Domenica 03 agosto

8 dopo Pentecoste

Introduzione

  • Quale messaggio dalle scritture di oggi?

Perché appare più che mai chiaro, come diciamo in queste domeniche dopo Pentecoste, che la storia della salvezza passa attraverso quella di Israele. Così, dopo l’epoca dei giudici, che abbiamo riletto nella scorsa domenica, eccoci all’epoca dei re.

La Parola di Dio 

LETTURA 1Sam 8, 1-22a
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici d’Israele i suoi figli. Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto. Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuele a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli». Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perché avevano detto: «Dacci un re che sia nostro giudice». Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di loro. Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dèi, così stanno facendo anche a te. Ascolta pure la loro richiesta, però ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnerà su di loro». Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse: «Questo sarà il diritto del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine, li costringerà ad arare i suoi campi, mietere le sue messi e apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Prenderà pure i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li darà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi cortigiani e ai suoi ministri. Vi prenderà i servi e le serve, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sulle vostre greggi e voi stessi diventerete suoi servi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà». Il popolo rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: «No! Ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie». Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Il Signore disse a Samuele: «Ascoltali: lascia regnare un re su di loro».

SALMO Sal 88 (89)

Sei tu, Signore, la guida del tuo popolo.

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R

Perché tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R

Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
«Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza». R

EPISTOLA 1Tm 2, 1-8
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche.

VANGELO Mt 22, 15-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo il Signore Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

1 Samuele

I tempi diversi sono uno in successione all’altro. I giudici e i profeti hanno fatto un’epoca. Ma la loro epoca, come tutte le epoche, si è esaurita, è terminata. L’epoca è terminata anche in occasione di un evento preciso: i figli di Samuele, uomo dalla fede forte e dalla morale altissima. Non perseverano nelle vie del padre. Ecco che tutto il popolo si lamenta. Il servizio religioso non è percepito come tale da questi ragazzi divenuti uomini. Anche il servizio presso l’altare di Dio è ritenuto fonte di guadagno. Così essi chiedono una sorta di tariffa a chi si presenta per offrire a Dio il frutto del proprio sacrificio. Così come la giustizia non è più la ricerca della verità. Questi uomini sovvertono il diritto e giudicano in base alle preferenze ma anche in base ai doni che ricevono: sono dei corrotti. Ecco, dunque, l’idea di avere un re “come tutti i popoli”. È proprio questa la molla che farebbe dire di no a Samuele, ormai troppo vecchio per governare il suo popolo. Egli ha capito bene che Israele non è come gli altri popoli e, per questo, non dovrebbe comportarsi come fanno gli altri e nemmeno avere le forme di governo che hanno gli altri. La sua originalità sta nella sua fede. Perdere questa originalità sarebbe come andare contro Dio: è questo il cuore del discorso. Samuele lo capisce benissimo in uno di quei suoi intimi dialoghi con Dio. Dio stesso rivela a Samuele che il rifiuto che Israele sta compiendo non è tanto verso gli uomini, ma verso di Lui. La loro scelta politica sta a dire a Dio che non ci si fida più di lui, non si riconosce più la sua guida. È per questo che si chiede un re, come avviene presso gli altri popoli, è per questo che si chiede di diventare come tutti, perché non c’è più originalità che tenga! È quello che avverrà: Samuele darà un re ad Israele si inizierà così un nuovo tempo della storia della salvezza, un nuovo tempo della storia di Israele, ma anche un tempo di immediata gloria per poi cadere nella decadenza. Lo ascolteremo “nelle prossime puntate” di questa bellissima e ricchissima storia che è la storia di alleanza tra Dio e gli uomini che è la storia della salvezza.

Vangelo

Nel Vangelo si registra una posizione diversissima. Gesù vive in un tempo nel quale non solo Israele ha perso il suo re, ma ha addirittura perso la sua autonomia. Non è più uno stato autonomo ma è una provincia dell’impero romano. Per altro una provincia lontana da Roma, e questo basterebbe già a dire che si conta pochissimo. Israele è anche una provincia mal sopportata, perché troppo tumultuosa e troppo diversa per la sua fede. Ecco perché i romani odiano la terra santa e sono odiati dagli ebrei. Anche se non mancano i collaborazionisti, il vero cuore del popolo è contro Roma e si aspetta l’occasione propizia per indire qualche rivolta che riporti tutti all’autonomia. Gesù stesso, come sappiamo, è stato scambiato per un messia politico e da lui ci si sarebbe aspettati anche questo: una rivolta in grado di rimettere le cose a posto una volta per sempre. Sappiamo bene che il Signore prende le distanze da qualsiasi deriva politica che si vorrebbe imprimere al suo messianismo. Ecco, allora, la pagina bellissima di oggi. La “disputa sul tributo”, che tra l’altro ha dato lo spunto a quel bellissimo quadro che abbiamo in Santa Maria e che abbiamo recentemente restaurato e che spero abbiate visto, dice che Gesù vuole prendere qualsiasi distanza da tutto ciò che sa di politica. “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, è una frase famosissima di Gesù che mira a far capire non tanto che fede e politica sono due ambiti da tenere separati ma, piuttosto, a far comprendere che un’anima deve essere attratta anzitutto da Dio, al quale deve tornare. Il percorso di vita può anche incrociare quello della politica, ma deve essere chiara la direzione da prendere e i valori da vivere.

