Settimana della 5 domenica dopo il martirio – Mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Non trovo scontato ricordare che, cominciando il mese di ottobre noi iniziamo:
- il mese della Madonna del Rosario e, quindi, il mese che vede lo svolgimento della nostra festa comunitaria più importante, preceduta da quel tempo di preghiera sempre bello ed utile che sono i santi esercizi spirituali;
- il mese missionario, mese nel quale noi tutti siamo invitati a pregare per le missioni, a renderci vicini ai nostri missionari.
Sono due caratteristiche che la nostra preghiera dovrebbe assumere ogni giorno di questo mese, per ricordare sempre la vicinanza della Santa Vergine e per ricordarci che tutti siamo missionari dell’amore e della presenza di Dio tra noi.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA Fm 1, 1-7
Lettera di san Paolo apostolo a Filèmone
Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timòteo al carissimo Filèmone, nostro collaboratore, alla sorella Apfìa, ad Archippo nostro compagno nella lotta per la fede e alla comunità che si raduna nella tua casa: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Rendo grazie al mio Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, perché sento parlare della tua carità e della fede che hai nel Signore Gesù e verso tutti i santi. La tua partecipazione alla fede diventi operante, per far conoscere tutto il bene che c’è tra noi per Cristo. La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, fratello, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati.
SALMO Sal 91 (92)
Il giusto fiorirà come palma.
È bello rendere grazie al Signore
e cantare al tuo nome, o Altissimo,
annunciare al mattino il tuo amore,
la tua fedeltà lungo la notte. R
Come sono grandi le tue opere, Signore,
quanto profondi i tuoi pensieri!
Il giusto fiorirà come palma,
crescerà come cedro del Libano. R
Piantati nella casa del Signore,
fioriranno negli atri del nostro Dio.
Nella vecchiaia daranno ancora frutti,
saranno verdi e rigogliosi,
per annunciare quanto è retto il Signore. R
VANGELO Lc 20, 27-40
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
Filemone
Secondo quello che abbiamo detto anche ieri, e cioè lasciando che la Parola illumini la vita, diventa bellissimo rileggere la prima lettura. Paolo ricorda che c’è una “comunità che si trova nella casa” di Archippo, di cui si faceva anche qualche nome. Trovo che sia bellissimo questo primo passaggio che ci ricorda che, all’inizio, la fede veniva celebrata così, nella semplicità delle case, dove c’erano uomini e donne che si trovavano per una preghiera, per una lettura, per una condivisione di intenzioni. Se, poi, c’era anche qualche apostolo di passaggio, meglio! Ma la preghiera non veniva trascurata e la casa, al termine del giorno di lavoro, diventava anche il luogo per un momento di silenzio, di sosta orante, di preghiera condivisa e di vita condivisa, in uno stile di fraternità e di semplicità che era già per sé stesso edificante.
C’è un secondo spunto che mi sembra interessante. San Paolo invita a “far conoscere tutto il bene che c’è” perché la fede diventi ancor più operante nel cuore di tutti. Anche questo passaggio mi sembra molto bello e credo anche dia uno spunto a tutti noi. Il bene deve essere conosciuto. Il bene deve essere condiviso. Il bene deve essere messo a confronto, perché tutti possano trarre da quel bene che già c’è, aiuto per il proprio impegno a compiere gesti buoni per tutti. Un invito alla speranza dato in senso molto pratico che aiuta una comunità ancora piccola e casalinga, a trovare sempre più la sua forma e il suo cuore.
Vangelo
Anche il Vangelo con questa “barzelletta dei sette fratelli e dell’unica loro donna” sprona la nostra riflessione. Anzitutto perché Gesù ricorda che Dio è il Dio dei viventi. Il Signore ama la vita, ama questa vita e chiede ad ogni uomo di cimentarsi nell’amare il suo tempo, il suo luogo di vita, le relazioni che ha, l’impegno che mette nelle diverse cose da fare… insomma, Dio è il Dio dei viventi e chiede a tutti di amare tutto quello che è stato creato e che è stato donato.
In secondo luogo, mi sembra che ci sia un forte richiamo alla speranza della vita eterna. Poiché quello che facciamo non è fine a sé stesso ma è sempre in relazione alla vita del mondo futuro, ecco che si comprende molto bene il richiamo che questo Vangelo ha alla speranza. Noi facciamo il bene nel tempo perché guardiamo alla vita eterna. I cristiani compiono qualsiasi forma di bene che sia alla loro portata perché ci sia un evidente richiamo al mondo che verrà. Si semina in questo tempo del bene perché il suo frutto possa essere colto nella vita eterna. Credo che siano richiami molto belli che anche noi tutti dobbiamo accettare perché possano guidarci in questo senso e direzione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche oggi penso che siamo seriamente spronati.
Il mese di ottobre, abbiamo detto, è il mese del rosario. Per recitare il rosario non occorre certo una celebrazione e nemmeno un luogo di culto; la casa può tranquillamente essere il luogo dove si recita questa bellissima preghiera, dove ci si mette in presenza del mistero di Maria, affidandole tutte le intenzioni che portiamo nel cuore. Invito a riscoprire il Santo Rosario ed anche la casa come luogo nel quale vivere bene questa preghiera secondo le intenzioni che tutti portiamo nel cuore.
In secondo luogo, vi invito a fare una preghiera per la Chiesa. Anche oggi la Chiesa ha bisogno non solo delle istituzioni e dei grandi momenti di comunione visibile, ma ha bisogno anche di case, di luoghi informali dove vivere la fede, di persone che, con la loro vita comune, sostengano il cammino di tutta la comunità ecclesiale.
In terzo luogo, credo che la missionarietà della Chiesa non sia solo quella che vivono i grandi missionari nelle terre dove sono mandati, ma anche quella che possiamo vivere noi, qui, a casa. Essere missionari significa donare una testimonianza, proporre un incontro, invitare ad una preghiera… non deve mancare, in questo, la fantasia.
Chiediamo al Signore grande fortezza d’animo, perché la Chiesa possa nascere anche attraverso queste piccole realtà locali che sono sempre un segno di bene e di speranza per tutti.