Domenica 19 ottobre

Dedicazione del Duomo di Milano

Introduzione

  • Che immagine di chiesa abbiamo?
  • Che immagine di chiesa costruiamo e diamo?

La terza domenica di ottobre, come sempre, proponendoci il ricordo del duomo di Milano, nostra Chiesa madre, ci ripropone di verificare quale appartenenza e quale idea di chiesa veicoliamo con il nostro modo di fare, di essere presenti nella società e nel mondo, di aderire al Vangelo.

.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 60, 11-21
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Le tue porte saranno sempre aperte, non si chiuderanno né di giorno né di notte, per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti e i loro re che faranno da guida. Perché la nazione e il regno che non vorranno servirti periranno, e le nazioni saranno tutte sterminate. La gloria del Libano verrà a te, con cipressi, olmi e abeti, per abbellire il luogo del mio santuario, per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi. Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori; ti si getteranno proni alle piante dei piedi quanti ti disprezzavano. Ti chiameranno “Città del Signore”, “Sion del Santo d’Israele”. Dopo essere stata derelitta, odiata, senza che alcuno passasse da te, io farò di te l’orgoglio dei secoli, la gioia di tutte le generazioni. Tu succhierai il latte delle genti, succhierai le ricchezze dei re. Saprai che io sono il Signore, il tuo salvatore e il tuo redentore, il Potente di Giacobbe. Farò venire oro anziché bronzo, farò venire argento anziché ferro, bronzo anziché legno, ferro anziché pietre. Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nella tua terra, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in eredità la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria».

oppure

LETTURA 1Pt 2, 4-10
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, avvicinandovi a Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso. Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo». Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio; un tempo eravate esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.

SALMO Sal 117 (118)

Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre». R

Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina. R

EPISTOLA Eb 13, 15-17.20-21
Lettera agli Ebrei

Fratelli, per mezzo di Gesù offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace. Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi. Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO Lc 6, 43-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene».

Vangelo

Partendo dal Vangelo: l’immagine del frutto, l’immagine della casa, l’immagine di qualcosa che viene costruito bene, sono di per sé chiare e si addicono perfettamente alla realtà della chiesa. La chiesa si riconosce dai suoi frutti, che siamo anche noi; la chiesa è simile ad una casa costruita sulla roccia, che rimane solida nel corso degli eventi che mutano tutti; la chiesa è una casa costruita bene. Immagini che, immediatamente rimandano al nostro Duomo, che è l’immagine della Chiesa di Milano, chiesa che è costruita bene e lo vediamo dai suoi frutti che durano da secoli e che, proprio nel corso dei secoli, si sono sedimentati.

Ebrei

Anche la lettera agli ebrei ci aiuta a continuare la riflessione, ricordandoci che la Chiesa si costruisce anzitutto con il “sacrificio di lode, con labbra che confessano il suo nome”. La chiesa non si costruisce immediatamente con le opere che possono essere fatte e che pure sono importanti, ma, anzitutto, con la lode di Dio, con la preghiera, con il ricorso alla sua Parola che è fondativa rispetto a ciò che gli uomini possono poi compiere e fare. Certo, poi lo stesso autore della lettera agli Ebrei ci ricordava la beneficenza, cioè il concreto operare. Ma, appunto, le cose sono in questo ordine. Anzitutto la Chiesa si costruisce sulla lode di Dio, sulla sua parola, sulla sua presenza. Poi vengono le opere degli uomini che, per essere fruttuose, per essere ciò che permette di costruire ancora sulla roccia, devono essere opere che si ispirano a quella parola e che sono la traduzione in pratica di quella lode. Senza questo a nulla servirebbero esse stesse.

Isaia

Più di tutto, a parlare oggi e a permettere quasi di sognare sono le parole del profeta Isaia, che sono tutte riconducibili proprio ad una visione, ad un sogno di bellezza e di stupore che sempre deve essere cercato perché si mantenga sempre attivo il desiderio di costruire bene. Il profeta parlava di “città del Signore… di porte aperte…”. Sono immagini che, di per sé, si riferiscono a Gerusalemme, alla città santa, alla città eterna, son parole che, di rimando, possono illuminare il pensiero che oggi dobbiamo dare alla Chiesa, quella città di Dio che oggi continua la sua opera nel mondo fino a quando saremo nella città di Dio celeste, quella santa Gerusalemme che è la meta verso la quale siamo diretti e che la chiesa, con il suo agire nel tempo in un certo senso anticipa e per un certo verso rimanda. Questa “città del Signore”, come dice il profeta, nel tempo viene odiata e appare perfino derelitta. Evidentemente il profeta allude alle molte devastazioni di Gerusalemme, la città per 33 volte distrutta e per 33 volte riedificata. Una continua costruzione dopo ogni distruzione, una continua riedificazione dopo ciò che di male possono fare gli uomini. Il profeta, per altro, diceva ciò che veramente è e cioè che Gerusalemme viene riedificata nel suo splendore e nella sua bellezza, anzi propriamente ogni ricostruzione diventa occasione per rendere più bella la città, per rendere ancora più splendente il suo essere al centro del mondo. In questa città che, per un verso è data, per un verso è sogno, è continua costruzione, il “sovrano è la pace e il governatore la giustizia”. Il profeta richiama cioè a cosa serve Gerusalemme. Gerusalemme deve essere richiamo alla pace, quella pace che è compito dell’uomo e che è dono di Dio, perché l’uomo accolga il dono di Dio e lo trasformi in compito ecco che serve la giustizia, che è il governatore per eccellenza. Dove c’è giustizia c’è pace. La giustizia è il fondamento di qualsiasi momento di pace. Ecco il perché del richiamo forte a questo concetto. Non solo. Il profeta diceva ancora che il “Signore è luce eterna”, riportandoci così anche a ciò che dicono le altre scritture di questo giorno. Quando si cerca il Signore, quando si mette al centro di tutto la preghiera, la celebrazione della fede, il desiderio di stare con Dio, ecco che tutto diventa ordine e, nell’ordine stesso voluto da Dio, ecco che nasce la pace.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Noi riceviamo queste immagini che sono tutte un richiamo alla vita della Chiesa e ci domandiamo: cosa dicono a noi? Come svolgere la nostra meditazione?

