7 Domenica dopo il martirio di San Giovani il Precursore Festa della MADONNA DEL ROSARIO
Introduzione
- Cosa significa, per noi, celebrare la festa della Madonna del Rosario?
Siamo al termine di una settimana che, per molti, è stata molto intensa. Vivere gli esercizi spirituali all’inizio di un anno pastorale è sempre un’esperienza bella, forte, incisiva, unica. Unica perché ci mette sempre in contatto con la Parola di Dio che, se vogliamo vivere bene la nostra fede, deve essere punto di riferimento solido ed imprescindibile. Così, carichi di questa ricchezza spirituale, vogliamo oggi onorare la Madre di Dio e rileggere insieme questa parola che ci viene donata.
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La Parola di Dio
LETTURA Is 66, 18b-23
Lettura del profeta Isaia
Così dice il Signore Dio: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra loro mi prenderò sacerdoti leviti, dice il Signore. Sì, come i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me – oracolo del Signore –, così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. In ogni mese al novilunio, e al sabato di ogni settimana, verrà ognuno a prostrarsi davanti a me, dice il Signore».
SALMO Sal 66 (67)
Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. R
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. R
La terra ha dato il suo frutto.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,
ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. R
EPISTOLA 1Cor 6, 9-11
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.
VANGELO Mt 13, 44-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Vangelo
Partendo dal Vangelo e da queste tre piccole parabile.
“Il regno dei cieli è simile ad un tesoro sepolto in un campo… il regno dei cieli è simile a una perla di grande valore”. Sono parole molto semplici e unico è il significato. La fede è come un tesoro prezioso. La fede è come una perla di grande valore. Quando uno scopre la fede, quando uno fa un’esperienza autentica di fede, dovrebbe essere disposto a non lasciarla più, a non tornare mai indietro, a trattarla come si tratta un tesoro che deve essere acquistato ad ogni costo o come una perla che non si può lasciare sul mercato. La fede è così: una realtà che, poiché apre la strada verso Dio, dona anche di saper interpretare ogni cosa dell’esistenza alla sua luce. È per questo che chi vive la fede come una realtà importante, non è disposto per nessun motivo a cedere quanto gli è stato donato.
Non è però sempre così e non è per tutti così. Il perché lo spiega Gesù stesso con la terza piccola parabola. Perché “Il regno dei cieli è simile ad una rete gettata che raccoglie ogni genere di pesci”. Ogni pescatore lo sa bene. Non tutto ciò che prenderà con la sua rete è buono, non tutto sarà frutto per il lavoro svolto. Ci saranno cose da separare, ci saranno pesci che non saranno utili per la vita del pescatore. Così avviene per la fede. Essa viene annunciata pressoché a tutti, ma la risposta alla fede è sempre personale, differente, iscritta nelle cose che accadono nella vita. Così accade che lo stesso annuncio diventi per qualcuno come una perla preziosa e venga accolto con grande favore e, per altri, non sia così. Può accadere addirittura che l’annuncio vada perduto se, come leggiamo, alla fine dei tempi ci sarà una divisione, una separazione che opereranno gli angeli. “Verranno gli angeli e separeranno i buoni dai cattivi e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”. Come dire: c’è un esito buono per la vita ma ci può anche essere un esito cattivo. L’esito buono è quello che immette nella contemplazione di Dio, mentre, al contrario, l’esito cattivo è quello che immette nella morte eterna, o, come diciamo più frequentemente, nell’inferno. Dell’inferno non viene data una descrizione, ma un paragone. È come un luogo terribile, come è terribile il fuoco. O come è terribile quel suono fastidioso e sinistro che emettono i denti quando sfregano l’uno contro l’altro stridendo. Un’immagine per dire il luogo della separazione da Dio, il luogo della sofferenza perché manca la sua presenza, il luogo della non gioia, se Dio è la pienezza della gioia e della felicità. Immagini che ci preoccupano e che ci fanno chiedere: ma chi si salva? Chi, come dice il vangelo, prendendo cose antiche e cose nuove fa della sua vita un tempo di ricerca del mistero di Dio e, per questo, un tempo di generosa donazione nel suo nome, ecco chi si salva. Ecco chi sono i “buoni” secondo il vangelo, sono coloro che, avendo accolto la Parola, trafficano i propri doni e cercano incessantemente il volto del Padre dal quale proviene ogni cosa, dal quale proviene ogni bene, dal quale nasce ogni eredità di salvezza. Dunque una parola esigente, quella del Vangelo, che pone a noi la domanda diretta sull’accoglienza della fede e sulla salvezza eterna.