Timoteo

Altro scenario ancora è quello evocato dalle lettere di San Paolo e, in questo caso, da quella di Timoteo. San Paolo vive un tempo in cui il cristianesimo si affaccia al mondo. Non conta nulla nella società. Non c’è attenzione da parte del mondo politico se non per perseguitare i cristiani. Non esistono cristiani impegnati in politica, come diremmo noi con il nostro linguaggio moderno. Però è già chiaro come il cristiano si comporta: “ti raccomando che si facciano suppliche e preghiere e ringraziamenti, per tutti gli uomini, per i re, per quelli che stanno al potere perché possiamo condurre una vita tranquilla, calma, dignitosa e dedicata a Dio”. Il cristiano prega per questo, perché ci possa essere tutto questo! Il cristiano prega perché tutti abbiano la pace, che permette a tutti di vivere una vita tranquilla nella quale, poi, far fiorire tutti i carismi, i talenti, le doti che servono per rendere la vita bella, piena, vera, appunto “dignitosa”, cioè una vita dove risplende la dignità di ciascuno. Il compito è spirituale e riguarda tutti, in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. Paolo, infatti, parla ai cristiani che vivono diverse forme di governo e diverse forme di espressioni sociali. Il compito del cristiano è, dunque, la preghiera per il bene di tutti. la preghiera è per governanti e re che non sono cristiani e che anzi accusano i cristiani. È per loro perché si capisce che da loro dipende la dignità della vita.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Che cosa pensiamo noi nel nostro tempo?
  • Cosa dicono a noi queste scritture?

Anzitutto io credo che ci dicano che noi preghiamo poco per i governanti. È più facile che anche noi cristiani ci lamentiamo di coloro che sono al potere, critichiamo l’operato di coloro che governano le nazioni, ma più difficilmente preghiamo per coloro che hanno deciso di assumere questa responsabilità o per coloro ai quali è stata data qualche responsabilità di questo genere. Non dovremmo pregare poi per i soli politici, ma anche per chi tira le fila dell’economia, per chi decide le grandi cause degli stati, per chi amministra la giustizia, cioè per chi ha un impegno di rilevanza sociale alto. Noi facciamo molto poco questo esercizio. Dalla celebrazione di questa Messa potrebbe nascere questo impegno: l’impegno a non disinteressarsi delle cose politiche anche se, magari non ne avvertiamo alcun fascino e alcun richiamo. Esattamente come capita a me: alieno dalla politica ma non alieno dal dover pregare anche per tutti coloro che hanno in mano le fila della vita sociale.

In secondo luogo io credo che dovremmo domandarci cosa abbiamo da dire sul tema. Mi pare che la chiesa abbia fatto una grande retromarcia e, dopo un tempo in cui è stata impegnata in primissima linea, abbiamo un poco abdicato a questa responsabilità. Il che non è un bene. Tra poco sarà beatificato Pier Giorgio Frassati che, contro i desideri del padre, che lo avrebbe voluto al giornale che dirigeva, si impegnò nello studio dell’ingegneria mineraria con l’obiettivo di entrare in politica per la difesa dei lavoratori. Aderì per questo anche ad un partito, quello di don Sturzo, da poco fondato. Pier Giorgio ebbe in grandissimo onore la politica ed è solo uno di quegli esempio di uomini che potremmo citare che ha capito che nella vocazione battesimale è compreso anche questo desiderio o questa vocazione di impegnarsi per la società, per gli altri uomini, per i poveri. Anche oggi servirebbero uomini e donne così: uomini e donne che sanno far discendere dalla loro vocazione battesimale una stagione di impegno sociale grande e attento. Cosa che ci manca proprio, sia nella chiesa locale che nella chiesa universale.

In terzo luogo credo che oggi uno speciale pensiero debba andare a Papa Leone e ai giovani che stanno concludendo il giubileo. In queste ore si è celebrata la S. Messa conclusiva, dopo la veglia di ieri. Ovviamente i contenuti saranno da riprendere e da approfondire, ma è chiaro che toccherà noi tutti prendere in seria consegna le parole del papa e farle nostre. Per questo occorrerà lavorare su noi stessi, per essere segno di speranza per tutto il mondo.

Ci aiuti, ancora una volta, la vergine Maria, protagonista della vita del suo tempo e vicina ad ogni uomo che cerca la verità. È propri a lei che ricorriamo per una preghiera forte e sentita per tutti coloro che sono al potere. Preghiera che raccomando a voi, perché non venga meno la nostra vicinanza a chi regge le sorti del mondo.

2025-08-01T21:33:26+02:00