Martedì 04 febbraio

Settimana della 4 domenica dopo l’Epifania – Martedì

La spiritualità di questa settimana

Oggi non abbiamo nessun santo particolare da ricordare e ci soffermiamo sulle Scritture per cercare di comprendere ancor meglio la loro ricchezza e la sapienza che esse esprimono.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 39, 12-22
Lettura del libro del Siracide

Dopo aver riflettuto, parlerò ancora, sono pieno come la luna nel plenilunio. Ascoltatemi, figli santi, e crescete come una rosa che germoglia presso un torrente. Come incenso spargete buon profumo, fate sbocciare fiori come il giglio, alzate la voce e cantate insieme, benedite il Signore per tutte le sue opere. Magnificate il suo nome e proclamate la sua lode, con i canti delle labbra e con le cetre, e nella vostra acclamazione dite così: Quanto sono belle tutte le opere del Signore! Ogni suo ordine si compirà a suo tempo! Non bisogna dire: «Che cos’è questo? Perché quello?». Tutto infatti sarà esaminato a suo tempo. Alla sua parola l’acqua si arresta come una massa, a un detto della sua bocca si aprono i serbatoi delle acque. A un suo comando si realizza quanto egli vuole, e nessuno potrà sminuire la sua opera di salvezza. Le opere di ogni uomo sono davanti a lui, non è possibile nascondersi ai suoi occhi; egli guarda da un’eternità all’altra, nulla è straordinario davanti a lui. Non bisogna dire: «Che cos’è questo? Perché quello?». Tutto infatti è stato creato con uno scopo preciso. La sua benedizione si diffonde come un fiume e come un diluvio inebria la terra.

SALMO Sal 32 (33)

Retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera.

Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. R

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.
Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni. R

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R

Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R

VANGELO Mc 6, 1-6a
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Siracide

Anche noi potremmo e dovremmo ricordare la ricca riflessione di fede da cui veniamo. In tutti questi giorni del tempo dopo l’Epifania abbiamo letto, nel libro del Siracide, qualche cosa che ci ha permesso di rinnovare la nostra fede in Gesù, vera sapienza incarnata. Il Siracide, ben prima che tutto questo accadesse e contemplando solo le realtà della prima alleanza a lui note, già diceva che, dopo averle meditate tutte, si sentiva “pieno”, “colmo” di gratitudine verso Dio che, a suo tempo, compie ogni cosa. Non solo. Egli è anche colmo di speranza, sapendo che per ogni cosa c’è il suo tempo e sapendo pure che ogni cosa, nel tempo di Dio, troverà la sua collocazione, la sua spiegazione, il suo senso. Anche le cose che ora, nel tempo, nel giudizio limitato che si può esprimere, non lo trovano. La sapienza del Siracide è da un lato sapienza di ringraziamento e di contemplazione, dall’altro è sapienza di attesa. Due punti di riferimento nodali anche per noi che siamo chiamati a vivere con questi atteggiamenti l’anno giubilare che è iniziato.

Vangelo

Ce lo spiega anche il Vangelo. Di fronte allo stesso Gesù si può stare con atteggiamento molto diverso. C’è l’atteggiamento di chi non si lascia minimamente coinvolgere nella sua rivelazione. È l’atteggiamento di chi vive tutte le cose della fede come realtà di poco conto, come realtà di cui, forse, in fondo si può anche fare a meno. È l’atteggiamento di chi deride le cose piccole della fede, ritenute insignificanti per la vita dell’uomo. Oppure si può stare davanti al Signore Gesù con il cuore ricco di riconoscenza, pieno di contemplazione, aperto alla rivelazione come, di fatto, fu il cuore di molti. Chi ha questa posizione intravede sempre la grandezza del mistero di Dio, anche nelle cose piccole. Si apre al suo incontro, nel quale Dio sa poi realizzare cose grandi. Si mette dalla parte di chi attende una manifestazione, una rivelazione attendibile e che dia senso ai giorni della vita. Questo è quello che dovremmo fare anche noi.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Queste letture sono date a noi e, molto provocatoriamente, tutti ci potremmo chiedere: io da che parte sto? Io come mi regolo su queste cose? Sono anche io uno che vive con atteggiamento di accoglienza le grandi cose della fede? Sono un superficialone che le lascia cadere, spegnendo la speranza a cui esse aprono? La Parola di Dio deve essere giustamente provocatoria anche per noi. Perché, lo vediamo bene, siamo in un mondo, siamo in un tempo che deride le cose della fede, che non si cura delle cose di Dio, che non raccoglie i segni della fede così come ci sono stati consegnati perché noi attingessimo in essi sapienza e speranza. L’uomo di oggi attinge altrove, per speranze che sono tutte momentanee e certamente di minore portata. Che cosa potremmo fare? Che cosa dovremmo fare se volessimo vivere qualcosa degli atteggiamenti che ci sono stati proposti? La risposta l’abbiamo avuta proprio nelle Scritture. Dovremmo aprirci ad un momento di contemplazione più grande. Dovremmo aprirci ad un momento di attenzione maggiore. Dovremmo tutti aprirci ad una domanda di senso che non dovremmo mai eludere. Che cosa riesce a dare senso alla mia vita? Che cosa riesce a dare senso ai miei giorni? La fede “serve” proprio a questo, a dare senso ai nostri giorni, che sono pieni di tante cose buone e belle, ma che anche incontrano difficoltà di ogni tipo e diverse resistenze alla fede stessa. Chiediamo al Signore di essere Lui il compimento, il senso dei nostri giorni. Solo così daremo senso alla nostra esistenza e ci predisporremo a quell’incontro con Lui che renderà certa la speranza nella quale ora siamo invitati a vivere e a confidare.

Provocazioni

  • Io da che parte sto?
  • Io come mi regolo su queste cose?
  • Sono anche io uno che vive con atteggiamento di accoglienza le grandi cose della fede? Sono un superficialone che le lascia cadere, spegnendo la speranza a cui esse aprono?
2025-01-31T11:50:13+01:00