Lunedì 25 agosto

Settimana della domenica che precede il martirio – Lunedì

La spiritualità di questo giorno

La settimana che inizia è tutta determinata dalla festa del martirio di San Giovanni il Precursore che, come sappiamo, è uno spartiacque nel calendario di questo tempo dopo Pentecoste. Essa determina anche il lezionario che, come spero sappiate tutti, ci fa leggere il libro dei Maccabei. Oltre a questa festa abbiamo la memoria di Sant’Agostino, Santa Monica, il beato A. I Schuster. Quindi una settimana ricca. Chiedo a tutti di saper leggere con continuità i testi sacri che ci permettono di vivere un percorso unitario e profondo.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Mac 3, 1-8a. 24-27. 31-36
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Nel periodo in cui la città santa godeva completa pace e le leggi erano osservate perfettamente per la pietà del sommo sacerdote Onìa e la sua avversione al male, gli stessi re avevano preso a onorare il luogo santo e a glorificare il tempio con doni insigni, al punto che anche Selèuco, re dell’Asia, provvedeva con le proprie entrate a tutte le spese riguardanti il servizio dei sacrifici. Ma un certo Simone, della tribù di Bilga, nominato sovrintendente del tempio, venne a trovarsi in contrasto con il sommo sacerdote intorno all’amministrazione della città. Non riuscendo a prevalere su Onìa, si recò da Apollònio di Tarso, che in quel periodo era governatore della Celesiria e della Fenicia, e gli riferì che il tesoro di Gerusalemme era colmo di ricchezze immense, tanto che l’ammontare delle somme era incalcolabile e non serviva per le spese dei sacrifici; era quindi possibile trasferire tutto in potere del re. Apollònio si incontrò con il re e gli riferì delle ricchezze a lui denunciate; quegli designò Eliodòro, l’incaricato d’affari, e lo inviò con l’ordine di effettuare la confisca delle suddette ricchezze. Eliodòro si mise subito in viaggio. Ma appena fu arrivato sul posto con gli armati, presso il tesoro, il Signore degli spiriti e di ogni potere si manifestò con un’apparizione così grande, che tutti i temerari che avevano osato entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si trovarono stremati e atterriti. Infatti apparve loro un cavallo, montato da un cavaliere terribile e rivestito di splendida bardatura, il quale si spinse con impeto contro Eliodòro e lo percosse con gli zoccoli anteriori, mentre il cavaliere appariva rivestito di armatura d’oro. Davanti a lui comparvero, inoltre, altri due giovani dotati di grande forza, splendidi per bellezza e meravigliosi nell’abbigliamento, i quali, postisi ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli numerose percosse. In un attimo fu gettato a terra e si trovò immerso in una fitta oscurità. Allora i suoi lo afferrarono e lo misero su una barella. Subito alcuni compagni di Eliodòro pregarono Onìa che supplicasse l’Altissimo e impetrasse la grazia della vita a costui che stava irrimediabilmente esalando l’ultimo respiro. Il sommo sacerdote, temendo che il re avrebbe potuto sospettare che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodòro, offrì un sacrificio per la salute di costui. Mentre il sommo sacerdote compiva il rito propiziatorio, apparvero di nuovo a Eliodòro gli stessi giovani adorni delle stesse vesti, i quali, restando in piedi, dissero: «Ringrazia ampiamente il sommo sacerdote Onìa, per merito del quale il Signore ti ridà la vita. Tu poi, che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia a tutti la grande potenza di Dio». Dette queste parole, disparvero. Eliodòro offrì un sacrificio al Signore e innalzò grandi preghiere a colui che gli aveva restituito la vita, poi si congedò da Onìa e fece ritorno con il suo seguito dal re. Egli testimoniava a tutti le opere del Dio grandissimo, che aveva visto con i suoi occhi.

SALMO Sal 9 (10)

Narrate a tutti i popoli le opere di Dio.

Il malvagio si vanta dei suoi desideri,
l’avido benedice se stesso.
Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore:
«Dio non ne chiede conto, non esiste!»;
questo è tutto il suo pensiero. R

Le sue vie vanno sempre a buon fine,
troppo in alto per lui sono i tuoi giudizi:
con un soffio spazza via i suoi avversari.
Egli pensa: «Non sarò mai scosso,
vivrò sempre senza sventure». R

Sorgi, Signore Dio, alza la tua mano,
non dimenticare i poveri.
Spezza il braccio del malvagio e dell’empio,
cercherai il suo peccato e più non lo troverai.
Il Signore è re in eterno, per sempre. R

