Lunedì 14 aprile

Lunedì nella settimana santa 

La spiritualità della settimana

Inizia la settimana più importante di tutto l’anno: la settimana autentica. In questi giorni leggeremo le storie di Giobbe e di Tobia, che abbiamo riletto, negli anni scorsi, in diversi modi. Quest’anno, nello stile della meditazione quaresimale, vorrei trarre dal Vangelo tre meditazioni, lasciando alla rilettura personale le grandi storie del Primo Testamento.

Lunedì: sulla vigilanza

Martedì: sull’attesa della festa

Mercoledì: sul pericolo della tentazione

Naturalmente con giovedì inizia il grande Triduo Pasquale e anche noi saremo immersi in quella specialissima serie di celebrazioni che sono il cuore della nostra fede.

La Parola di questo giorno

GIOBBE 1, 6-22
Inizia la lettura del libro di Giobbe

In quei giorni. I figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore. Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabei hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo». Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo». Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo». Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo». Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse: «Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!». In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

SALMO Sal 118 (119), 153-160

Dammi vita, o Dio, secondo il tuo amore.

Vedi la mia miseria e liberami,
perché non ho dimenticato la tua legge.
Difendi la mia causa e riscattami,
secondo la tua promessa fammi vivere. R

Lontana dai malvagi è la salvezza,
perché essi non ricercano i tuoi decreti.
Grande è la tua tenerezza, Signore:
fammi vivere secondo i tuoi giudizi. R

Molti mi perseguitano e mi affliggono,
ma io non abbandono i tuoi insegnamenti.
Ho visto i traditori e ne ho provato ribrezzo,
perché non osservano la tua promessa. R

Vedi che io amo i tuoi precetti:
Signore, secondo il tuo amore dammi vita.
La verità è fondamento della tua parola,
ogni tuo giusto giudizio dura in eterno. R

TOBIA 3, 7-15; 4, 1-3a. 20 – 5, 3
Inizia la lettura del libro di Tobia

In quei giorni. A Sara, figlia di Raguele, abitante di Ecbàtana, nella Media, capitò di sentirsi insultare da parte di una serva di suo padre, poiché lei era stata data in moglie a sette uomini, ma Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: «Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto portare il nome. Perché vorresti colpire noi, se i tuoi mariti sono morti? Vattene con loro e che da te non dobbiamo mai vedere né figlio né figlia». In quel giorno dunque ella soffrì molto, pianse e salì nella stanza del padre con l’intenzione di impiccarsi. Ma, tornando a riflettere, pensava: «Che non insultino mio padre e non gli dicano: “La sola figlia che avevi, a te assai cara, si è impiccata per le sue sventure”. Così farei precipitare con angoscia la vecchiaia di mio padre negli inferi. Meglio per me che non mi impicchi, ma supplichi il Signore di farmi morire per non sentire più insulti nella mia vita». In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: «Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. Ora a te innalzo il mio volto e i miei occhi. Comanda che io sia tolta dalla terra, perché non debba sentire più insulti. Tu sai, Signore, che sono pura da ogni contatto con un uomo e che non ho disonorato il mio nome né quello di mio padre nella terra dell’esilio. Io sono l’unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, né un fratello vicino né un parente per il quale io possa serbarmi come sposa. Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guarda a me con benevolenza: che io non senta più insulti». [In quel giorno Tobi si ricordò del denaro che aveva depositato presso Gabaèl a Rage di Media e disse in cuor suo: «Ecco che io ho invocato la morte: perché dunque non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo, prima di morire, di questa somma di denaro?». Chiamò il figlio e gli disse: «Ora, figlio, ti comunico che ho depositato dieci talenti d’argento presso Gabaèl, figlio di Gabri, a Rage di Media. Non temere, figlio, se siamo diventati poveri. Tu hai una grande ricchezza se avrai il timore di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciò che piace al Signore, tuo Dio». Allora Tobia rispose al padre: «Quanto mi hai comandato io farò, o padre. Ma come potrò riprendere la somma, dal momento che lui non conosce me, né io conosco lui? Che segno posso dargli, perché mi riconosca, mi creda e mi consegni il denaro? Inoltre non sono pratico delle strade da prendere per andare in Media». Rispose Tobi a suo figlio Tobia: «Mi ha dato un documento autografo e anch’io gli ho apposto il mio autografo: lo divisi in due parti e ne prendemmo ciascuno una parte; la sua parte la lasciai presso di lui con il denaro. Sono ora vent’anni da quando ho depositato quella somma. Cércati dunque, o figlio, un uomo di fiducia che si metta in viaggio con te. Lo pagheremo per tutto il tempo fino al tuo ritorno. Va’ dunque da Gabaèl a ritirare il denaro».]

VANGELO Lc 21, 34-36
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Meditazione

State attenti a voi stessi!

Che i vostri cuori non si appesantiscano in affanni della vita

Vegliate in ogni momento pregando

Può essere che la spiritualità dell’attesa sia tipica del tempo di Avvento. Può essere che, in vario modo, nel corso degli anni, abbiamo cercato di riflettere su questa particolare attesa che la fede ci raccomanda e che ci tramanda. Può essere che troviamo un po’ strano questo richiamo proprio all’inizio della settimana autentica. Eppure questo è proprio il tema che il Vangelo ci assegna in questo momento del tutto particolare, singolare, che stiamo vivendo.

