Lunedì 24 marzo

Settimana della terza domenica di quaresima – Lunedì

La spiritualità della settimana

Siamo ormai entrati nella terza settimana di Quaresima. Non solo siamo nel vivo ma, al termine della settimana, avremo raggiunto la metà di questo tempo dato per la conversione e per emendare il cuore. Cerchiamo di approfittare dei giorni che ci sono dati, perché non dobbiamo correre il rischio di non mettere mano alla conversione del cuore che ci viene proposta.

Per questa settimana rifletteremo su questi temi:

lunedì: la preghiera di intercessione

martedì: Annunciazione del Signore

mercoledì: la luce del cuore rinnova la generosità

giovedì: pensiero alla morte

venerdì: il Dio vicino che guarda al cuore

sabato: l’unzione

Buona terza settimana di Quaresima a tutti!

La Parola di questo giorno

GENESI 18, 20-33
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Disse il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

SALMO Sal 118 (119), 57-64

Chi teme il Signore, custodisce le sue parole.

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Con tutto il cuore ho placato il tuo volto:
abbi pietà di me secondo la tua promessa. R

Ho esaminato le mie vie,
ho rivolto i miei piedi verso i tuoi insegnamenti.
Mi affretto e non voglio tardare
a osservare i tuoi comandi. R

I lacci dei malvagi mi hanno avvolto:
non ho dimenticato la tua legge.
Nel cuore della notte mi alzo a renderti grazie
per i tuoi giusti giudizi. R

Sono amico di coloro che ti temono
e osservano i tuoi precetti.
Del tuo amore, Signore, è piena la terra;
insegnami i tuoi decreti. R

PROVERBI 8, 1-11
Lettura del libro dei Proverbi

La sapienza forse non chiama e l’intelligenza non fa udire la sua voce? In cima alle alture, lungo la via, nei crocicchi delle strade si apposta, presso le porte, all’ingresso della città, sulle soglie degli usci essa grida: «A voi, uomini, io mi rivolgo, ai figli dell’uomo è diretta la mia voce. Imparate, inesperti, la prudenza e voi, stolti, fatevi assennati. Ascoltate, perché dirò cose rilevanti, dalle mie labbra usciranno sentenze giuste, perché la mia bocca proclama la verità e l’empietà è orrore per le mie labbra. Tutte le parole della mia bocca sono giuste, niente in esse è tortuoso o perverso; sono tutte chiare per chi le comprende e rette per chi possiede la scienza. Accettate la mia istruzione e non l’argento, la scienza anziché l’oro fino, perché la sapienza vale più delle perle e quanto si può desiderare non l’eguaglia».

VANGELO Mt 6, 7-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Meditazione

Forse là vi sono 50 giusti

L’intelligenza, forse, non fa udire la sua voce?

Quando pregate dite: Padre

Conosciamo molti aspetti della preghiera che, in effetti, può assumere diverse forme. Una di queste, forse una delle più note, è la preghiera di intercessione. Come ci insegnava il cardinale Martini, “intercedere”, letteralmente, vuol dire “fare un passo in mezzo”. Tra due contendenti, l’intercessore è colui che fa un passo in mezzo perché il suo intervento possa essere di aiuto alla causa della pace, della possibilità di ristabilire rapporti più veri e profondi o per ottenere qualcosa da entrambi, a favore di entrambi. È quello che fa Abramo. Egli, di per sé, non c’entra nulla con le città di Sodoma e di Gomorra, che sono nel territorio dove abita il nipote Lot. Sente però che non deve rimanere inoperoso, sente che deve fare qualcosa perché i giusti che sono in quelle città, se ve ne sono, non debbano perire con gli ingiusti. Ecco che Abramo fa un passo in mezzo tra le città del male e Dio. Ecco che Abramo inizia una serie di interlocuzioni con Dio, che sono tipiche dell’arte di chi sa contrattare. Abramo parte alto, chiede rispetto per tutti gli abitanti della città se vi si troveranno in essa 50 giusti, ma poi gli sembra di avere puntato un po’ troppo in alto. Magari i giusti sono solo 45! Ecco che, pian piano, si abbassa sempre più il numero dei giusti da trovare ma, alla fine, anche Abramo dovrà rendersi conto che, nelle città indicate, non c’è nessun giusto. Il brano della Genesi ci aiuta a meditare su due aspetti diversi che possono nutrire la nostra riflessione quaresimale.

