Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Anche oggi le due letture sono da prendere nel loro insieme per lasciare che siano esse a guidarci nella riflessione che la Parola di Dio intende proporci in questo giorno giubilare.
La Parola di questo giorno
LETTURA Qo 4, 17 – 5, 6
Lettura del libro del Qoèlet
Bada ai tuoi passi quando ti rechi alla casa di Dio. Avvicìnati per ascoltare piuttosto che offrire sacrifici, come fanno gli stolti, i quali non sanno di fare del male. Non essere precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si affretti a proferire parole davanti a Dio, perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra; perciò siano poche le tue parole. Infatti dalle molte preoccupazioni vengono i sogni, e dalle molte chiacchiere il discorso dello stolto. Quando hai fatto un voto a Dio, non tardare a soddisfarlo, perché a lui non piace il comportamento degli stolti: adempi quello che hai promesso. È meglio non fare voti che farli e poi non mantenerli. Non permettere alla tua bocca di renderti colpevole e davanti al suo messaggero non dire che è stata una inavvertenza, perché Dio non abbia ad adirarsi per le tue parole e distrugga l’opera delle tue mani. Poiché dai molti sogni provengono molte illusioni e tante parole. Tu, dunque, temi Dio!
SALMO Sal 65 (66)
Dio ha ascoltato la voce della mia preghiera.
Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti, pronunciati dalle mie labbra,
promessi dalla mia bocca nel momento dell’angoscia.
Ti offrirò grassi animali in olocausto
con il fumo odoroso di arieti,
ti immolerò tori e capri. R
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
A lui gridai con la mia bocca,
lo esaltai con la mia lingua. R
Se nel mio cuore avessi cercato il male,
il Signore non mi avrebbe ascoltato.
Ma Dio ha ascoltato,
si è fatto attento alla voce della mia preghiera.
Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R
VANGELO Mc 12, 38-44
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa». Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Qoelet
Dopo la riflessione sulla vita, sul suo senso, sul senso del tempo, il sapiente ci invita oggi a capire bene quale deve essere il valore delle parole. Qoelet capisce bene che l’uomo saggio, l’uomo amico di Dio, misuri le parole. Sa bene, ogni sapiente, che la parola ha sempre un valore importante. Per questo il saggio vigila sulle parole che dice e non si lascia trascinare in qualsiasi discorso. Inoltre il saggio non ha ambizioni, non ha sogni da rincorrere in senso mondano e, per questo, non spreca parole per indicare ciò che non è. L’uomo saggio cerca sempre di vivere alla luce della fede e rimette ogni cosa a Dio. Più che parlare con gli uomini, per evitare che la parola venga svilita e susciti il male anziché il bene, l’uomo di Dio parla con Dio di sé, delle cose che vive, delle cose che capitano. Insomma, fa di ogni cosa una preghiera incessante e costante. Il saggio è colui che sa rimettere ogni cosa nelle mani di Dio, è colui che si limita a fare questo, per non fare danni tra gli uomini.
Vangelo
Si capisce ancor meglio il richiamo del Vangelo, diretto a uomini che, invece, bramano farsi vedere, bramano dire parole belle, altolocate, importanti. Senza preoccuparsi delle parole da dire a Dio, quasi che anche la fede possa diventare un momento nel quale vivere di apparenza, di ostentazione, di affermazione di sé. Ecco perché Gesù, oltre a non dilungarsi lui stesso in parole, mette davanti a tutti l’esempio di una donna sola e vecchia, per definizione una donna che non guarda più nessuno, una donna di cui nessuno si cura più. Una donna che, però, è la più grande di tutti, perché è una donna che sceglie lo stile della povertà, inteso come affidamento a Dio, come proprio stile di vita. Ella mette quanto ha per vivere nella cassa del tempio, perché lascia fare a Dio, lascia che sia Dio che la guidi, lascia che sia Dio a tenere in mano la sua vita. Potremmo dire che questa donna si fida ciecamente della provvidenza. Non dice niente, non fa discorsi, non si mette a fare insegnamenti, ma, solo con il suo modo di vivere, dice a cosa miri, cosa abbia nel cuore. La sua è vera sapienza di vita. Questa donna non sa niente, non ha studiato, non potrebbe tenere alcun discorso, ma, con il suo esempio, attesta quale grande sapienza sia nel suo cuore, ben oltre le invidie, le gelosie, le povertà di chi, pure, è altolocato e ha un posto di grande responsabilità nel tempio o presso il popolo stesso.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche per noi, oggi, un’altra provocazione. Noi come viviamo la parola che diciamo? Che valore, che peso diamo alle parole che escono dal nostro cuore? Che esempio sosteniamo? Credo che tutti, infatti, corriamo un po’ il rischio degli scribi, dei farisei, della gente che contava allora. Anche noi corriamo il rischio di dire molte parole, di affermare molte cose, senza che ci sia un vero e compiuto senso di tutte queste cose. Anche noi, spesso, diamo un esempio “cattivo”, nel senso che imitiamo altre logiche del mondo, ci consegniamo a pensare come pensano tutti e a fare come fanno tutti. Ecco, la Parola di Dio di oggi vorrebbe evitare proprio questo senso di abbandono a logiche che non hanno niente a che fare con la vita di fede. Se proviamo a pensarci seriamente, credo che tutti scopriremo che siamo proprio noi che viviamo così. Siamo proprio noi che cerchiamo questa logica di vita, siamo proprio noi che cerchiamo compromessi o, peggio, scadiamo anche noi in modi di pensare, di dire e di vivere che sono assai lontani da quelli che un uomo di fede dovrebbe avere. Ecco il senso del richiamo della prossima Quaresima, ecco il senso del richiamo di questo anno giubilare stesso. Approfittiamo anche noi della revisione di vita che ci viene proposta e cerchiamo di vivere al meglio la Parola che abbiamo ascoltato perché sia, in noi, principio di vita eterna.
Provocazioni
- Noi come viviamo la parola che diciamo?
- Che valore, che peso diamo alle parole che escono dal nostro cuore?
- Che esempio sosteniamo?