Venerdì 17 ottobre

Settimana della 7 domenica dopo il martirio  – venerdì 

La spiritualità di questo giorno

Sant’Ignazio di Antiochia è un martire dei primi secoli di vita della Chiesa. Un uomo dal coraggio strabiliante, dalla fede adamantina, dalla forza dello spirito accesa in lui assolutamente indubitabile. Un uomo che ha molto insegnato e scritto, un uomo che ha desiderato il martirio. Non certo come fine della vita ma come perfetta conformazione a Cristo. Un uomo che ha compreso che, nella sua vita e rispetto alla sua vocazione, qualsiasi altra scelta sarebbe stata fuorviante. Un uomo che ha desiderato morire per Cristo per dare la sua testimonianza di fede e di amore per Dio.

La Parola di questo giorno

EPISTOLA 1Tm 6, 11-16
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen.

SALMO Sal 26 (27)

Non nascondermi il tuo volto, Signore.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R

VANGELO Lc 22, 31-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».

Vangelo

Ci aiutano le parole di Gesù a San Pietro del Vangelo. Satana ha vagliato il cuore di Pietro. Lo sappiamo tutti e molto bene che fa parte della sua vita spirituale l’aver subito la tentazione del tradimento ma anche la grazia del ravvedimento. Nella prima Chiesa è noto il rinnegamento di Pietro ma è nota anche la sua triplice professione di fede. Ecco perché tutti amano Pietro, perché è un uomo normale, un uomo che ha vissuto le cose e i richiami che vivono tutti, un uomo che, però, ha trovato quella grazia di Dio che lo ha reso partecipe dei suoi doni e della sua misericordia. Così è Sant’Ignazio. Anche il cuore di Ignazio è stato vagliato da Satana. Anche Ignazio ha avuto una vita normale, fatta di tentazioni e di grazie. Una vita che, però, ha ricevuto anche una splendida illuminazione che ha permesso a questo uomo di chiudere la sua esistenza con un unico desiderio: rimanere fedele a Dio, donare la testimonianza del martirio come testimonianza di amore e di perfetta conformità al Figlio di Dio. Un uomo che rimane un punto di riferimento fondamentale per la Chiesa, come tutti i martiri. I santi e i martiri sono il segno della presenza di Dio, sono il segno della sua benedizione, sono il segno del suo accompagnare costantemente la Chiesa pellegrina nel tempo.

Timoteo

Così capiamo anche dove Ignazio ha attinto questa fortezza interiore e questa illuminazione: dalla Parola di Dio e dall’esempio degli apostoli. Prendete le parole della lettera a Timoteo. Vi accorgerete subito che queste parole dicono a quale esempio il cristiano deve conformarsi e come il cristiano deve fare nelle diverse occasioni della vita. San Paolo ricordava che la fede è anche una battaglia. Non sempre tutto va senza intoppi, non sempre la testimonianza cristiana è la testimonianza da rendere con una vita calma. Talvolta la fede è lotta anche contro coloro che vorrebbero cancellarla dal cuore degli uomini. Paolo scrive queste parole al suo giovane amico perché le sta vivendo in prima persona. Paolo ha fatto di tutta la sua vita una battaglia e, ora, sta raccogliendo gli esiti di questa battaglia: si sta preparando alla morte nel nome del Signore e sorretto dalla sua costante amicizia e preghiera. Paolo ne è del tutto consapevole. Ecco perché raccomanda anche all’amico di non tirarsi indietro rispetto ad una vita che è anche lotta. Tutto si deve sopportare nel nome di Cristo, tutto diventa possibile proprio nel nome di Colui dal quale tutto proviene e al quale tutto si dirige.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che quando riceviamo una testimonianza come quella di Sant’Ignazio, tutti andiamo un po’ in crisi. Come è stato possibile dire parole del genere? Come diventa possibile desiderare la morte per dare testimonianza a Cristo? Per noi è qualcosa non solo di lontano ma anche di inconcepibile. Eppure è una costante nella vita dei martiri! Direi che tutti hanno desiderato dare testimonianza a Cristo e non tirarsi indietro rispetto alla prova che hanno dovuto subire. Penso che questa sia una costante che raggruppa tutti i martiri, sia quelli dei primissimi secoli sia quelli del tempo attuale. Se ci domandiamo come è stato possibile ciò, abbiamo avuto la risposta dalla Parola di Dio. Tutto questo è stato reso possibile solo dalla Parola di Dio che ha abitato il cuore e la mente dei martiri e dalla forza che veniva loro dall’Eucarestia e dall’esempio dei santi. Così noi dovremmo guardare a questi santi come a modelli, come a persone alle quali chiedere la grazia di una conformità della nostra vita alla vita di Cristo. Penso che questo sia davvero ciò che tutti dovremmo fare, tenuto conto che non dovremmo desiderare anche noi altro che di essere fedeli a Dio. Può darsi che a noi non sarà chiesto il martirio fisico, ma la conformazione a Cristo è chiesta a tutti. L’essere in unione con Cristo è cosa che riguarda il battezzato, non il solo martire. Sapere che la vita di fede è sempre stata e sarà sempre una battaglia ci deve rendere edotti. Anche la nostra vita deve sostenerla; cambiano i modi, cambiano i parametri ma la conclusione è sempre la stessa: la vocazione battesimale ci chiede di conformare la nostra vita a Cristo Signore. Se chiederemo questo dono, avremo anche noi tutti quei doni di grazia che sono necessari per essere sempre fedeli a Cristo Signore.

2025-10-09T15:12:16+02:00