Mercoledì 02 luglio

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì

La spiritualità di questo giorno

Anche le due pagine che la liturgia accosta oggi sono davvero molto differenti tra di loro. Eppure hanno qualcosa in comune da insegnarci.

La Parola di questo giorno

LETTURA Nm 10, 33 – 11, 3
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Gli Israeliti partirono dal monte del Signore e fecero tre giornate di cammino; l’arca dell’alleanza del Signore si muoveva davanti a loro durante le tre giornate di cammino, per cercare loro un luogo di sosta. La nube del Signore era sopra di loro durante il giorno, quando partivano dall’accampamento. Quando l’arca partiva, Mosè diceva: «Sorgi, Signore, e siano dispersi i tuoi nemici e fuggano davanti a te coloro che ti odiano». Quando sostava, diceva: «Torna, Signore, alle miriadi di migliaia d’Israele». Ora il popolo cominciò a lamentarsi aspramente agli orecchi del Signore. Li udì il Signore e la sua ira si accese: il fuoco del Signore divampò in mezzo a loro e divorò un’estremità dell’accampamento. Il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò il Signore e il fuoco si spense. Quel luogo fu chiamato Taberà, perché il fuoco del Signore era divampato fra loro.

SALMO Sal 77 (78)

Perdona, Signore, le colpe del tuo popolo.

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Dimenticarono le sue opere,
le meraviglie che aveva loro mostrato. R

Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Eppure continuarono a peccare contro di lui,
a ribellarsi all’Altissimo in luoghi aridi. R

Perciò il Signore udì e ne fu adirato;
un fuoco divampò contro Giacobbe
e la sua ira si levò contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio
e non confidarono nella sua salvezza. R

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore;
ricordava che essi sono di carne,
un soffio che va e non ritorna. R

VANGELO Lc 6, 17-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Disceso con i dodici, il Signore Gesù si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti».

Numeri

Mosè è un uomo di fede. Ha una grandissima fede personale che, poi, cerca anche di trasmettere a tutto il suo popolo, con alterne vicende. Mosè è ben consapevole che il Signore li sta guidando, anche attraverso quello che avviene ogni giorno. Ecco perché quando l’arca parte, Mosè pronuncia una benedizione per il popolo che si mette in cammino e chiede che quel segno, l’arca dell’alleanza, valga anche a difendere tutti dai nemici che non mancano mai. La sera, quando l’arca si ferma, Mosè chiede benedizione perché il cammino fatto non vada perduto e perché la stessa sosta diventi, in qualche modo, un modo per lodare il Signore, per fermarsi alla sua presenza, per chiedere le cose che servono per la vita. Mosè insegna che ogni cosa deve essere riferita a Dio. Così, quando scoppia un incendio, anche questo momento diventa un tempo utile per pregare e per domandarsi cosa Dio stia dicendo, non ci viene detto perché l’incendio scoppi, non ci viene spiegato il motivo pratico di quello che accade. Ci viene data l’interpretazione spirituale. Dio si rende presente anche in un evento tanto nefasto. Dio si rende presente anche in qualcosa che mette a dura prova la vita degli uomini. Mosè ne è conscio e, per questo, cerca di vedere il Signore in ogni cosa che capita, insegnando agli altri a fare altrettanto.

Vangelo

Così anche il Signore. Le beatitudini che il Signore pronuncia sono un modo per dire che qualsiasi condizione della vita dell’uomo è abitata da Dio. La povertà, la solitudine, la sofferenza, la mancanza di mezzi, perfino l’essere perseguitati proprio nel suo nome, diventano un modo per capire che il Signore è vicino, è presente, si occupa degli uomini. Qualsiasi condizione di vita diventa un modo per capire e per dire a tutti che Dio si occupa sempre di ciascuno e che qualsiasi condizione di vita, se abitata dalla sua presenza, diventa accettabile, sopportabile, forse anche bella. Bella perché è il modo concreto con cui ciascuno può realizzare la propria vita, la propria sequela, il proprio cammino di santificazione. Chi fa questo è veramente beato. Il Vangelo ce lo sta dicendo con grande finezza ed attenzione. A rendere beata la vita di un uomo non sono le condizioni esteriori, non sono le cose che capitano. Qualsiasi condizione di vita e qualsiasi cosa capiti, la vita dell’uomo può essere realmente beata, perché sa dirigersi verso Dio. Se manca questa direzione, se manca questa illuminazione, possono capitare tutte le cose più belle dell’esistenza, eppure non si realizza il cammino di beatitudine.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa ci dicono queste letture?
  • Come vedo la mia situazione attuale in riferimento alla Parola?

Credo che tutti, molto spesso, facciamo dipendere la beatitudine da quello che ci capita di vivere o che si realizza. Così è beato chi sta bene, chi vive una vita agiata, chi non sembra avere troppi problemi, chi ha una relazionalità ampia, chi può permettersi tutte quelle cose che, magari, noi facciamo fatica ad avere. Beato è chi sta bene, in tutti i sensi, dalla salute al campo economico, a quello affettivo…

La Parola di Dio ci ha detto altro! Ci ha detto che il cammino della beatitudine non dipende tanto dalle cose esteriori ma, piuttosto, da come noi ci disponiamo a vivere le cose della vita. Forse oggi vorremmo proprio chiedere la grazia di fare come Mosè: la grazia di saper benedire ogni giorno, la grazia di saper benedire tutte le opere che in esso sono contenute, la grazia di essere attenti a quello che avviene, così da poter vivere nella piena beatitudine. Forse poi, dovremmo anche imparare a riferire tutto ciò che capita a Dio, anche le cose più piccole, anche quelle che sembrano fuori da qualsiasi schema religioso. Oggi siamo più bravi e più pronti a dire le cause delle cose che capitano, a cercare le responsabilità oggettive, se ce ne sono, a dire tutto e il contrario di tutto su quello che avviene. Non siamo tanto bravi a capire cosa Dio ci sta dicendo, a capire anche i richiami che Dio mette sul nostro cammino proprio a partire da quello che avviene. Siamo bravi a dare le colpe agli altri, non a prendere sul serio, per noi, i richiami che Dio vuole donarci. Chiediamo, oggi, di saper vivere bene queste cose. Chiediamo di saper accettare i richiami che ci sono anche per noi. Chiediamo di saper vivere con fede, con attenzione tutto quello che capita, per evitare di passare in mezzo alle cose della vita senza capire quale traccia esse vogliono lasciare in noi. Cerchiamo, soprattutto, di capire che ciascuno ha il suo cammino di beatitudine. Se noi non invidieremo la fortuna degli altri e sapremo dire cosa Dio chiede a ciascuno di noi, forse, riusciremo davvero a capire il segreto della gioia che il Signore vuole comunque donare a tutti. Capiti quello che capiti.

2025-06-27T08:18:19+02:00