Giovedì 05 giugno

Settimana della 7 domenica di Pasqua – Giovedì dopo l’Ascensione

La spiritualità di questo giorno

Il desiderio di Dio, il desiderio della ricerca, il desiderio di ritrovare qualcuno, il desiderio di guarire le ferite e il desiderio di amare hanno guidato il cammino dei giorni scorsi. Oggi, per sintetizzare le Scritture, vi invito a riflettere sul desiderio di speranza.

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La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 6, 1-2; 8, 13
Lettura del Cantico dei Cantici

Dov’è andato il tuo amato, tu che sei bellissima tra le donne? Dove ha diretto i suoi passi il tuo amato, perché lo cerchiamo con te? L’amato mio è sceso nel suo giardino fra le aiuole di balsamo, a pascolare nei giardini e a cogliere gigli. Tu che abiti nei giardini, i compagni ascoltano la tua voce: fammela sentire.

SALMO Sal 44 (45)

Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce. R

Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre. R

Avanza trionfante.
Cavalca per la causa della verità,
della mitezza e della giustizia.
Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di letizia. R

EPISTOLA Rm 5, 1-5
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

VANGELO Gv 15, 18-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Il desiderio di…

Credo che oggi, più che mai, il desiderio che è sotteso alle Scritture ci faccia partecipi di quello che deve essere il grande desiderio del Giubileo. Sperare, in fondo, è il desiderio di tutti. Sperare è il desiderio che deve invadere ogni vita, se vogliamo che la vita abbia un suo senso e una sua apertura a dimensioni che rimangano in eterno, oltre ogni cosa.

Come sempre cominciamo dal Cantico. La donna del Cantico è una donna che ama, una donna che sopporta la fatica, una donna che si espone anche alla tribolazione e al pericolo pur di stare in compagnia del suo amato. Questa donna è sempre animata dal desiderio e, per questo, continua a sperare. Potremmo anche dire che è una donna invincibile nella speranza. Proprio per questo non si perde d’animo, proprio per questo non fa altro che accettare le cose della vita, così come vengono, perché scopre che in essa è insita la speranza. Quella speranza irrinunciabile di cui ha necessariamente bisogno per vivere.

Così anche San Paolo che, come spesso avviene nelle sue lettere, ci dice di non avere mai perso la speranza nemmeno quando le tribolazioni della vita sono diventate molte, oppressive, difficili da sopportare. Paolo non si è mai perso d’animo ed ha sempre cercato di rendere viva la speranza che Dio gli aveva messo nel cuore. Paolo ci dice con chiarezza che le prove della vita generano speranza. Quando si ha il coraggio di illuminarle con la fede, quando si ha la forza per non perdersi d’animo, quando si riesce a fare in modo che esse non schiaccino qualsiasi resistenza, la speranza si rende più forte. Anzi, Paolo ci dice che le prove della vita sono quasi necessarie. Necessarie perché se la speranza non viene messa alla prova, cessa di essere quella virtù fondamentale che tutti dobbiamo cercare. Le prove della vita sono come un filtro, come un setaccio, fanno perdere molte cose, ma fanno rimanere in vita le cose più vere, quelle alle quali dobbiamo credere di più. La speranza dovrebbe essere proprio tra queste virtù.

Anche Gesù, nelle parole che abbiamo ascoltato dal Vangelo di oggi, esprime speranza. Speranza e fiducia nelle opere dell’uomo. Speranza e fiducia nelle opere del discepolo. Egli si sta affidando a uomini. Sta affidando la sua Chiesa a uomini. Sa che sono peccatori, sa che non resisteranno sempre alle fatiche, sa che la loro parola non è certo come la sua. Eppure Gesù esprime tutta la sua fiducia in uomini che sanno mettere tutto loro stessi a disposizione di Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Ormai siamo quasi alla metà del Giubileo: come cresce in me la virtù della speranza?
  • Sento viva in me la speranza nonostante le prove della vita?

Ormai abbiamo vissuto quasi la metà dell’anno giubilare. Credo che abbiamo già dedicato molti percorsi e abbiamo già detto molte cose sulla speranza. Molti di voi hanno anche vissuto qualche forma di pellegrinaggio giubilare, taluni venendo anche a Roma. Credo che sia utile cercare di fare un primo esame di coscienza, una prima sosta di valutazione, un primo “giro” nella nostra coscienza per vedere come stiamo reagendo, nella nostra anima, a quanto il Signore ci propone. Credo che tutti abbiamo bisogno di speranza! Ma anche che tutti abbiamo avuto prove e difficoltà che hanno messo a dura prova la speranza. È la vita. Non possiamo farne a meno, non possiamo certo pensare che, a noi, alcune cose non capitino. Penso sia bello rileggere le parole di Paolo per capire che se non fosse così, ci sarebbe qualcosa di strano. Se la speranza non viene provata o fino a quando la speranza non passa nel vaglio della prova, non possiamo dire di essere uomini e donne capaci di sperare veramente. In attesa di una nuova Pentecoste, cioè mentre siamo in attesa di questa festa che rinnova in noi il dono e la forza dello Spirito Santo, credo che tutti possiamo davvero cercare di vedere se le prove della vita hanno spento in noi la capacità di sperare o se, invece, l’hanno resa più forte e più grande.

Maria, che ci è compagna e maestra mentre attendiamo con fiducia una nuova manifestazione dello Spirito, ci guidi e ci doni di sentire sempre dentro di noi una nuova chiamata alla speranza, lei che è Madre della speranza.

2025-05-30T12:22:30+02:00