Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – Giovedì
La spiritualità di questo giorno
Dopo le grandi feste dei giorni scorsi e prima del ricordo dell’Apostolo Giacomo, ecco una giornata feriale. Si farebbe memoria di un grande santo libanese, Michael Makluf, che alcuni di noi conoscono e venerano, persona che vi invito a scoprire e a conoscere personalmente.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gs 5, 13 – 6, 5
Lettura del libro di Giosuè
In quei giorni. Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?». Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che ha da dire il mio signore al suo servo?». Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece. Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava. Disse il Signore a Giosuè: «Vedi, consegno in mano tua Gerico e il suo re, pur essendo essi prodi guerrieri. Voi tutti idonei alla guerra, girerete intorno alla città, percorrendo una volta il perimetro della città. Farete così per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno, poi, girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando si suonerà il corno d’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo salirà, ciascuno diritto davanti a sé».
SALMO Sal 17 (18)
Sei tu, Signore, la mia potente salvezza.
Ti amo, Signore, mia forza,
perché tu salvi il popolo dei poveri.
Con te mi getterò nella mischia,
con il mio Dio scavalcherò le mura. R
La via di Dio è perfetta,
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tendere l’arco di bronzo. R
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R
VANGELO Lc 9, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
Un giorno il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Giosuè
La conquista di Gerico è uno dei grandi temi del libro di Giosuè. Ovviamente essa ha una grande importanza dal punto di vista storico per tutti gli Ebrei: è la prima città che viene conquistata, è il primo baluardo di terra che diventa proprietà del popolo ebraico dopo l’Esodo. Il suo valore non è solo storico, ma è anche simbolico. Gerico, come forse sappiamo, è una delle città più antiche dell’umanità. Prendere questa città, sconfiggere le sue difese, è stato un modo per sentirsi fortissimi e per capire che le promesse di Dio si realizzavano. Eppure, nonostante questo grande significato storico-simbolico, abbiamo sentito che il libro di Giosuè ne fa un grande atto di fede. La città non viene conquistata con una guerra, non viene conquistata con la forza, ma con la fede. Si fa il giro della città, si utilizzano non le armi che gli uomini producono, ma le armi della fede. Sono i sacerdoti che danno il passo, recando l’arca del Signore. Sono tutti elementi per dire che non è con la forza, non è con la guerra che si conquistano le grandi cose della vita. È con la fede, è con l’umile obbedienza a Dio che si riesce a trovare un modo per seguire il Signore e per essere nel mondo segno eloquente e costante della sua presenza e del suo amore. Non leggeremo la pagina bellissima di questa conquista che sarebbe prevista domani, perché interromperemo il lezionario feriale per la festa di San Giacomo. Se leggessimo questa pagina ci accorgeremmo come l’autore sacro ci ricorda che non conta la forza dell’uomo, non conta la sua preparazione per la guerra, ma conta la fede. Quella fede che permise anche questo atto di conquista senza l’uso delle armi.
Vangelo
Se, comunque, noi ci sentiamo molto distanti da questo modo di ragionare, di raccontare la storia, di rileggere gli eventi del passato, è proprio perché siamo figli del Vangelo. Il Vangelo insiste sempre sulla conoscenza di Dio, sulla vicinanza a Cristo, sull’essere sempre pronti a stare alla sua scuola. Credo che la pagina di oggi, bellissima e di grande intensità spirituale, ci abbia riportato, ancora una volta, alla questione essenziale della fede: cosa diciamo noi tutti della figura di Cristo? Cosa diciamo della sua opera? Cosa diciamo della sua presenza in mezzo a noi? Perché è da questa consapevolezza di fede che traggono senso le altre cose della vita. Noi tutti siamo invitati a fare questo: a vivere una conoscenza sempre più profonda del mistero di Dio per cui, poi, ogni cosa trova il suo senso e il suo ordine.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa diciamo su Scritture di questo tenore?
- Avvertiamo la difficoltà della rilettura spirituale o ne avvertiamo la consolazione?
A parole, infatti, tutti ripudiamo l’uso della forza, la guerra, la violenza. Poi, però, dobbiamo accorgerci che queste realtà sono più forti di noi, sono dentro la nostra società ma pervadono anche il nostro modo di vedere le cose, di ragionare, di capire le cose della vita. Noi tutti capiamo che, troppo spesso, siamo succubi della violenza che è dentro anche le nostre esistenze. La violenza che pervade i nostri pensieri, che esprimiamo con le nostre parole, che emerge da alcuni nostri atti, ci ricorda proprio questa verità. Noi tutti siamo immersi in un contesto di violenza che ferisce anche noi, che non deve lasciare tranquilli nemmeno noi. Cosa fare per porre argine ad un modo di vedere le cose che non ci dovrebbe appartenere? Cosa fare per porre un argine ad un modo di fare che non dovrebbe essere tollerato in una vita cristiana? La risposta viene dal Vangelo: contemplare il volto mite del Signore. Solo se contempliamo il volto di Cristo che accetta la sofferenza e la morte, ripudieremo qualsiasi forma di violenza. Solo se saremo capaci di spostare l’attenzione da queste realtà della vita alle cose più spirituali, potremo dire di aver vinto quel richiamo alla violenza che, comunque, trova spazio dentro di noi. Solo quando avremo fatto tutto questo, avremo capito che Dio è il Dio della pace, della concordia, dell’amore, della solidarietà. È un lavoro difficilissimo, perché implica proprio che noi sappiamo andare controcorrente e sappiamo cercare motivazioni sempre forti per resistere a quel richiamo alla violenza che ci sovrasta e che ci schiaccia. Chiediamo questa grazia al Signore. Proprio perché sappiamo che Egli è sempre con noi e che cammina sempre con noi, potremo impegnarci in una lotta contro tutto ciò che ci distoglie da quel pensiero del bene che dovrebbe essere illuminante per la nostra esistenza. Cristo risorto ci guidi in questa lotta contro tutto ciò che ci rimanda alla violenza e ad ogni realtà che da essa promana o deriva.