Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – Venerdì – S. Giacomo
La spiritualità di questo giorno
La grande festa di San Giacomo è punto di arrivo di questa settimana liturgica. Per noi, poi, è l’occasione per aprire questo sacro Triduo di preghiera in onore di Sant’Anna, a cui è dedicata una nostra chiesetta, e di San Gioacchino. Possiamo entrare nel cuore di questa festa proprio tenendo sullo sfondo la festa patronale alla quale ci stiamo avvicinando. Mi piace rileggere insieme con voi, anzitutto, il testo della Sapienza.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sap 5, 1-9. 15
Lettura del libro della Sapienza
Il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che lo hanno perseguitato e a quelli che hanno disprezzato le sue sofferenze. Alla sua vista saranno presi da terribile spavento, stupiti per la sua sorprendente salvezza. Pentiti, diranno tra loro, gemendo con animo angosciato: «Questi è colui che noi una volta abbiamo deriso e, stolti, abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; abbiamo considerato una pazzia la sua vita e la sua morte disonorevole. Come mai è stato annoverato tra i figli di Dio e la sua eredità è ora tra i santi? Abbiamo dunque abbandonato la via della verità, la luce della giustizia non ci ha illuminati e il sole non è sorto per noi. Ci siamo inoltrati per sentieri iniqui e rovinosi, abbiamo percorso deserti senza strade, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Quale profitto ci ha dato la superbia? Quale vantaggio ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e di essi ha cura l’Altissimo.
SALMO Sal 95 (96)
Gesù è il Signore; egli regna nei secoli.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!». R
EPISTOLA 2Cor 4, 7-15
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
VANGELO Mt 20, 20-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Sapienza
“Allora il giusto starà di fronte a coloro che lo hanno perseguitato”. Giacomo, come del resto quasi tutti i suoi compagni del collegio apostolico, è morto di morte violenta. Sappiamo bene che la sua fine è stata decretata prestissimo. La sua fede ha provocato, per lui, una morte violenta, come quella del suo maestro e Signore. Eppure, come è per tutti i martiri, la memoria di Giacomo non si è persa. Egli sta ancora di fronte agli uomini per ricordare la verità della fede e per attirare a sé, con il suo esempio, uomini e donne di tutti i tempi. Non è un caso che proprio il cammino di Santiago de Compostela sia, ancora oggi, uno dei richiami più importanti di tutta la cristianità. San Giacomo, con il suo Santuario, sta ancora di fronte a noi, di fronte agli uomini ed è ancora punto di forza, richiamo potente, per imparare a vivere bene la propria fede.
“Alla sua vista saranno presi da spavento, colpiti per la sua salvezza”. Perché la Chiesa antica aveva grande stima dei martiri? Perché il loro culto si è propagato per le regioni d’Europa? Perché la scelta di vita dei santi ha fatto scuola? Perché, nella fede, quegli uomini hanno capito che l’esempio dato dai grandi martiri era veramente un esempio che richiamava alla salvezza, un esempio da imitare, un esempio che sapeva infondere il giusto ordine delle cose nell’animo di tutti. Di fronte alle sofferenze di un martire, non ci si domandava altro che di poter ripercorrere la sua vita, perché riconosciuta come via di salvezza.
“Pentiti diranno: costui è colui che abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno”. La Chiesa antica ha saputo ben rileggere queste parole. Certo, sul momento, molti hanno visto nei martiri dei folli, gente umile, semplice, che si faceva torturare e ammazzare in nome di un Dio che non si sapeva nemmeno se esisteva. Erano ritenuti folli e, comunque, gente a cui non dare credito. Eppure, di fronte alla Verità di Dio, chi ha fede, capisce tutt’altro. Capisce che il martire è un privilegiato, uno che ha avuto la forza di testimoniare la fede in modo eroico, forte, unico. Davanti alla fede in Dio si rimane stupiti, per come hanno saputo affrontare fatiche di ogni genere e di ogni tipo. Nella fede si capisce anche l’importanza dell’esempio dei martiri che, tra l’altro, diventa esempio per la fede di altri cristiani.
“Allora si diranno: come mai il sole non è sorto per noi?”. È la frase più bella della Scrittura. Vedendo il risultato di santità del martire, vedendo il tenore di fede che ha sorretto e attirato a sé una vita, si finisce con il chiedersi: perché a noi non è dato di fare la medesima esperienza? Perché a noi non è dato di avere quella stessa consolazione che brilla nei martiri? È il giudizio espresso da chi ha capito l’errore nell’aver giudicato il martire un folle. È il rimpianto per non avere vissuto una vita che avesse lo stesso tenore di fede. È, in fondo, il grido disperato di chi arriva alla fine dell’esistenza accorgendosi di aver dato credito a realtà, a cose che non hanno prodotto nulla. È il grido disperato di chi non ha costruito nulla e, ora, muore senza luci a cui appigliarsi.
“Abbiamo percorso deserti senza strade e non abbiamo conosciuto la via del Signore”. Anche questa conclusione è bellissima, perché dice bene chi è che, alla fine, ha avuto ragione. Il martire ha trovato la strada di Dio e ha visto la gloria di Dio. Chi ha vissuto per altro, ha percorso come un deserto senza strade e non ha conosciuto la via di Dio. Perché, come dice la fine della lettura: “Il giusto vive per sempre”. Questo dovrebbe essere ciò che sta a cuore al credente. Sempre. In ogni tempo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Gusto la bellezza di questa Scrittura?
- Mi sento chiamato in causa?
Credo che tutti dovremmo sentirci chiamati in causa da questa lettura. Assomigliamo molto a coloro che prendono a bersaglio del proprio scherno i giusti. Assomigliamo molto a coloro che deridono i santi. Assomigliamo molto a coloro che sbagliano strada e che, magari anche andando a ripercorrere il cammino di Santiago, non vivono, poi, il richiamo spirituale che esso dovrebbe avere. Anche noi, in fondo, consideriamo questi santi della Chiesa primitiva un po’ dei folli, come, del resto, consideriamo tali coloro che, nel nostro tempo, ci danno un esempio di questo genere. Anche noi riteniamo che il mondo è dei furbi. Proprio per questo assomigliamo un po’ tutti a coloro che si perdono nel deserto e che, pur avendo mille indicazioni e mille richiami, rischiano di buttare via la vita. Lascerei davvero che il richiamo di oggi ci stimoli, ci provochi e ci faccia riflettere. Anche alla vigilia della festa di Sant’Anna, cerchiamo di vivere una vita che abbia sapore, che abbia un gusto, che sappia esprimere una preferenza per qualcosa che rimane, che dura. Cerchiamo di essere noi i primi a fare in modo che tutti possano ritornare sui loro passi e vedere, nel richiamo della vita dei santi, una luce per il nostro tempo, per il nostro mondo, per la nostra cultura.