Martedì 09 settembre

Settimana della 2 domenica dopo il martirio – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Due letture che ci permettono di continuare la riflessione che abbiamo iniziato ieri sul tema delle relazioni.

La Parola di questo giorno

LETTURA 1Gv 3, 10-16
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli miei, in questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui. In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli.

SALMO Sal 132 (133)

Dove la carità è vera, abita il Signore.

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme! R

È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste. R

È come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion.
Perché là il Signore manda la benedizione,
la vita per sempre. R

VANGELO Lc 17, 3b-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

1 Giovanni

La prima lettura è, di fatto, un richiamo molto forte alla fraternità. San Giovanni sta chiedendo a tutti i battezzati di riconoscersi, in Cristo, fratelli. La cura delle relazioni che contraddistingue il cristiano nasce proprio da quella origine: il Battesimo. Proprio perché tutti siamo battezzati nel nome dell’unico Signore, tutti siamo chiamati a sperimentare la grazia della vicinanza, della fratellanza, dell’unione con gli altri. Il richiamo alla storia di Caino e di Abele serve proprio per ricordare che quando non si mette cura per le relazioni, anche quelle più belle, anche quelle più intense, rischiano di naufragare e di trasformarsi nel contrario di ciò che dovrebbero essere. La predicazione di San Giovanni ha, poi, un cuore: “Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli”. C’è un modo di vivere comune e un modo di vivere cristiano. Il modo di vivere cristiano è quello di chi rilegge le relazioni alla luce del mistero di Cristo. Questa luce è quella che permette di avere uno sguardo diverso su tutti. È questa la luce che il credente cerca per tentare di perseverare in quell’attenzione alle relazioni che rende vera e santa la sua vita.

Vangelo

Cosa sta alla base della relazione vissuta in modo cristiano? Il perdono. Poiché il cristiano si vede come un uomo che è stato perdonato da Cristo e che continuamente viene perdonato da lui nelle nuove mancanze, il cristiano si mette in relazione con gli altri facendo la medesima cosa, ovvero perdonando con cuore generoso chi incontra sul suo cammino. Conscio della sua identità, conoscendo la sua fragilità, il cristiano sa anche come vedere e come trattare le fragilità degli altri. Sa bene che, in un mondo di fragili, l’unico modo per costruire qualcosa di serio è guardare alla realtà del perdono istituito da Cristo. È un richiamo così forte che anche gli apostoli hanno dubitato della possibilità di viverlo. Per questo hanno chiesto un aumento di fede, per cercare di vivere bene anche quelle raccomandazioni che sembravano – e di fatto lo sono – così esigenti da scoraggiare. Il Signore non vuole che nessuno si scoraggi ma che, sentendosi sorretto dallo Spirito di Dio, ciascuno prosegua nel suo personale cammino di attenzione agli altri, di donazione generosa di sé, di cura per le relazioni che la vita permette di vivere e di intrattenere.

Non stupisce solo il richiamo al perdono, ma il fatto che esso deve essere concesso sempre, anche quando la misura sarebbe, per così dire, colma. La provocazione del Vangelo è proprio questa: se si vuole che le relazioni siano custodite e approfondite in modo del tutto nuovo, occorre credere e occorre vivere la forza del perdono.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche noi credo che siamo messi in forte difficoltà, quest’oggi, da questo Vangelo. Siamo in difficoltà perché capiamo bene che non mettiamo abbastanza cura nelle relazioni. Questo in generale. Nel particolare poi, credo che tutti capiamo bene che noi non sappiamo vivere un perdono così, che non ci viene nemmeno in mente di vivere un perdono così perseverante. Noi tutti siamo presi e messi in scacco da una parola che diventa sempre difficile e sempre molto complessa. Cosa fare? Credo che possiamo anzitutto sostare sulle Scritture. Un esercizio utile oggi potrebbe essere quello di rileggere più volte i testi sacri, soprattutto il Vangelo, per cercare di lasciare che questa parola penetri dentro di noi un po’ come un tarlo.

In secondo luogo credo che potremmo domandarci quali sono le fatiche che viviamo sul tema del perdono e come stiamo tentando di superarle. Infine credo che tutti noi possiamo metterci un po’ con le spalle al muro, ricordandoci di non saper vivere nulla del genere e, per questo, di avere più che mai bisogno della grazia dello Spirito Santo. Senza questa forza di amore che agisce in noi, non potremmo, infatti, fare nulla. Anche oggi sia Maria Santissima a introdurci nella preghiera e a mediare per noi che, ricorrendo al suo aiuto, vogliamo predisporci a vivere le relazioni come suo Figlio, un giorno, ci ha raccomandato e mostrato.

Si impone poi anche per noi una seconda riflessione. Il Vangelo ci ha detto che si possono usare le cose per rendere più belle e più forti le relazioni. Il Vangelo ci ha detto che è possibile utilizzare anche le cose, gli strumenti con cui la nostra vita è stata benedetta, per cercare relazioni o per metterne in sicurezza altre. Certo non tutto è dato dalle cose condivise, eppure il condividere delle cose crea anche una condivisione di vita e, non di rado, una condivisione dei cuori, che diventa essa stessa sorgente di speranza. Chiediamo al Signore questa grazia, oggi, per cercare di vivere bene le nostre relazioni anche mettendo in comune le cose che abbiamo. Maria ci aiuti e il Signore ci guidi sempre nel cercare relazioni vere, autentiche, profonde e definitive, nel suo nome.

2025-09-06T14:25:09+02:00