Martedì 08 luglio

Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Anche per quanto riguarda la liturgia di oggi mi pare che sia il libro del Deuteronomio a spronare la nostra riflessione e il nostro cammino.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 12, 2-12
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dèi: sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verde. Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quei luoghi. Non farete così con il Signore, vostro Dio, ma lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che il Signore, vostro Dio, avrà scelto fra tutte le vostre tribù, per stabilirvi il suo nome: là andrete. Là presenterete i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato, le vostre offerte votive e le vostre offerte spontanee e i primogeniti del vostro bestiame grosso e minuto; mangerete davanti al Signore, vostro Dio, e gioirete voi e le vostre famiglie per ogni opera riuscita delle vostre mani e di cui il Signore, vostro Dio, vi avrà benedetti. Non farete come facciamo oggi qui, dove ognuno fa quanto gli sembra bene, perché ancora non siete giunti al luogo del riposo e nel possesso che il Signore, vostro Dio, sta per darvi. Ma quando avrete attraversato il Giordano e abiterete nella terra che il Signore, vostro Dio, vi dà in eredità, ed egli vi avrà messo al sicuro da tutti i vostri nemici che vi circondano e abiterete tranquilli, allora porterete al luogo che il Signore, vostro Dio, avrà scelto per fissarvi la sede del suo nome quanto vi comando: i vostri olocausti e i vostri sacrifici, le vostre decime, quello che le vostre mani avranno prelevato e tutte le offerte scelte che avrete promesso come voto al Signore. Gioirete davanti al Signore, vostro Dio, voi, i vostri figli, le vostre figlie, i vostri schiavi, le vostre schiave e il levita che abiterà le vostre città, perché non ha né parte né eredità in mezzo a voi».

SALMO Sal 62 (63)

Io ti cerco, Signore, nel tuo santuario.

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua. R

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode. R

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca. R

VANGELO Lc 7, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Deuteronomio

Normalmente consideriamo queste letture un po’ delle grandi lezioni storiche. È chiaro che, a quel tempo, quando si conquistava un territorio, la prima cosa che si faceva era quella di distruggere i suoi luoghi di culto e di ritrovo. Era un modo per far capire chi era entrato in scena e chi comandava! Oggi tutti siamo molto più rispettosi, almeno normalmente, anche se non mancano sulla terra episodi di questo genere di violenza che ancora turbano non poche coscienze. Mosè interviene adeguandosi al suo tempo, certamente, ma dà anche due indicazioni che sono valide per ogni tempo.

La prima: per quanto riguarda le cose della fede, non ci può essere una fede “fai da te”, non si può agire facendo ciò che sembra bene a ciascuno. Questo introduce un relativismo che poco ha a che fare con la fede. Ecco perché Mosè ricorda che la fede deve avere le sue regole, il suo modo per essere vissuta da tutti. Non si appiattisce la fede rendendola norma, ma si dà ordine, si plasma un modo di credere attraverso la liturgia, che è la grande maestra di fede per tutti.

In secondo luogo, Mosè ricorda che è compito di tutti istruire la generazione che viene dopo perché nessuno sia senza Dio, perché una vita senza Dio è una vita povera, è una vita che manca di sapore, è una vita che manca perfino di senso.

Vangelo

Anche il Vangelo ci aiuta a riflettere. Il centurione non agisce per istinto, non fa quello che gli sembra bene fare. Si lascia contagiare da ciò che si dice di Gesù. Ha sentito cosa dicono di Lui e, pur non appartenendo al popolo ebraico, cerca di capire cosa è quel sentimento di fede che ha già aperto il cuore a molti. Ecco che cerca di integrarlo con la sua vita, la vita di un uomo dell’esercito, la vita di un uomo abituato a ricevere comandi e a dare comandi. Ecco che mette questo suo modo di sentire e di vedere le cose anche nella fede. È per questo che si rivolge a Gesù con un paragone che, di per sé, ha poco a che fare con la fede ma che, nel suo caso, diventa l’unico modo con cui quest’uomo sa esprimersi. Espressione molto apprezzata da Gesù che vede, in quello che il centurione dice, tutta la sua fede. La fede di un uomo che si affida a Dio, la fede di un uomo che sa di non poter controllare tutto e di avere assolutamente bisogno di aprirsi al mistero di Dio, la fede di un uomo che sa che senza l’aiuto di Dio ogni cosa diventa impossibile. È per questo che Gesù si dimostra molto attento a lui, alla sua richiesta e concede quello che chiede: la salute per un suo sottoposto. Così il Signore intende premiare non solo la sua vicinanza umana al malato, ma la sua fede. Quella fede non perfetta, quella fede non in linea con il modo di sentire degli ebrei, eppure così vicina a Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa mi dicono questi richiami?
  • In che modo io mi apro alla presenza di Dio che è già nella mia vita e sta accanto a me?

Entrambi gli insegnamenti sono per noi. Sono per il nostro tempo. Anzitutto permettete che ci sia anche per noi il richiamo a non vivere una vita senza Dio. È vero che, in moltissimi, si spegne il senso religioso. È vero che, moltissimi, farebbero volentieri a meno del mistero di Dio. Credo che queste letture ci stiano dicendo che quando si è senza fede, la vita è davvero più limitata, più povera. Noi lo vediamo molto bene e quando scopriamo che accanto a noi ci sono persone che vivono senza fede, dovrebbe prenderci un senso di misericordia e di carità grandissimo, per fare in modo che la nostra vita si trasformi in testimonianza per loro per fare in modo che qualche riflesso della nostra fede accenda, anche in loro, il senso della presenza del mistero di Dio. Oggi più che mai vivere senza fede, vivere totalmente ripiegati nelle cose del presente, è più che mai limitativo. Senza Dio si è davvero più poveri! Ecco perché deve essere molto forte anche per noi il richiamo a non vivere isolati, a non vivere senza Dio, a non vivere totalmente ripiegati sulle cose del presente. C’è qualcosa di più, c’è qualcosa di più grande che ci attende ma anche che ci sostiene nel tempo presente e che ci guida nei giorni difficili della nostra vita.

Il secondo richiamo per noi: non si può vivere una fede fai da te, come fanno molti. Se vogliamo essere certi di trovare il Signore abbiamo necessariamente bisogno di vivere ciò che Lui ci ha insegnato e di accogliere la sua rivelazione come unica via di salvezza. Credo che sia questa l’umiltà che tutti dobbiamo cercare. Altrimenti credo davvero che il nostro cammino sarà sempre un po’ limitato e come monco.

Chiediamo al Signore di saper capire il senso di questa sua parola e di camminare sempre in modo tale da non perdere quella chiamata alla salvezza eterna che Lui ha predisposto per ciascuno di noi.

2025-07-05T10:46:01+02:00