  1. Il valore del sogno

Anzitutto mi soffermerei sul valore del sogno. Troppo spesso ci fermiamo a guardare, per ogni cosa e, quindi anche per la chiesa, lo stato delle cose. Ovviamente di ogni cosa, e anche della chiesa, vediamo i limiti, i difetti, le cose che non vanno. Come facciamo per ogni cosa e anche per ogni uomo. Il richiamo delle scritture di oggi è quello del sogno ed è importantissimo che sia così. Se non si sente una tensione, se non si sente qualche richiamo che ci rimanda ad altro, se non ci viene il desiderio di alzare lo sguardo e di fare meglio, se non siamo in condizione di dire che c’è un ideale al quale dovremmo conformarci, saremo sempre fermi a considerare le storture, le brutture, le cose che non vanno. Il richiamo ad una meta, il richiamo ad un ideale che mai si raggiungerà in questo tempo, ci fa bene e ci aiuta a capire che, senza ideali, si è fermi, limitati, rinchiusi in orizzonti che, spesso, diventano angusti. La prima grazia che chiederei oggi per tutti noi e per la nostra chiesa, anche per quella chiesa che è la nostra comunità pastorale, è, quindi, quella del sogno.

  1. Il richiamo all’impegno

Il sogno si realizza con l’impegno. La città è fatta sempre da uomini. Ogni società è fatta da uomini. Ecco perché è sempre imperfetta. Tuttavia senza questo impegno e senza questa partecipazione corale ci sarebbe solo il nulla, solo il deserto. Ecco perché il richiamo, oggi, è alla comunione, alla costruzione in comune, alla costruzione fatta insieme. Se vogliamo usare la parola più utilizzata e più citata nei diversi documenti di oggi, dovremmo dire che la chiesa di oggi è fondata sulla sinodalità, ovvero sulla capacità di costruire insieme, sulla capacità di costruire in comunione, sul desiderio di costruire qualcosa che rimanga basandoci sulle possibilità che ciascuno ha di fare qualcosa. La sinodalità è il desiderio stesso di fare qualcosa insieme con chi vive accanto a noi. Credo che papa Francesco prima e papa Leone ora ci stiano aitando non poco a comprendere che la chiesa crea alleanze e vie di alleanze. Ecco il perché del richiamo ad un concetto antico ma sempre nuovo. La sinodalità che ci proponiamo di vivere è questa.

  1. Il dovere della comunione

Questa comunione, questa sinodalità, non nasce dall’impegno o dalla buona volontà, ma dalla lode di Dio, da quelle labbra pure che professano il nome di Dio a cui ci hanno rimandato le scritture e che noi tutti vogliamo e dobbiamo vivere. È soprattutto qui, nel cuore di questo sacramento eucaristico che stiamo celebrando, che viviamo quella dimensione di comunione con Cristo che riedifica il suo corpo e che permette di vivere bene ogni dimensione di missione e di attività, senza ridurre la chiesa ad opere. È nella comunione che si sperimenta nella comunità che nasce il desiderio di costruzione di quella città di Dio che passa attraverso le nostre opere e che, nel tempo, è segno e richiamo di quella città di Dio che è la Gerusalemme celeste alla quale siamo tutti indirizzati e diretti.

  1. Il desiderio di pace

Infine,  credo che, dopo questi giorni, dopo le parole che abbiamo sentito e le immagini che abbiamo visto, trovi ancora senso un richiamo alla pace. Pace che richiama la giustizia. È vero che, nel mondo, anche presso di noi, sono le ingiustizie, piccole o grandi a non permette di vere la pace. La pace è minacciata proprio da quelle ingiustizie che si vivono quotidianamente. Senza una ricerca fruttuosa della giustizia, non potrà esserci nemmeno la pace. La chiesa, da anni, ripete questa verità che oggi viene consegnata anche  a noi, perché noi tutti, facendoci promotori di giustizia nei contesti abituali di vita, ci facciamo anche promotori di pace.

Ecco la luce eterna che deve guidare il nostro cammino e il nostro concreto muoverci verso il Signore.

Adempiendo a ciò che il Vescovo chiede, oggi trovate sul notiziario, al quale vi rimando, un lungo articolo che spiega quali sono i segni di comunione, di sinodalità che stiamo mettendo a tema nella nostra comunità e che stiamo cercando di vivere. Ne raccomando la lettura non solo per una conoscenza, ma anche per una condivisione sempre più profonda di tutto il cammino che è stato fatto e di quello che dovremo fare. Ancora una volta, in questo mese di ottobre, ci rivolgiamo a Maria, Regina del Rosario e Madre della Chiesa, per chiedere a lei di custodire i nostri cammini e di condurre tutti alla meta che il Figlio suo desidera per noi.

2025-10-17T08:26:11+02:00