Corinti
Anche la seconda lettura, l’epistola, aiuta a capire che c’è una via di salvezza che si contrappone a una via di dannazione. San Paolo, senza giudicare nessuno ma senza fare mistero della salvezza eterna, con forza richiama alcune categorie di peccatori che, se ostinati nel loro peccato, se perseveranti nel male che compiono, non potranno vedere la luce del volto di Dio e non potranno avere la salvezza eterna. Al di là delle singole categorie emerge con chiarezza il riferimento a chi non ha accolto la Parola nel concreto dei suoi giorni e appare chiaro il richiamo a chi non si è lasciato educare da una Parola che vuole essere vita e verità. Così san Paolo richiama tutti ad un uso buono della libertà, ad una costante attenzione ai propri sentimenti, ad una disponibilità ad essere attenti ai richiami che Dio, nel tempo, svolge e mette sul cammino dell’uomo.
Isaia
Forse le due letture ci fanno essere un poco dubbiosi, ci portano quasi a non credere che la salvezza sia davvero per tutti. Isaia insiste, invece, su questo contesto e ricorda che, invece, la salvezza è davvero per tutti, non c’è nessuno escluso perché tutti possono ottenere la salvezza che viene da Dio: non è questione né di appartenenza né di sola tradizione. È questione di disponibilità del cuore e di educazione del cuore. Potremmo dire: è questione di docilità.
Maria, Vergine del Santo Rosario
Quella docilità e disponibilità che oggi vediamo nella Beata Vergine Maria. Abbiamo dedicato tutta questa settimana, nella quale abbiamo celebrato la memoria liturgica della Madonna del Rosario, a guardare al suo mistero, a guardare al suo volto, al suo mistero. In lei vediamo tutte le realtà descritte dalla Parola di Dio di oggi farsi carne. Lei è disponibile e docile alla voce dello Spirito. Lei è attenta all’accoglienza della Parola non solo nella sua coscienza, nel suo cuore, ma anche nel suo grembo, poiché la Parola, il Verbo, si fa carne in lei. Per lei la fede è stata tesoro prezioso, è stata perla. Anzi, lei stessa è divenuta una perla, trasformata interiormente dal lavorio della Parola nel suo cuore. Non solo: Maria è anche colei che intercede per i peccatori, ovvero colei che prega il suo Figlio perché tutti si salvino. A lei che deve ricorrere sempre e con fiducia la preghiera del peccatore, perché Gesù non rifiuta niente a sua Madre. Così che le due grandi realtà che dovremmo chiedere oggi a Dio per intercessione della Madonna sono proprio queste: il dono di una fede che diventi davvero e sempre più tesoro della vita; l’intercessione per tutti noi peccatori anche attenti alla realtà della fede, ma sempre bisognosi di aiuto. Queste realtà si possono chiedere ed ottenere da Maria con la recita del Santo Rosario, la preghiera dolce che può accompagnare i nostri giorni e rendere i nostri cuori sempre più conformi a quello del Figlio suo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Così, con quella provocazione sempre diretta al nostro cuore che la parola attua, vorrei che tutti ci chiedessimo:
- La fede è per me tesoro prezioso?
- La fede è per me come una perla?
- Desidero la salvezza eterna?
Perché se non guardo alla vita in questo modo, se non vivo di questa speranza, se non penso mai all’orrore di una vita che si può perdere, difficilmente la fede sarà tesoro prezioso da salvaguardare, da nutrire, da vivere.
Capita sempre più spesso che oggi non si creda nella salvezza eterna e, tantomeno, nella dannazione eterna; pare che molti non solo non credano nell’inferno, ma neghino pure la sua esistenza. Eppure il ragionamento che la Scrittura ci induce a fare è semplice e speculare. Se chi imita il Signore compiendo il bene si dirige verso la vita con Lui, come non capire che è possibile anche l’esito contrario? Come è possibile non capire che, negando Dio, negando Cristo, negando Maria, ci si dirige verso un’esistenza senza loro, ovvero senza pace, felicità, amore, gioia.
Tra tutto e sopra tutto, vorrei che questo giorno splendido per l’invocazione alla Vergine che faremo anche con la processione del pomeriggio, fosse tutto dedicato anche alla preghiera per la pace. Perché vediamo bene che la mancanza di questo bene preziosissimo rende la vita, già ora, un inferno. Cosa ci dicono le immagini alle quali magari ci siamo anche abituati? Cosa ci dicono le esperienze di vita di uomini e di donne che vivono senza questo bene preziosissimo? Cosa ci dicono le parole che sentiamo spesso da chi è lontano da Dio? credo proprio che ci stiano dicendo che quando si va lontano dai beni eterni, tutto diventa un inferno! Ecco allora perché compiere anche segni della tradizione, da rivitalizzare con la forza dell’amore. Ecco perché vivere momenti pubblici di fede, per ricordarci e ricordare che la fede c’è, è un dono prezioso, è un dono che Dio vorrebbe dare a tutti.
Viviamo così questa festa della Madonna del Rosario e cerchiamo di vivere nella pace.