Venerdì 28 marzo

Settimana della terza domenica di quaresima – Venerdì

Introduzione

Prosegue il nostro impegno di vivere il vespero del venerdì come un quaresimale che vogliamo dedicare al Signore, cercando come sempre un tema trasversale con il quale rileggere le Scritture, che rimangono sullo sfondo della nostra preghiera, per vivere continue provocazioni spirituali, per approfondire il cammino tutto rivolto alla passione, alla morte, alla risurrezione del Signore.

La Parola di questo giorno

Le letture sono disponibili sul libretto del vespero

Meditazione

Il Dio vicino che guarda al cuore

Quale popolo ha un Dio vicino come il nostro?” È la domanda di tanti autori biblici, è la domanda che era già nel cuore dei patriarchi, è la domanda di molti al tempo di Mosè, ovviamente di molti uomini di fede che, poi, seguirono nel corso della storia di Israele. È questa la domanda dei profeti, è questa la domanda dei sapienti, è questa la domanda della gente semplice che riconobbe in Gesù l’atteso dalle genti, il Messia di tutti i popoli.

Perché Dio si è sempre rivelato così, come il Dio vicino, fin dalle primissime pagine della Genesi, con quella sua inesauribile forza creatrice. Un Dio che crea per amore, un Dio che emana da sé tutto ciò che esiste, ma poi, soprattutto un Dio che mette l’uomo al centro di tutto, soprattutto della sua rivelazione e del suo amore. Un Dio che non si stanca mai di amare e, per questo, anche di andare a cercare. Un Dio che sa stare attento ai passi di quell’uomo che cerca sempre, in qualche modo, di allontanarsi da quel Padre amoroso che, pure, continua a cercarlo.

Ben lo sapeva Mosè, che aveva dato una legge di amore perché la gente si accorgesse del Dio vicino, del Dio così vicino alla vita dell’uomo tanto da comprenderne il cuore, il Dio vicino che sa interpretare ciò che si muove nel suo cuore, ciò che si agita nella sua coscienza. Per questo aveva dato quella legge di riferimento, sulla quale abbiamo già meditato venerdì scorso, come legge di amore, fedeltà, vicinanza.

Ben lo sapeva Salomone, che, secondo il desiderio di Davide, decise di dare al popolo di Dio un luogo perché potesse sentire Dio vicino. A che cosa serve un luogo santo? A che cosa serve un luogo nel quale stare in preghiera? Serve a Dio che è incontenibile avere un luogo per rivelarsi? Serve a Dio che non può essere circoscritto in nessun modo e che non può essere contenuto in nessun modo un luogo nel quale stare? Ovviamente no. Serve all’uomo. Serve all’uomo per avere un luogo di contatto con Dio. Serve all’uomo per avere un luogo dove sfogarsi nelle sue preghiere di intercessione o di richiesta. Serve all’uomo per avere un luogo nel quale adorare. Serve all’uomo per avere un luogo di silenzio, un luogo unico, singolare, nel quale rimettersi di fronte ad una presenza, una presenza che parli di Lui, del suo Amore, del suo attrarre a sé l’uomo. Se è vero che Dio può essere pregato, adorato, cercato in ogni luogo ed in ogni esperienza, è altrettanto vero che è solo in uno spazio sacro che si ha la custodia di un luogo che parli esplicitamente di Dio.

Del resto era stata anche l’intuizione del tempo di Mosè, che aveva redatto quella preghiera, la preghiera dello “Shemà Israel”. “Ascolta, Israele”. Il Signore è Dio, il Signore è unico, il Signore è vicino. Preghiera da ripetere, al mattino, alla sera, in diversi momenti della giornata, per richiamare l’attenzione del cuore, per lasciarsi richiamare nell’anima. La preghiera, come realtà che scandisce il tempo per dire la presenza di Dio. La preghiera, come realtà che occupa del tempo, per dire il valore dell’eternità e il richiamo che occorre sentire da essa. La preghiera, come momento di compagnia dell’uomo, per l’uomo. Compagnia di Dio che si degna di entrare nei giorni dell’uomo e di abitarli.

La preghiera, come luogo del cuore, come momento del cuore, come realtà che unisce il cuore dell’uomo al cuore di Dio. “Dio guarda il cuore”, ci ha detto la Scrittura. Ed è vero. Dio guarda sempre e solo il cuore, guarda cosa c’è dentro di esso, guarda come amiamo. Ecco perché avverte il Salmo: “Custodisci sopra ogni cosa il tuo cuore. Fluisce dal cuore la vita”. Come dire: se tu non ti metti in sintonia con il cuore di Dio, se tu non vivi una preghiera che ti insegna ad amare come Dio, se tu non alimenti il tuo modo di amare al modo di amare di Dio, alla fine perdi la vita. Perdi il tuo tempo. Perdi la tua capacità di amare. Perdi l’eternità che la preghiera, come luogo del cuore, custodisce.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Sento Dio vicino e so che Dio guarda il cuore?

La Croce del Signore non è solo un simbolo, non è solo un segno. Essa è anche simbolo e segno dell’amore di Dio, della sua vicinanza, della sua presenza. Così come questa chiesa, come tutte le chiese, che sono segno della sua presenza, richiamo ad aprire una porta per incontrare Colui che sempre è presente.

Quaresima è il tempo propizio, il tempo opportuno per arrivare ad avere questa consapevolezza, per esprimere questa consapevolezza. Quaresima ci mostra cosa fa il Dio vicino che noi abbiamo invocato nel suo Natale con il dolce nome di Emmanuele, il Dio con noi. Il Dio con noi è il Dio che viene a condividere la vita dell’uomo, non in forma simbolica: nella verità. Il Dio vicino è il Dio che ama stare con gli uomini, che ama camminare sulle loro strade, che ama mettersi al loro livello, che ama anche soffrire per loro, salendo sulla Croce, donando la sua vita. Questo è il Dio vicino: non il Dio che ama a parole, non il Dio dei simboli o dei segni, ma il Dio che un giorno ha sofferto veramente, è salito su una Croce veramente, veramente è morto.

Così anche noi siamo chiamati a vivere di questa vicinanza, a scoprire questa vicinanza, a valorizzare questa vicinanza. È la preghiera il luogo della vicinanza, dovunque venga fatta, ma soprattutto in chiesa, dinanzi al Sacramento, dinanzi all’Eucarestia che è il richiamo a quella presenza vera e reale che il Signore offre a ciascuno di noi. Così, in questa Quaresima, vorrei che la nostra preghiera fosse il modo per rispondere, con la nostra vicinanza, al Dio che si è fatto vicino. Il richiamo alla preghiera che segna il tempo, che segna le giornate, che segna i ritmi della vita è questo: un richiamo perenne alla verità di Dio che è il Dio vicino. Forse noi non ci crediamo più. Forse abbiamo abbandonato i ritmi di preghiera che hanno insegnato alle precedenti generazioni ad iniziare la giornata nel nome di Dio, a terminare la giornata pensando a Dio. Così insegnano anche i monaci. Che altro sono i diversi momenti della liturgia delle ore se non un modo per dire che Dio è vicino, Dio accompagna il tempo, Dio benedice l’uomo, Dio rende sante le ore?

Lasciamo che questa Quaresima, che giunge ormai alla sua metà, sia per noi tutti il richiamo ad una preghiera più importante, più incisiva, più carica di “cuore”. Il nostro cuore che sa mettersi in sintonia con il cuore di Dio, il cuore di Colui che è vicino, il cuore di chi ama per primo.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio contemplo la croce di Cristo da cui viene la salvezza dell’uomo.

2025-03-21T22:29:49+01:00