Anzitutto ci ricorda che, spesso, il male si diffonde rapidamente. Dove c’è un ingiusto, dove c’è un uomo che vive nel male, pratica la malvagità, è da aspettarsi che altri uomini accedano al mistero del male, diventino iniqui, compiano azioni perverse. Il male si diffonde rapidamente, il male richiama sempre altro male, quasi in una catena ininterrotta. Catena che può spezzare solo la forza del bene che viene dalla preghiera, che viene da Dio. Ecco il cuore dell’intercessione di Abramo.

In secondo luogo, il testo ci insegna il valore della preghiera di intercessione. Magari non avviene ciò che chiediamo perché tanto spesso le richieste che noi facciamo dipendono dal nostro modo di vedere, dal nostro modo di sentire, dal nostro modo di intendere le cose, che è sempre molto umano. Eppure non per questo la preghiera perde il suo valore.

Il che ci riporta al Vangelo. Il Signore insegna che la preghiera del cristiano deve essere libera. Ci si rimette sempre alla volontà del Padre, anzi, propriamente si prega anche per conoscere la sua volontà, per accettarla, per avere la forza di vivere i giorni che, spesso, sono anche difficili. La preghiera di intercessione suscita sempre la preghiera di consegna al Padre. È la preghiera più bella, perché è la preghiera che libera il cuore da qualsiasi oppressione. Il cristiano, liberamente ma anche consapevolmente, cerca di rimettersi con tutte le sue forze nelle mani di Dio Padre, sapendo bene che sarà Lui stesso a sostenere il cammino e a guidare la vita di coloro che si affidano a Lui.

È il mistero che contempliamo in Gesù. Gesù, che non solo intercede per gli uomini, ma si consegna a loro stessi per salvarli da ogni peccato e da ogni male, si rimette alla volontà del Padre, sperimentando Lui stesso per primo la difficoltà di questa consegna. Consegna che noi vedremo realizzarsi sulla Croce, sul Calvario, nella morte di Croce. Consegna che porta alla Risurrezione, inizio e fondamento della nostra speranza. Ecco perché l’imitazione di Cristo, l’imitazione della sua volontà diventa, per noi tutti, non solo occasione di meditazione, ma anche occasione di preghiera.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa mi sta dicendo la ricerca della volontà di Dio in questo momento della mia vita?
  • Quale intercessione sostengo?
  • La mia preghiera di intercessione è perseverante?

Credo che oggi, e più in generale nei giorni di questa terza settimana di Quaresima, tutti siamo invitati a credere nella forza della preghiera di intercessione, ma anche a domandarci cosa chiedere rimettendoci nelle mani di Dio e alla sua volontà. Prima di intercedere dovremmo comunque discernere cosa è volontà di Dio per un determinato momento, in una determinata situazione, per un certo problema. Spesso noi preghiamo senza aver fatto tutto questo e chiediamo subito cosa è bene per noi, cosa è bene secondo il nostro modo di vedere, spesso solo secondo quello che, emotivamente avvertiamo. Salvo poi lamentarci quando non accade quello che abbiamo chiesto, quello che avremmo previsto, tanto da prendercela con il Signore, interrompendo, in alcuni casi, non solo un percorso di fede, ma lo stesso rapporto con Dio. Conosco molte persone che, non essendo accaduto quello che prevedevano, hanno chiuso i rapporti con Dio. Le Scritture ci insegnano altro. Le Scritture ci dicono altro. La Parola di Dio, a cui sempre dobbiamo fare riferimento, ci sta dicendo che non è così, non è questo che il Padre cerca da noi. Il Padre cerca in noi veri intercessori. Come i Santi che, ancora durante la loro vita, hanno operato il vero discernimento cristiano e, nella preghiera, hanno ottenuto quello che volevano.

Ancora la Chiesa ci ricorda che la vera intercessione sa unirsi sempre anche a gesti di rinuncia, essenzialità, povertà. Nel tempo di Quaresima siamo chiamati non solo ad intercedere, ma anche a vivere con più fede questi gesti, magari proprio partendo dal digiuno, dall’essenzialità, dalle varie forme di povertà che siamo chiamati a vivere. Rimettiamoci nelle mani di Dio perché la nostra vita sappia sempre scegliere la parte dell’intercessore secondo i disegni di Dio.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio invito a pregare il Rosario come forma di preghiera di tutta la settimana, vivendo questa preghiera come intercessione per qualche situazione che ci sta a cuore.

2025-03-21T22:17:24+01:00