Martedì 10 giugno

Settimana dopo Pentecoste – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Vorrei che questo giorno potesse farci riflettere sulle sorprese che Dio ci dona per risvegliare in noi lo spirito della gratitudine.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 6, 10-19
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile. Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome. Non seguirete altri dèi, divinità dei popoli che vi staranno attorno, perché il Signore, tuo Dio, che sta in mezzo a te, è un Dio geloso; altrimenti l’ira del Signore, tuo Dio, si accenderà contro di te e ti farà scomparire dalla faccia della terra. Non tenterete il Signore, vostro Dio, come lo tentaste a Massa. Osserverete diligentemente i comandi del Signore, vostro Dio, le istruzioni e le leggi che ti ha date. Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore, perché tu sia felice ed entri in possesso della buona terra che il Signore giurò ai tuoi padri di darti, dopo che egli avrà scacciato tutti i tuoi nemici davanti a te, come il Signore ha promesso.

SALMO Sal 80 (81)

Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.

«Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.
Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato. R

Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Merìba.
Ascolta, popolo mio:
contro di te voglio testimoniare.
Israele, se tu mi ascoltassi! R

Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo
e non prostrarti a un dio straniero.
Sono io il Signore, tuo Dio,
che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto». R

VANGELO Mc 10, 28-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Pietro prese a dire al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Deuteronomio

Lo spunto per questa riflessione mi viene dal Deuteronomio. Il popolo di Israele sta per entrare nella Terra della Promessa. Mosè sa benissimo come andrà a finire. Il popolo, invece di ringraziare Dio per quello che troverà, si impossesserà di ogni cosa, senza più ringraziare, senza più tenere conto dei doni di Dio. Bellissime le parole di Mosè: “Con grandi città belle che tu non hai edificato… con case piene di ogni bene che tu non hai riempito… con vigne e oliveti che tu non hai piantato…”. In realtà noi tutti capiamo molto bene ciò che fece il popolo di Israele non essendo riconoscente e interpretando il possesso di ogni cosa come un “diritto” perché frutto del proprio lavoro, delle proprie mani. Le città non vengono su da sé: sono costruite dagli uomini e così le case, che ciascuno riempie con ogni cosa secondo le sue disponibilità e i suoi gusti. La terra non produce da sé tutto quello che serve all’uomo. Serve il duro lavoro dell’uomo per far fruttare il suolo. È per questo motivo che si perde in fretta il senso del gratuito, il senso del dono. L’uomo finisce sempre molto in fretta per considerare ogni cosa frutto del proprio lavoro, frutto del proprio impegno, frutto del proprio ingegno. Solo che una visione così spegne la gratitudine. Se tutto è merito, se tutto è conquista, non ha più senso ringraziare Dio, perché, caso mai, uno deve ringraziare sé stesso o altri uomini. Perdendo la dimensione della contemplazione, si perde la dimensione del dono, si perde la dimensione del ringraziamento. Questo non accade solo agli ebrei, ma ad ogni uomo.

Vangelo

Ecco, allora, il legame con il Vangelo. Gesù ha ricordato anzitutto ai suoi discepoli che, almeno tra loro, non sarebbe dovuto accadere questo. Almeno tra loro avrebbe dovuto regnare lo spirito della riconoscenza, la dimensione del dono, il senso della gratitudine a Dio. A Dio che sostiene la vita, che magari fa camminare in mezzo anche a mille tribolazioni, ma sempre sostiene, dona i beni che servono nella vita presente e, a chi sceglie di vivere secondo questa immagine, secondo questo principio, anche la vita eterna. Anche i discepoli erano gente che lavorava. Gente che si conquistava il pane quotidiano, con fatiche anche maggiori delle nostre, come era a quel tempo. Gente che, per questo, si è domandata cosa ci avrebbe guadagnato ad entrare nella logica di Gesù. Gesù risponde proprio a loro: ci guadagnano una logica diversa di vita e, in futuro, la vita eterna. Così il Signore insegna che chi non pensa sempre a sè stesso, chi non pensa sempre al proprio lavoro, chi non pensa che tutto sia obbligatoriamente conquista del suo ingegno, entra in una dimensione di contemplazione grande, bella, unica, nella quale trova senso anche il proprio impegno, senza, però, nessuna assolutizzazione.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Noi come viviamo questi temi?
  • Che senso di contemplazione e di gratitudine abbiamo?

In realtà io credo poco o niente! Credo che l’uomo di oggi sia più che mai ripiegato su sé stesso, consideri un valore solo le cose che sa fare, si impegna, spesso anche al di là delle sue possibilità, per ottenere sempre più. Ma, così facendo, l’uomo spegne il senso della gratitudine, il senso della contemplazione, il dovere del riconoscimento. Perché se tutto dipende da quello che sappiamo fare noi, se tutto dipende da quello che riceviamo da altri uomini che vivono bene il loro impegno, che posto rimane per Dio? Nessuno!

Credo che, in questo anno giubilare, e mentre stiamo vivendo una stagione bella di Chiesa, come dicevamo ieri, tutti siamo chiamati a capire che non tutto dipende da noi. Tutti siamo chiamati a capire che tocca noi ridimensionare le cose. Tutti siamo chiamati a cercare di vivere un momento di contemplazione, di ringraziamento, di apprezzamento delle cose gratuite. Per capire che se il nostro impegno serve sempre e è benedetto da Dio, è anche vero che tocca noi darci da fare per capire come Dio si rende presente nelle nostre vite e sostiene, con il suo amore, le cose belle della vita. Oggi vi raccomanderei questo: una preghiera di contemplazione per capire come agisce Dio nella storia; una preghiera di ringraziamento perché possiamo metterci davanti a Dio come figli riconoscenti per quello che accade nelle loro vite. Maria continui a guidare la nostra preghiera e a sostenerci, in attesa di ricevere quella vita eterna che tutti abbiamo ricevuto come promessa da Cristo.

2025-06-17T09:25:35+02:00