente a disposizione di Dio. Maria seppe costruire i suoi progetti umani, anche quelli con Giuseppe, alla luce di quella volontà di Dio sulla quale ella sempre si interrogò e che sempre ebbe in speciale riferimento.
“Piena di grazia” significa anche che ella seppe sempre rimanere nella gioia. Anche nei momenti più difficili, anche nei momenti più bui. Il suo essere totalmente relativa a Dio, il suo essere pienamente sprofondata nella sua grazia, il suo essere sempre relativa a Cristo, le permise di trovare causa di speranza in ogni cosa che visse.
Fu per questo che Maria “trovò grazia” presso Dio, e portò a compimento quel mistero di salvezza che il mondo non avrebbe minimamente potuto sperare di ottenere basandosi sulle sue capacità e potenzialità.
Isaia
Anche il profeta parlava del popolo di Israele che trovò grazia presso Dio e fu pieno di grazia, ma in senso molto diverso da quello del Vangelo. Anzitutto non per una sua dote particolare o per qualche cosa che riuscì a proporre. Il popolo di Israele trovò grazia presso Dio a motivo della sua fedeltà, ovvero grazie alla bontà e alla misericordia del Signore. Per questo Dio lo protesse e lo liberò da tutti coloro che lo avevano reso schiavo, sottomesso, negando la possibilità della sua stessa libertà. Il riferimento, nel caso concreto della lettura, era al tempo dell’esilio. Non fu per qualche virtù del popolo stesso che tutti poterono tornare a Gerusalemme, ma per la bontà di Dio, che concesse anche questo. Così come fu Dio la guida sicura nel tempo della difficoltà e nel vagare incerto nel deserto. La “via santa” a cui si faceva riferimento è la via che Dio rese possibile. La città santa che fu possibile ricostruire fu Gerusalemme, che venne riedificata anzitutto con la preghiera di chi tornava in patria e poi certo anche con il lavoro di tutti coloro che si dedicarono a farla risorgere. Il profeta precisava molto bene che tutto questo avvenne non per la bontà degli uomini, ma per la misericordia di Dio. Dunque anche il piccolo risorgimento che il popolo sperimentò nella storia diventa causa di benedizione del mistero di Dio che fa trovare grazia agli uomini e che li riempie di grazia. In ogni modo.
Filippesi
È per questo motivo che San Paolo insegnava a “stare sempre lieti nel Signore”. Non perché capitino solo cose belle, non perché il credente non abbia a che fare con le difficoltà della vita, ma perché il credente, qualsiasi credente, può dire di avere trovato grazia presso Dio a motivo della sua misericordia e fedeltà. Ogni credente sa che la sua preghiera non va mai perduta, sa che la sua vita, il suo tempo, il suo futuro, sono nelle mani di Dio. È per questo che ogni credente può scoprire una sorgente di gioia nella fede che rende possibile anche accettare le cose che capitano illuminandole con la luce che viene da Dio. Per questo, “esporre a Dio le proprie necessità con preghiere, suppliche e ringraziamenti”, diventa ciò che il credente cerca di fare. La preghiera, dunque, nelle sue diverse forme, diventa l’esercizio da compiere per dare concretezza alla speranza.
Quando accade questo, quando si vive questo progetto di vita, non solo aumenta la fede nell’uomo, ma cambia proprio tutto il suo modo di vivere e di orientare la vita a Dio. Quando uno sperimenta concretamente il fatto di essere oggetto della grazia di Dio, ecco che uno vive con amabilità. Vive con amabilità chi non è arrabbiato con la vita, chi non è arrabbiato con Dio, chi, partendo proprio dalla visione della fede, sa vivere con attenzione nel rispetto di tutti. La fede, se vogliamo, cambia la vita anche nei suoi risvolti più pratici.
Non solo: la fede orienta il pensiero, così che il credente che si sente oggetto della benevolenza di Dio, sa cosa deve pensare, cercare, rendere oggetto del suo costante pensiero. È questa contemplazione di ciò che è vero, bello, nobile, giusto, amabile, che dilata i confini della vita dell’uomo e rende possibile un cammino di affidamento più serio a Dio.
È quando si mettono in pratica queste cose, è quando si vive come uomini pieni di grazia, che si sperimenta la presenza del Dio della pace, ovvero di Colui che rappacifica i cuori in ogni momento della vita.
La speranza fa essere pieni di grazia
Così in questa ultima domenica di Avvento, prima di essere immersi nel mistero della contemplazione del Natale, noi tutti siamo chiamati a capire che anche noi, in qualche modo, possiamo essere pieni di grazia. Non perché preservati dal peccato, non perché lontani da quelle esperienze di vita che rovinano l’uomo, ma, piuttosto, perché sappiamo cercare nella fede quella consolazione che ci permette di essere amabili e di desiderare solo ciò che apre gli orizzonti della vita proiettando l’esistenza verso mete di grande spessore. La speranza è la virtù che fa tutto questo. Al contrario, non avere speranza significa consegnarsi ad una vita angusta, dove non c’è spazio per la contemplazione, dove non si trova slancio per le cose che il proprio tempo offre.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Siamo ormai nell’imminenza del Natale e anche la novena, che abbiamo cercato di distinguere e di sottolineare, sta volgendo al suo termine lasciando spazio alle feste natalizie. Credo che sia giusto chiederci, in un ultimo momento di riflessione pre-natalizia:
- Mi sento anche io pieno di grazia? Ho la consapevolezza di avere trovato grazia presso Dio?
Per fare questo, per avere questa consapevolezza, credo che occorrano quelle virtù umane che Paolo ci ha trasmesso nell’epistola. Anche noi siamo chiamati ad esprimere amabilità, ovvero ad avere una vita felice, piena, non perché solo immersa in cose piacevoli, ma perché sappiamo sempre che la presenza del Signore accompagna i nostri giorni. La fede ci deve far dire questo. La fede ci deve far comprendere che il Signore ci accompagna sempre. È per questo che anche noi siamo tra coloro che hanno trovato grazia presso Dio.
Frutto di questa visione della speranza è l’amabilità. Mi pare che troppo spesso anche noi cristiani siamo scontrosi, abbiamo una vita che non esprime amabilità, cioè non sappiamo comportarci verso gli altri esprimendo quell’attenzione, quell’ascolto, quella condivisione che, invece, potrebbero rallegrare la nostra esistenza.
Se questo accade è perché siamo tutti ripiegati sulle cose da fare e non osiamo elevare lo sguardo per una contemplazione che sa dilatare il cuore verso mete più alte. Stare sempre concentrati o ripiegati su noi stessi, spegne la virtù della speranza.
A pochi giorni dal Natale, a pochi giorni anche dall’apertura di un nuovo anno giubilare, la Chiesa osa ricordarci che la sorgente della speranza è per tutti questa. Più noi contempleremo cose belle, più avremo l’occasione di dilatare i confini della nostra stessa esistenza e più saremo capaci di guardare, con speranza, a quello che ancora dovrà capitarci.
Vorrei che, al termine di questo itinerario sulla speranza e prima di incontrare la grande speranza che è Gesù Cristo, tutti sapessimo immergerci in questa contemplazione di vita che non solo rende bello e possibile il nostro camino di fede, ma riempie la vita.
Facciamo in modo di desiderare quello che, davvero, è bello, nobile, giusto, per dilatare i confini del nostro cuore, scoprirci pieni di grazia e di benevolenza da parte di Dio, per celebrare un Natale che non sia il ripetersi del solito Natale, ma che sia davvero una sorgente di speranza per i nostri giorni e per i giorni dell’uomo.