Sabato 09 agosto

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – Sabato 

La spiritualità di questo giorno

La figura e l’opera di Edith Stein sono per noi tutti un esempio direi difficilmente accessibile tanta è la fede, la spiritualità e la scienza di Santa Teresa Benedetta della Croce.

La Parola di questo giorno

LETTURA Os 2, 15f-16. 17b. 21-22
Lettura del profeta Osea

Oracolo del Signore. Ecco, io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d’Egitto. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.

Oppure

LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire

Edith Stein nacque a Breslavia, in una famiglia ebraica, nel «giorno dell’espiazione» il 12 ottobre 1881: a due anni rimase orfana di padre. Frequentò gli studi nel liceo e nell’università della città natale, conseguendo brillanti risultati. A 22 anni si trasferì a Gottinga per seguire i corsi di filosofia tenuti da Edmund Husserl, anch’egli di origini ebraiche, considerato uno dei maggiori filosofi del tempo. In questo periodo di intenso studio abbandonò gradualmente la pratica religiosa e dimenticò volutamente Dio, respingendo le accorate raccomandazioni della madre. Quando Husserl si trasferì a Friburgo, volle presso di sé in qualità di assistente Edith, laureatasi nel frattempo con il massimo dei voti. Si impegnò nella promozione della donna, mettendo in luce la missione e la ricchezza della femminilità. Il lutto per la morte di un amico carissimo fu per lei «il primo incontro con la croce e con la forza divina che trasmette a chi la porta». Fu il momento in cui la sua irreligiosità crollò e Cristo rifulse. Nell’estate del 1921 trovò casualmente nella biblioteca di una persona amica l’Autobiografia di santa Teresa d’Avila; la lesse e ne fu conquistata, sicura di aver trovato finalmente la verità. Ricevette il battesimo il 1° gennaio del 1922, festa della Circoncisione del Signore. L’incontro con il Cristianesimo non la portò a ripudiare le sue radici ebraiche ma, piuttosto, gliele fece riscoprire in pienezza. Mentre attendeva all’insegnamento a Spira e a Münster, con ammirabile dedizione svolse un’ingente mole di lavoro intellettuale, ma le leggi razziali la costrinsero a lasciare la cattedra. Guidata da eccellenti sacerdoti, che la sorressero nelle difficoltà, si aprì progressivamente a nuove conquiste spirituali. «Più uno si sente attratto da Dio – scrisse – e più deve uscire da se stesso, nel senso di rivolgersi al mondo per portarvi una ragione divina per vivere». Nel 1934 coronò il progetto sognato fin dal giorno del battesimo: vestì l’abito religioso nel Carmelo di Colonia, assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Alla priora dichiarò: «Non l’attività umana ci può salvare, ma soltanto la Passione di Cristo; la mia aspirazione è quella di parteciparvi». Al Carmelo le fu demandata, insieme ad altre sorelle, l’attività letteraria del monastero. Scrisse articoli, commenti e interpretazioni filosofiche del Cristianesimo, e lavorò alla sua opera Essere finito ed Essere eterno. Donna di singolare intelligenza e cultura, ha lasciato molti scritti di alta dottrina e di profonda spiritualità. Portata alle vette mistiche, seppe scorgere nella Croce la via che conduce alla gloria, e la luce che dalla Croce sprigiona le diede la forza per il sacrificio supremo. Per sfuggire alla persecuzione nazista si trasferì in Olanda, dove venne arrestata il 2 agosto 1942. Non volle deporre l’abito carmelitano, al quale appuntò la stella gialla degli ebrei deportati. Morì nelle camere a gadi Auschwitz il 9 agosto 1942 e fu gettata nei forni crematori, offrendo il suo olocausto per il popolo di Israele. L’11 ottobre 1998 papa Giovanni Paolo II la iscrisse nell’albo delle sante martiri e nel 1999 la proclamò compatrona d’Europa. Onore e gloria al Signore nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli. Amen

SALMO Sal 44 (45)

Ecco, lo sposo viene:
andate incontro a Cristo Signore.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re è piaciuta la tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R

Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi. R

Dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate;
condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re. R

EPISTOLA Eb 10, 32-38
Lettera agli Ebrei

Fratelli, richiamate alla memoria quei primi giorni: dopo aver ricevuto la luce di Cristo, avete dovuto sopportare una lotta grande e penosa, ora esposti pubblicamente a insulti e persecuzioni, ora facendovi solidali con coloro che venivano trattati in questo modo. Infatti avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere derubati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e duraturi. Non abbandonate dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete solo bisogno di perseveranza, perché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso. «Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve venire, verrà e non tarderà. Il mio giusto per fede vivrà; ma se cede, non porrò in lui il mio amore».

VANGELO Mt 25, 1-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Osea

A dircelo è, anzitutto, la prima lettura. Abbiamo sentito uno dei brani più famosi del profeta Osea, il brano che parla della dolcezza, un canto di amore. Il deserto viene descritto come il luogo della solitudine per l’innamoramento e la relazione tra il profeta e la moglie diventa il paradigma dell’innamoramento dell’anima per Dio.

