Lunedì 05 maggio

Settimana della 3 domenica di Pasqua – Lunedì

La spiritualità della settimana

Iniziamo la terza settimana di Pasqua che ci vedrà celebrare la memoria del martire Vittore e la memoria sempre cara di Maddalena di Canossa, che ci aiuterà a ricordare anche le suore che, per più di un secolo, sono state tra noi. Per questo leggeremo sempre il lezionario previsto, che alterna le pagine degli Atti a quelle di San Giovanni.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 5, 27-33
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Il comandante con gli inservienti condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono». All’udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.

SALMO Sal 33 (34)

Sei tu, Signore, la forza dei deboli.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore. R

VANGELO Gv 5, 19-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

Vangelo

Le parole che oggi San Giovanni ci trasmette sono davvero piene di speranza. Come abbiamo sentito, con facile comprensione, esse riguardano la vita eterna. Gesù afferma con chiarezza che la vita eterna è la dimensione di vita del Padre che il Padre stesso vuole condividere con tutti i suoi figli. Egli vuole fermamente donarla a tutti e ha mandato lui, il Figlio, perché tutti fossero colmi di questa speranza e tutti fossero consapevoli della gioia alla quale sono stati chiamati.

Sulla vita eterna, poi, il Signore Gesù ci dice che essa è vita di comunione. Come Lui, il Figlio, non può fare o dire niente se non quello che vede fare dal Padre o che da Lui ascolta, così è per tutte le anime. Esse sono chiamate ad un destino di comunione con Dio. Essere partecipi della vita eterna significa, infatti, essere immersi in questo destino di gloria che il Padre vuole per ciascuno e che Egli, Padre della misericordia, ha voluto per tutti.

Infine il Signore ci dice anche come si entra in questo mistero di comunione eterna con Dio: vivendo adesso, nel tempo, in piena comunione con Lui che è venuto per essere il rivelatore del Padre.

Atti

Pietro ha capito molto bene questa lezione. Purificato anche dagli eventi della vita che noi abbiamo ascoltato e rivissuto nel Triduo Santo, Pietro è ora in grado di confermare i suoi fratelli e di pronunciare quelle parole che suonano anche a noi come un monito: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Pietro pronuncia queste parole in difesa del proprio operato e della propria fede. Egli afferma chiaramente di voler continuare l’opera di predicazione del Vangelo nel nome del Signore, perché tutti vengano a conoscenza della rivelazione del Signore e del destino di comunione di vita con Dio al quale ogni uomo è chiamato. Niente può fermare questa predicazione: è volontà di Dio che ogni uomo si senta chiamato a questo destino di gloria e proceda sicuro verso la salvezza. Salvezza che si ha solo nel nome di Cristo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Il tempo pasquale mi aiuta ad avere questa speranza di vita?
  • In questo anno giubilare, che più da vicino mi richiama la bellezza dell’eternità, mi sento chiamato allo splendore della vita eterna?

Forse potremmo iniziare la nostra riflessione personale proprio partendo dalle parole di San Pietro. Cosa proviamo noi quando leggiamo che bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini? In effetti non credo che questa sia la spiritualità del nostro tempo, del nostro mondo e in fondo, nemmeno la nostra personale. Forse parliamo di obbedienza a Dio solo quando ci capita qualche cosa di male, soprattutto qualche malattia che non possiamo evitare e, per questo, invochiamo l’obbedienza a ciò che il Signore riserva. Come però ho detto, non è questa la visione del Vangelo e nemmeno quella di Pietro. Obbedire a Dio significa cercare una comunione con il Padre in ogni cosa della vita per cercare di camminare verso la piena comunione con Lui, quella che si vive dopo la morte, quella che si sperimenterà quando saremo anche noi partecipi totalmente della vita nel suo mistero. Il richiamo di San Pietro è, quindi, per una comunione piena con Dio partendo proprio da quello che siamo, da quello che stiamo vivendo. Non è una frase da ricordare solo nel tempo delle sventure della vita! Così credo che questo giorno ci stia invitando ad avere una comunione sempre più profonda e sempre più vera con il mistero di Dio. In questi giorni del mese di maggio possiamo chiedere l’aiuto della Beata Vergine Maria, infatti noi vediamo in lei il modello della vera discepola, il modello della vera credente che, in tutto e per tutto, obbedisce al Padre. Ella fa dono di sé, della sua vita, del suo mondo, del suo tempo a Dio Padre e, per questo, ottiene quella gioia che nasce dalla comunione che sperimenta. Non solo. La vita di Maria è piena di speranza. Quella speranza incrollabile che nemmeno la morte del Figlio sulla Croce cancella. È a lei che dobbiamo guardare se vogliamo fare della nostra vita, del nostro tempo, del nostro mondo, un’offerta costante a Dio, chiedendo quella comunione che è possibile sperimentare ora, in vista della comunione più profonda e più vera dell’eternità. A Lei, dunque, chiediamo questi doni spirituali perché possiamo essere pienamente consapevoli di tutto ciò che ci attende nella vita eterna, mistero di comunione e di gioia da vivere con il Padre.

Esercizio per questo giorno di gioia

Ripenso all’obbedienza di Maria che genera gioia per vivere anch’io una comunione gioiosa di vita con il Padre.

2025-05-02T11:36:25+02:00