VANGELO Mc 1, 4-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Vangelo

Per la meditazione di oggi vi propongo di partire dal Vangelo. La scena è quella classica e nota. Giovanni si trova nel deserto e invita alla penitenza, al sacrificio, alla conversione. Il suo richiamo, il suo appello si fa via via più forte e la gente viene proprio per questo, per confessare il proprio peccato e cambiare vita. Forse non sempre riusciamo ad entrare in questa dinamica che ci viene narrata. La connessione tra la conversione e il cambiamento della vita è fortissima. Non c’è solo una confessione orale, un riconoscimento vocale dei propri peccati. C’è molto di più. C’è il desiderio di cambiare propriamente vita, cioè di comportarsi in modo diverso da prima. Le due cose sono fortemente connesse tra di loro. Questa è la coerenza che chiede Giovanni: chi va da lui deve essere pentito del male fatto ed essere disposto a fare penitenza. Giovanni stesso afferma che il suo Battesimo è così, mentre si avrà da Cristo una forza diversa: la forza dello Spirito che, come sappiamo, è forza di amore e di bontà. Una predicazione molto forte che Giovanni porta avanti non solo con le sue parole, ma anche con il suo stesso atteggiamento di vita e con il suo personale aderire ad una vita fatta di rinunce, penitenze, austerità. È il richiamo del deserto.

Maccabei

In questo anno liturgico il libro dei Maccabei parte molto soft. Ci ricorda che l’origine delle dispute, come sempre, fu di stampo economico. Furono le grandi ricchezze del tempio, le enormi ricchezze del tesoro del tempio ad attirare l’attenzione e a fare in modo che il re decidesse di confiscare tutto. L’atteggiamento più importante è però quello di questo incaricato di affari, Eliodoro, che deve materialmente eseguire la confisca. Egli si presenta armato di tutto punto, sapendo che la cosa sarebbe andata per vie difficili. Non si aspetta, però, un intervento divino che è quello che lo mette fuori gioco ed anzi quasi in procinto di lasciare questa vita. È il sommo sacerdote, la cui preghiera è sempre efficace, che ritirerà da quest’uomo questa minaccia di perdere la vita. Così il sommo sacerdote attesterà contemporaneamente l’interesse di Dio per la vicenda di tutti gli uomini, l’efficacia della preghiera di intercessione, l’attenzione alla sofferenza. È una particolare rivelazione del volto di Dio che viene attestata in un’unica azione. Non solo. Abbiamo sentito che quest’uomo, recuperato alla vita, si converte e diventa missionario: egli, infatti, inizia ad annunciare le grandi opere di Dio e non si ferma solo a ringraziare per il dono ricevuto. Egli, in qualche modo, rende partecipi tutti di quello che è avvenuto dentro di lui.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Che legame c’è, per me, tra conversione e cambiamento di vita?
  • Credo nell’efficacia della preghiera di intercessione?

Sono due spunti diversi di riflessione e di conversione.

Da un lato credo che, per noi tutti, la confessione sia qualcosa di “orale” che impegna poco la vita. In fondo tutti confessiamo più o meno le stesse cose, non abbiamo poi grande impegno di conversione, non crediamo poi tanto al fatto che occorre mettere in campo un cambiamento di vita grande e serio. È per questo che riceviamo pochi frutti dalla confessione ed è per questo che le nostre confessioni sono più un fatto intellettuale che non un serio richiamo alla vita pratica da mettere in atto. Finendo l’estate direi che, mentre siamo ancora nell’anno giubilare, dovremmo tutti riflettere su questa verità e dovremmo cercare di vivere con più impegno e con maggiore forza questo richiamo importante per la vita di fede. Facciamo in modo che ci sia una conversione reale e non solo intellettuale nei nostri giorni, nella nostra vita.

Anche il secondo richiamo mi sembra importantissimo. Forse tutti noi preghiamo per qualche cosa, abbiamo qualche preghiera da rimettere nelle mani di Dio con forza, intercediamo per qualcuno o per qualche situazione. Credo che qualche volta questa intercessione sia un poco distratta. Certamente ci crediamo, ma non fino in fondo. Certamente ci mettiamo in preghiera quando ci sono cose gravi che, in qualche modo, riguardano noi o i nostri cari, ma, tutto sommato, senza poi mettere tutta la forza che abbiamo. Ecco, la lettura di oggi ci ha ricordato che la preghiera di intercessione ha sempre la sua efficacia ed ha sempre la sua forza. Cerchiamo di credere maggiormente, perché ne va di un aspetto fondamentale della nostra preghiera e della nostra fede.

2025-08-23T10:55:06+02:00