Lunedì 30 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Lunedì

La spiritualità di questo giorno

La festa liturgica di San Pietro e Paolo che noi abbiamo già solennemente festeggiato ieri, poi San Tommaso, quindi Sant’Antonio Maria Zaccaria, sono le celebrazioni che vivremo questa settimana che ci immette nel mese di luglio. Anche se abbiamo già celebrato solennemente questa festa, torniamo ancora alla memoria carissima dei Santi Pietro e Paolo, perché vogliamo non solo obbedire alla liturgia, ma anche sentirci parte della Chiesa universale.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 12, 1-11
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui. In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro, piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti alle porte le sentinelle custodivano il carcere. Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!». E le catene gli caddero dalle mani. L’angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali». E così fece. L’angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!». Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva invece di avere una visione. Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l’angelo si allontanò da lui. Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

SALMO Sal 33 (34)

Benedetto il Signore, che libera i suoi amici.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

EPISTOLA 2Cor 11, 16 – 12, 9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, nessuno mi consideri un pazzo. Se no, ritenetemi pure come un pazzo, perché anch’io possa vantarmi un poco. Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. Infatti voi, che pure siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi rende schiavi, chi vi divora, chi vi deruba, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. Lo dico con vergogna, come se fossimo stati deboli! Tuttavia, in quello in cui qualcuno osa vantarsi – lo dico da stolto – oso vantarmi anch’io. Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto delle guardie nella città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani. Se bisogna vantarsi – ma non conviene – verrò tuttavia alle visioni e alle rivelazioni del Signore. So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

VANGELO Gv 21, 15b-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Il primato di Pietro

Certamente non mancano, soprattutto in questo Anno Santo, molte riflessioni sul primato di Pietro, dal momento che abbiamo anche appena vissuto il momento sempre molto bello e significativo dell’elezione di un Papa. Il principio petrino nella Chiesa serve, a tutti noi fedeli, a ricordarci dell’unità di tutto il gregge. Lo abbiamo sentito molto bene nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato. A Pietro non è chiesto chissà quale compito, o chissà quale preparazione, o chissà quale competenza specifica. A Pietro è chiesto di pascere il gregge di Cristo. Il primo compito di Pietro è pascere per garantire l’unità. Così come il primo compito di tutti i fedeli, ovvero di tutte le pecore del gregge, è quello di lasciarsi guidare perché tutti possano sentirsi radunati in un unico gregge. Credo che il compito di oggi, a questo proposito, sia davvero gravoso e difficile, eppure così essenziale per il nostro mondo. Tutti noi siamo chiamati ad essere parte di un unico gregge, avendo la consapevolezza di essere partecipi di un unico ed unito popolo che si raduna per lodare il nome di Cristo. Il tema dell’unità della Chiesa è sempre molto importante da sottolineare, anche se è sempre difficile viverlo. Oggi siamo chiamati a riflettere sull’unità del gregge di Cristo, perché il pastore terreno, che è il Papa, possa sentirsi aiutato e coadiuvato nel cercare di radunare tutto il gregge attorno al supremo pastore.

Paolo

Anche l’Epistola che la Chiesa ci fa leggere oggi, ci ricorda che il principio di Paolo è un altro: la predicazione, l’annuncio del Vangelo, la testimonianza della vita cristiana, il voler donare, a tutte le comunità, quella parola di salvezza che nutre il cammino, dona di capire dove il Signore ci vuole, permette a tutti di incamminarsi verso la pienezza della rivelazione. Paolo ha vissuto così ed ha fatto questo nel corso del suo ministero. È stato un annunciatore, non un uomo che si è dovuto occupare di organizzare la vita delle comunità. Paolo, è vero, ha anche fondato comunità cristiane ed ha sempre vissuto all’interno di esse. Ma il suo compito non è stato quello di organizzarle, di gestire la pastorale, di far vivere esperienze cristiane che, pian piano, trovavano il loro assetto e anche la loro cristallizzazione. Paolo è uno spirito libero, un uomo che viaggia, un uomo che testimonia il Vangelo da missionario. Ha il cuore legato a molte comunità, come traspare sempre molto bene dalle sue lettere, ma in nessuna di esse Paolo si ferma o ferma il suo compito e ministero.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa ci dicono i due principi paolino e petrino?
  • Come li viviamo nella Chiesa di oggi?

Credo che tutti siamo chiamati a fare diverse considerazioni.

La prima: i due principi non si escludono, ma si completano a vicenda, non sono uno sopra l’altro, ma uno accanto all’altro e, direi quasi, l’uno necessario per l’altro. È necessario avere nella Chiesa il servizio dell’autorità, ma anche la tensione missionaria. La comunità non potrebbe essere sé stessa e non potrebbe essere organizzata e quindi vivere se non ci fosse chi vive il carisma dell’autorità da esercitare come un ministero, un compito, una cura. Dall’altro lato una comunità che non fosse, per ciò stesso, anche missionaria, sarebbe finita, morta, senza futuro. Ecco perché i due principi non sono da prendere l’uno alla volta, ma da vivere e da custodire insieme.

In secondo luogo ricordo che questi due principi non sono veri solo nella Chiesa universale, ma devono essere presenti anche in ogni comunità cristiana. Preghiamo, oggi, perché l’anima di chi cura la vita della comunità e cerca di farla fiorire e l’anima missionaria, pure presenti nella nostra stessa comunità, possano continuare a rendersi vicendevolmente più forti e a costruire sempre la nostra comunità pastorale.

Infine credo che, a livello personale, anche noi dovremmo chiederci quale dei due principi possiamo vivere noi in prima persona. Forse anche a noi è chiesto di prenderci cura di qualche aspetto particolare della vita comunitaria, ma, forse, ci è chiesto di essere anche dei missionari. Dipende da quello che siamo, da come è il nostro cammino, da come interpretiamo il nostro servizio all’interno della nostra stessa comunità.

Chiediamo ai Santi Pietro e Paolo di intercedere per noi e di donarci forza perché possiamo vivere sia il carisma di servizio alla comunità, sia la tensione missionaria perché tutti possano conoscere un poco di più e rispettare con maggiore attenzione la Parola di Dio.

2025-06-27T08:10:59+02:00