Come si arriva a Pasqua? Cosa vedeva Gesù nella gente che arrivava a Gerusalemme per la Pasqua ebraica? Perché il Signore molte volte aveva visto quella scena, probabilmente ogni anno della sua vita, dal momento che era tradizione anche per lui e per la sua famiglia recarsi a Gerusalemme nei giorni della Pasqua. Probabilmente il Signore ha visto molta gente buona, molta gente che si lasciava guidare dai richiami di fede che rabbini, dottori della legge, persone di fede che erano presenti in ogni famiglia, suggerivano. Gente che accettava il senso della fatica di un pellegrinaggio. Gesù sapeva bene che c’era anche gente che veniva da molto lontano, gente che solcava i mari per venire proprio a Gerusalemme, o gente che veniva a piedi da luoghi remoti. Sapeva bene che, in qualche caso, questi pellegrinaggi duravano mesi. Il Signore ha sempre guardato con occhi di stima e di apprezzamento chi si lasciava guidare dalla voce interiore della coscienza e dai richiami degli uomini di Dio per giungere a Gerusalemme per lodare il Padre.

Eppure Gesù ha anche visto gente preoccupata: chi per l’alloggio, chi per il cibo, chi per le incombenze pratiche della vita. Possiamo facilmente immaginare quanto deve essere stata complessa la vita del pellegrino ai tempi. Gesù vede anche gente che si perde in “dissipazioni o in preoccupazioni della vita”. Sa bene che ci sono pellegrini in ansia per l’alloggio come, del resto, potevano essere anche gli appartenenti alla sua famiglia. La sua stessa storia era iniziata in questo modo. Però sa anche bene che ci sono pellegrini che non si preoccupano tanto della lode di Dio quanto di tutte le cose accessorie al viaggio. Sa bene che, anche tra i pellegrini, c’è chi non è tanto sensibile ai richiami della fede, ma si lascia prendere piuttosto dalle attrazioni turistiche e dalle varie forme di divertimento che anche la Gerusalemme di allora poteva offrire. Anzi, sotto questo profilo le possibilità devono essere state molte! A gente che proveniva da paesi sperduti e piccoli, le possibilità offerte dalla grande città devono essere sembrate certamente qualcosa di meraviglioso e di assolutamente attraente.

Come si rimedia a tutto questo? Il Signore stesso dà l’esempio: con la preghiera. Quando Gesù viene a Gerusalemme non si lascia prendere da quello che papa Francesco definirebbe lo “spirito mondano”, ma dà un esempio diverso. Frequenta il tempio, certamente, ma poi, dopo la preghiera, preferisce lasciare la città. Preferisce andare da Marta, Maria e Lazzaro a Betania, dove gustare in una casa la semplicità dell’amicizia. Soprattutto predilige stare sul monte degli ulivi dove prega in silenzio, in meditazione, in atteggiamento di assoluta riservatezza e di unica unione con il Padre. È la preghiera il grande riferimento di Gesù. È la preghiera il consiglio che Gesù dona a chi vuole meditare la sua Pasqua.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Vigilo attentamente sulla mia coscienza?
  • Mi lascio prendere anche io dagli affanni della vita?
  • Come prego in questi giorni?

In effetti accade anche a noi di lasciarci prendere da mille preoccupazioni quando ci sono le feste più belle e più rilevanti dal punto di vista spirituale: il Natale per un modo, la Pasqua per un altro. Così può accadere che ci lasciamo prendere dalle cose della vita, oppure dalle preoccupazioni per gli spostamenti, oppure dall’ansia dei pranzi e delle cene… Quest’anno poi di fronte ad un periodo di vacanza così lungo, credo che tutti ci lasciamo un po’ prendere da mille cose, non solo per le vacanze, ma anche dalla pigrizia, dall’accidia, dal desiderio di oziare… Credo che siano cose normali. Come, per noi tutti, dovrebbe essere normale la preghiera, specialmente in questi giorni. Che cambino o no le nostre abitudini, che ci sposteremo o no, che avremo giorni diversi dal solito o no, la cosa che a me pare importante è che ciascuno di noi abbia una sua regola di preghiera per questi giorni santi. Soprattutto raccomanderei che ciascuno abbia il suo “orto degli ulivi”. Le nostre chiese, che si trasformano in questi giorni santi, sono un luogo di preghiera particolarmente adatto. Ma potranno anche essercene altri. La cosa importante è che ciascuno di noi abbia il suo luogo di silenzio, il suo luogo di meditazione, il suo luogo nel quale riposare lo spirito. Luogo per rileggere le Scritture, luogo per leggere la Parola, luogo per amare la Bibbia, luogo per imparare ad attendere la Pasqua in modo diverso dal solito.

In secondo luogo raccomanderei lo spirito di penitenza. In questi giorni credo che tutti dovremmo sentirci invitati a qualche forma di rinuncia particolare, anche negli orari, anche nelle abitudini, anche nel cibo, anche per favorire la concentrazione spirituale. Non potrebbe essere utile mangiare solo il necessario, rinunciando al superfluo? Non potrebbe essere utile limitare l’uso di qualsiasi dispositivo per dedicare più tempo al silenzio, alla meditazione, alla preghiera? Non potrebbe essere utile limitare visite, spostamenti, frequentazioni serali, per passare più tempo in chiesa? Queste cose dipendono certamente dalla nostra buona volontà, dal nostro carattere, dalle nostre decisioni. Inviterei ciascuno a riflettere su come sta nutrendo il suo spirito di vigilanza in attesa della Pasqua. La vigilanza non è, quindi, solo la virtù di chi attende il Natale, piuttosto è la virtù di chi crede. Chi crede vive questi giorni in sobrietà, in preghiera, in vigilanza, in attesa, perché sa bene quanto è costata al Signore la nostra redenzione.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Invito a favorire la partecipazione ai momenti di preghiera e di celebrazione comunitari.

2025-04-10T15:53:03+02:00