Se applichiamo queste verità a Santa Teresa Benedetta della Croce ci accorgiamo subito del fatto che, per lei, il deserto fu il campo di concentramento. Il tempo della solitudine non fu scelto, ma forzato. L’innamoramento dell’anima per Dio venne cercato prima lungamente nello studio e nel convento ma poi, ultimamente, proprio nella vita infernale del campo di concentramento. Eppure per lei quella fu la condizione basilare, fondamentale per entrare in comunione con Dio per accedere ai segreti della storia della sua anima. Santa Teresa Benedetta della Croce ci insegna così che non esistono condizioni ideali, non esistono luoghi giusti e luoghi sbagliati. Qualsiasi condizione e qualsiasi luogo può diventare il luogo giusto e la condizione felice per giungere fino a Dio. La vita di Santa Teresa Benedetta della Croce ci dice questo. Colei che era destinata ad una carriera brillante in università ma lontano da Dio, ha trovato la morte come cristiana in un campo di concentramento raggiungendo le vette più alte della contemplazione e della santità. Un esempio pratico di speranza, in questo anno del Giubileo della speranza. Un esempio pratico che ci dice che la speranza di Dio può venire ad abitare ogni luogo e ad illuminare ogni anima, anche nelle condizioni più difficili della vita, anche nei momenti più terribili dell’esistenza.

Ebrei

Anche la lettera agli Ebrei si addice perfettamente alla santa. Il suo autore invitava coloro che avevano raggiunto una luce particolare nella rinascita battesimale, a conservare questa luce e a camminare in essa per giungere alla vita eterna. Così accadde anche nella vita di Santa Teresa Benedetta della Croce. Come sappiamo era nata in una famiglia ebrea non praticante. Aveva ricevuto una formazione laica, per tutta la sua giovinezza. Fu solo in un secondo momento della sua vita che ella incominciò ad appassionarsi alle vicende del suo popolo e, poi, alla religione cristiana, che abbracciò anche come compimento di quell’ebraismo di cui era figlia. La raggiunse, quindi, una particolare luce nel fonte battesimale. Luce che, per lei, diventò poi anche consacrazione monastica, in una nuova via di perfezione. Eppure, appena ricevuta quell’illuminazione, la sua vita diventò un inferno a causa delle leggi razziali che perseguitarono anche lei. Ella, però, non si distolse mai da quella luce e, per lei, divenne un fatto del tutto fondamentale trovare pace e conforto in Cristo. Così ella fece della perseveranza la via chiave della sua esistenza, non esitando a mostrare fino a dove poteva giungere quella perseveranza anche nel campo di concentramento. La perseveranza di cui ci parla la santa non è, quindi, una cosa studiata e nemmeno una realtà teorica. La perseveranza di questa donna fu provata dagli eventi della sua vita, nei quali ella ebbe la meglio proprio perché rimase fedele e perseverante a quel Dio che l’aveva chiamata alla sua ammirevole luce. Così Santa Teresa ci mostra che è possibile vivere nella via della perseveranza che nasce dall’amore.

Vangelo

La pagina del Vangelo si addice, ovviamente, alla parte finale della vita di Santa Teresa Benedetta e ci ricorda che ella visse come una vergine totalmente dedicata a Dio. Se possibile, però, occorrerebbe mutare la parabola. Perché se è vero che ella mantenne accesa la luce della fede nel suo cuore, se è vero che ella prese l’olio prezioso della fede per continuare ad alimentare la sua lampada, è altrettanto vero che ella donò il suo olio anche ad altri. La sua esperienza, la sua riflessione, la sua preghiera e il suo stesso modo di vivere sono stati olii condivisi con altri. Oggi anche con noi, che siamo qui a ricordare il suo esempio e la sua vita come luminosa per tutti. Se dunque è vero che ella fu capace di un’illuminazione del tutto singolare, è altrettanto vero che la sua illuminazione non fu solo un segreto del suo cuore, ma travalicò i limiti della sua persona e la temporalità della sua esistenza per divenire luce, faro, punto di riferimento, illuminazione anche per ciascuno di noi.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa mi dice il confronto con questa via di santità?
  • Come vivo il mio cammino di appartenenza a Dio?

Credo che oggi, mentre stiamo per entrare nella settimana centrale del mese di agosto, sia bene e utile fermarci per capire come l’esempio di questa santa può essere di aiuto a ciascuno di noi, mentre viviamo giorni di vacanza e di rilassamento. Credo che un po’ tutti, anche quelli che sono rimasti qui in città, abbiamo bisogno di confrontarci con questi esempi di santità e, anche se presi da altri pensieri, credo faccia bene a tutti fermarci un poco a riflettere su vie di santità così difficili e così eccelse. Chiediamo alla preziosa intercessione di Santa Teresa Benedetta della Croce di esserci sempre vicino per giungere alla gloria dei cieli insieme con lei, faro luminoso nel panorama della santità e della perfezione.

2025-08-01T21:52:17+02:00