Venerdì 30 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – Venerdì dopo l’Ascensione

La spiritualità di questo giorno

Abbiamo celebrato ieri la solennità dell’Ascensione del Signore e, come ormai spero sappiamo tutti, cambia il lezionario. L’attesa della Pentecoste ci farà sempre leggere tre letture, come nei giorni festivi. La prima sarà sempre una lettura del Cantico dei Cantici. Oggi, poi, è anche il giorno in cui facciamo memoria di San Paolo VI, che ha molto amato queste feste e che ha sempre cercato di far vivere anche a tutti i fedeli lo Spirito della Pentecoste, come Spirito di fortezza per illuminare la vita del mondo e non solo della Chiesa. A San Paolo VI chiediamo di intercedere per noi, perché possiamo anche noi avere questo Spirito di fortezza per le molte questioni della vita di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 2, 17 – 3, 1b. 2
Lettura del Cantico dei Cantici

Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto, sopra i monti degli aromi. Lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.

SALMO Sal 12 (13)

Gioisca il mio cuore, Signore, per la tua presenza.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno? R

Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
e non esultino i miei avversari se io vacillo. R

Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato. R

EPISTOLA 2Cor 4, 18 – 5, 9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

VANGELO Gv 14, 27-31a
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

Il desiderio di…

Il desiderio è la dinamica sulla quale vorrei che riflettessimo in questi giorni in attesa della Pentecoste. A suggerirmi questa modalità di lettura dei testi biblici è stato un commento sul Cantico dei Cantici che ho letto recentemente. Ogni giorno cercheremo di trovare un’espressione di desiderio sulla quale riflettere. Per vivere con frutto questo giorno direi così: il desiderio di Dio.

Il desiderio di Dio è come il desiderio di una persona che si ama.

Credo che tutti abbiamo amato qualcuno. Non solo nel senso dell’innamoramento affettivo, ma anche del legame di amicizia, stima, vicinanza che abbiamo avuto con qualcuno. Ci saranno stati dei momenti nei quali abbiamo desiderato vedere una persona stimata o amata, ci saranno stati dei momenti nei quali abbiamo sentito la necessità di un confronto sincero con questa persona, ci saranno stati dei momenti nei quali abbiamo desiderato avere più tempo per stare con chi amiamo. È esattamente quello che diceva il Cantico dei Cantici riportando questa verità alla persona alla quale ci si sente legati da un legame affettivo. La stessa cosa dovrebbe essere con Dio. La fede nasce quando sentiamo il desiderio di Dio. La fede nasce quando avvertiamo il richiamo della sua presenza. La fede nasce quando viviamo non di riti, non di obblighi, non di precetti, ma di desiderio. Il desiderio di stare con Dio.

Il desiderio di Dio è come quello per una persona che si attende.

Anche San Paolo ci ha detto qualcosa del genere, ricordandoci che il desiderio principe, il desiderio cardine della vita dovrebbe essere quello di stare con Dio per sempre. Ecco perché Paolo, di mestiere fabbricatore di tende, paragona tutta la sua vita a quell’operazione che avrà fatto chissà quante volte: arrotolare una tenda. Paolo, con molta efficacia, dice: arriverà il giorno in cui anche io dovrò arrotolare la tenda che è la mia vita per un’ultima volta, per poi stare per sempre con Dio. Questo è il desiderio che Paolo vive nel profondo. Questo è il desiderio che Paolo ha saputo mettere nelle mani di Dio. Paolo nella fede ha affrettato questo tempo, desiderando di essere sempre con il Signore, per non vivere più il cammino della fede ma solo quello della presenza. Questa è stata la grande speranza di Paolo.

Il desiderio di Dio è come una realtà che fa vincere la paura.

Così come anche il Vangelo ci illumina su un terzo modo per dire cosa è il desiderio di Dio. Il desiderio di Dio è ciò che elimina, toglie, interrompe qualsiasi paura che c’è nel cuore dell’uomo. La paura è un sentimento che proviamo tutti. Ci sono diverse paure, alcune molto banali, alcune molto serie. Tutti abbiamo paura di qualcosa. I discepoli, oltre alle paure personali, hanno anche avuto paura della dipartita del Signore, perché avevano capito benissimo che non avrebbero più rivisto Colui che amavano. Gesù dice chiaramente che chi vive un autentico desiderio di Dio si libera anche da questa paura e vive il desiderio di un incontro con Lui, vive il desiderio della sua visione, vive il desiderio della sua presenza. Perché, alla fine, questo è ciò che conta: stare con Dio per sempre.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Vivo qualche espressione del desiderio di Dio?

Vorrei davvero che tutti noi, specie alla luce di questo anno giubilare, in vista anche della festa solenne della Pentecoste, potessimo capire che avere il desiderio di Dio è l’unica cosa che salva la nostra vita. Avere il desiderio di Dio è l’unica cosa che dà senso ai nostri giorni. Avere il desiderio di Dio è una possibile luce per i giorni dell’esistenza. Avere il desiderio di Dio è vivere ciò che dà sapore, colore, spessore ai giorni della vita. Vorrei che questi giorni di invocazione più forte, più sentita, più sincera dello Spirito Santo, fossero, per tutti noi, giorni per desiderare di vedere il volto di Dio. A Dio chiediamo tante cose, di fronte a Dio stiamo con tanti problemi e con tante richieste. Vorrei che ci liberassimo un po’ di tutto, lasciando in sordina queste realtà per capire che solo attraverso un serio metodo per educare il nostro desiderio, daremo senso e compimento al nostro percorso di fede. Dunque occorre che anche noi impariamo a desiderare di vedere il volto di Dio. Occorre che anche noi rinnoviamo il desiderio di stare con Lui per sempre. Occorre che anche noi sappiamo mettere a fuoco il senso della nostra vita e cerchiamo, con ogni sforzo possibile, di dare questo senso alla nostra esistenza. Ci guidi Maria, che domani saluteremo solennemente alla fine del mese mariano, a vivere di questo desiderio, ben sapendo che solo Dio è il fine di ogni desiderio e di ogni attesa.

2025-05-23T16:03:21+02:00