Giovedì 28 agosto

Settimana della domenica che precede il martirio – Giovedì 

La spiritualità di questo giorno

Oggi celebriamo anche la memoria di Sant’Agostino. Credo che una preghiera speciale per il Papa sia del tutto obbligatoria, dal momento che papa Leone è un grande figlio di Agostino. Rileggiamo in quest’ottica di fede anche le Scritture di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Mac 10, 1-8
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Il Maccabeo e i suoi uomini, guidati dal Signore, rioccuparono il tempio e la città e distrussero gli altari innalzati dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri. Purificarono il tempio e vi costruirono un altro altare; poi, facendo scintille con le pietre, ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici, dopo un’interruzione di due anni e prepararono l’altare degli incensi, le lampade e l’offerta dei pani. Fatto ciò, prostrati a terra, supplicarono il Signore di non farli più incorrere in quei mali ma, qualora peccassero di nuovo, di venire da lui corretti con clemenza, e non abbandonati in mano a un popolo di barbari e bestemmiatori. La purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui gli stranieri l’avevano profanato, il venticinque dello stesso mese, cioè di Chislèu. Con gioia passarono otto giorni come nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano passato la festa delle Capanne dispersi sui monti e nelle caverne come animali selvatici. Perciò, tenendo in mano bastoni ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui che li aveva felicemente condotti alla purificazione del suo proprio tempio. Poi con pubblico editto, confermato da una deliberazione comune, decretarono che tutta la nazione dei Giudei celebrasse ogni anno questi giorni.

SALMO Sal 67 (68)

Sia benedetto Dio nel suo santo tempio.

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome, esultate davanti a lui.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora. R

Appare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.
Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra,
insieme a fanciulle che suonano tamburelli. R

«Benedite Dio nelle vostre assemblee,
benedite il Signore, voi della comunità d’Israele».
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! R

Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore.
Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele. R

VANGELO Mt 11, 7b. 11-15
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Vangelo

Anche per la meditazione di oggi vi propongo di partire però dal Vangelo. Gesù, riferendosi a Giovanni il Battista, dice una verità di sempre. “Il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”. È il centro della predicazione del Signore che intende parlare non solo del suo tempo, non solo di quello che accade a Giovanni o che accadrà a lui stesso, ma di tutti i tempi. In ogni tempo chi cerca di vivere la fede non ha vita facile. In ogni tempo chi cerca di vivere secondo Dio incontra opposizione grande. In ogni tempo c’è una violenza che si scatena contro il regno di Dio. Specie quando le cose vanno meglio, il Nemico non sta a guardare e cerca in ogni modo di mettere i bastoni a tutti coloro che vivono una vita di fede intensa, vera e significativa. Il regno di Dio subisce sempre violenza. Dovremmo ricordarcelo tutti sempre, in ogni tempo, in ogni occasione in cui vediamo questa violenza all’opera.

Maccabei

Dopo la violenza il ritorno della fede. Ma non sarà l’ultima parola. Vediamo, però, come Giuda Maccabeo e chi lo segue, riesce in un’impresa quasi impossibile: restaurare la fede a Gerusalemme, insieme al vero culto di Dio. Lo abbiamo sentito in queste parole bellissime che descrivono il mutarsi di una scena. Se gli ebrei avevano festeggiato la festa delle capanne rinchiusi in grotte come animali, ora, finalmente, possono tornare ad occupare i loro luoghi sacri e celebrare il culto come deve essere celebrato. È una cosa bellissima che accade. Se questo avviene è per l’opera di un uomo, Giuda Maccabeo, che sa radunare attorno a sé uomini che hanno a cuore la sorte di Dio, la sorte stessa del popolo di Israele, la sorte di tutti coloro che intendono essere attenti alla voce di Dio. Credo che il suo esempio sia davvero controcorrente. Brilla soprattutto per la sua attenzione. Egli non fa niente di quello che non è stato prescritto e cerca di tornare a quelle usanze dei padri che hanno permesso ad Israele di diventare una grande nazione. La fedeltà alla tradizione, il rispetto per i costumi dei padri, il desiderio di fare della liturgia un richiamo per tutti, sono il cuore della sua azione. Soprattutto brilla la sua attenzione a recuperare ciò che negli ultimi due anni, non era stato possibile fare. Non solo un ritorno al passato. Non solo un richiamo a ciò che era, piuttosto un richiamo per dire a tutti cosa conta. Un richiamo per dire che la fede vive anche di queste attenzioni. Un richiamo che travalica il tempo e chiede a tutti di essere sempre molto attenti alle cose di Dio. Dal rispetto per la sacralità delle cose nasce uno spirito di fede che è capace di fare cose grandi e mirabili.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come giudichiamo queste cose?
  • Che richiamo fa Dio a noi tutti?

Spesso chiediamo un ritorno della fede a tutti. Spesso desideriamo che ci sia un ritorno complessivo alla fede. Cosa facciamo noi per favorire questo ritorno? Cosa facciamo noi per cercare di vivere un ritorno a Dio? Credo che la risposta della Scrittura sia proprio per noi.  La cura della liturgia, la cura dei gesti della fede, la cura di alcuni momenti devono dire a tutti, devono comunicare a tutti che, in quei gesti, in quei riti, in quei momenti, si vive qualcosa di importante. Qualcosa che non deve passare inosservato. Qualcosa che deve essere un richiamo per tutti. Credo moltissimo che tutto questo possa passare proprio da noi. Ecco perché vi invito a riscoprire i gesti liturgici e la liturgia stessa come sorgente di fede, come fonte di santità, come alimento costante per tutti noi che portiamo il nome cristiano. Pare, invece, che anche i cristiani più assidui e frequentanti perdano il senso dei riti, non conoscano il valore simbolico dei gesti, vivano la liturgia più come un peso che non come una grazia. Anche questo è qualcosa da cui dobbiamo convertirci. Anche questo è qualcosa per cui chiedere perdono a Dio. È colpa nostra se non sappiamo più comprendere i gesti della liturgia e se viviamo questi gesti senza fede. È colpa di come li abbiamo ricevuti, di come noi stessi li abbiamo trasmessi e li stiamo trasmettendo. È responsabilità di ciascuno di noi se tutto questo avviene in modo superficiale, distratto e non più come un richiamo importante alla fede di ciascuno. Chiediamo, insieme, questa grazia, perché tutti possiamo comprendere che Dio ci ama immensamente e che desidera ancora camminare con tutti noi.

2025-08-23T11:03:56+02:00