Domenica 02 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

Introduzione

  • Cosa significa, per noi, ricordare i morti?

Mi pare che, globalmente parlando, oggi non ricordiamo molto i nostri morti. Alcuni segni che, come comunità cristiana, non possiamo non notare almeno quattro grandi segni:

  • La disaffezione alla visita al cimitero che rimane, per moltissimi, solo un gesto da compiere una volta all’anno, magari in questi giorni dei santi e dei morti;
  • Il venir meno della celebrazione di suffragio, perché sono sempre meno le persone che chiedono che i propri cari siano ricordati nelle S. Messe;
  • La sempre minor richiesta di una preghiera quando si sperimenta la morte di un proprio caro. Spesso anche la celebrazione dello stesso funerale sembra più essere un rito richiesto per tradizione che non un momento di comunione e di preghiera a suffragio di chi non c’è più;
  • Ricordare un defunto significa sempre più spesso ricordare cose gradite al defunto, esperienze fatte nel tempo della sua vita, in una ritualità che poco si discosta da antichi riti pagani.

Un paganesimo di ritorno

Certamente non è facile, nel nostro tempo, celebrare la morte di una persona cara. Men che meno preparare la nostra morte che è un fatto, comunque, che ci riguarda tutti. Siamo in un tempo dove assistiamo, per lo più, a forme di paganesimo che hanno poco a che discostarsi dai tempi antichi.

Forme di paganesimo sono quelle che esprimiamo esorcizzando il tema della morte, al quale ormai pensa sempre meno gente.

Forme di paganesimo sono quelle che ci spingono a collocare nelle bare dei defunti o sulle tombe dei nostri cari oggetti di vario genere e tipo che portano a ricordare il defunto per quello che ha fatto.

Forme di paganesimo sono quelle che spingono molti a conservare in casa, spesso collocati in quadri, gioielli e monili o in altre forme artistiche perfino le ceneri dei nostri cari che, evidentemente, vengono così sottratte alla preghiera possibile nei cimiteri. È un culto personale quello che si va affermando che dice sempre più l’essere attaccati alla persona in modo possessivo e sempre meno disposti a guardare alle realtà della vita, che comprendono anche la morte, in modo oggettivo e maturo.

Forme di paganesimo sono anche quelle che ci spingono a considerare presenze spirituali non meglio specificate, o la ricerca di dialogo con l’al di là, o altre forme per interrogare i morti che si vanno pericolosamente diffondendo anche ricorrendo a medium di vario genere e tipo: una porta aperta pericolosissima per sperimentare poi presenze demoniache, infestazioni, possessioni nemmeno sempre riconoscibili. Anche tra noi ci sono persone che ricorrono a tutto questo mondo esoterico, spesso mascherato da forme di olismo a cui si ricorre senza il minimo discernimento.

Altri ancora potrebbero essere i segni a cui assistiamo e che ci parlano di un paganesimo che si diffonde velocemente e anche pericolosamente.

Come reagisce il cristiano a queste forme di paganesimo? Come reagisce l’uomo pieno di speranza a questa imposizione culturale che riguarda il nostro tempo, la nostra civiltà, il nostro mondo? La scrittura ci insegna e rimane per noi un punto di riferimento e un richiamo imprescindibile. Soprattutto in questo giorno, con i tre schemi con cui è possibile celebrare il ricordo e il suffragio per i nostri cari. È qui, nella scrittura che noi troviamo conforto e luce.

La Parola di Dio 

LETTURA 2Mac 12, 43-46
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Il nobile Giuda, fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d’argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un’azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione. Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

SALMO Sal 129 (130)

Lavami, Signore, da tutte le mie colpe.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica. R

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore. R

L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. R

EPISTOLA 1Cor 15, 51-57
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

VANGELO Gv 5, 21-29
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna».

Maccabei

In questo primo schema, anzitutto brilla la considerazione dei Maccabei, libro che noi leggiamo già nell’estate. La scrittura ci ha riportato ad una grandissima verità. Poiché tutti siamo peccatori, anche i nostri cari sono stati segnati dalla dimensione del peccato, come, del resto, lo siamo anche noi. Ecco perché ha senso far celebrare per i nostri cari, qualche s. Messa, che li possa liberare da quelle ombre di peccato che possono avere commesso in vita. In questo anno giubilare direi poi di guardare con particolare speranza e attenzione anche all’indulgenza applicata ai morti. È una delle “armi” che abbiamo per fare del bene alle anime che vogliamo continuamente ricordare.

Corinti

San Paolo ci ha ricordato moto bene, in questo passo della lettera ai Corinti, che questo nostro corpo, questo corpo con il quale compiamo tutte le esperienze di vita, questo corpo che è destinato alla morte e alla corruzione, non vive in questi eventi la sua fine. Il corpo è destinato alla risurrezione, alla perfezione, alla luminosità della gloria di Dio; è per questo che continuiamo a circondare il nostro corpo di attenzione anche nella morte. Ed è per questo che ce ne prendiamo cura nei nostri cimiteri, perché sappiamo che i nostri cari “dormono il sonno della morte” ma sono destinati alla grazia della risurrezione. Come, del resto, anche noi. Ecco perché già ora è bene pensare alla corporeità della nostra vita come fonte di quella santità di cui abbiamo parlato ieri e come realtà destinata alla gloria di Dio e alla risurrezione con lui. Questa è la grande speranza del cristiano. Questa è la grande certezza con la quale, ora, nel tempo presente, il cristiano vive. Questa è la luce che il cristiano attinge continuamente e con la quale si confronta continuamente per avere sempre chiara la meta da raggiungere, il bersaglio da non fallire.

Vangelo

Gesù, poi, nel Vangelo ci ricorda che il piano di Dio, la mente di Dio, è per una vita eterna che sia condivisa con l’uomo. Esiste, però anche l’altro esito: la possibilità di una vita che si danna, ovvero di una vita che sceglie, con le scelte attuali, con il modo di vivere attuale, di essere lontana da Dio. Ora e nell’eternità. La risurrezione per la condanna altro non è che l’eterna decisione di stare lontani da Dio. Chi decide di stare lontano dal Signore adesso, in questo tempo, in modo totale, definitivo, indiscutibile. Cristallizzerà questa sua dimensione e renderà eterno quello che, ora, sta vivendo nel tempo. Una situazione possibile  pericolosa. Cosa pensare di più pericoloso di una eternità lontana da Dio. Eppure, come dice Gesù, molti la scelgono! Ecco il perché una seria meditazione sulla morte e sula morte dei nostri cari, dovrebbe portarci a discernere ciò che è meglio e ciò che noi vogliamo compiere.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Così, sostenuti da queste e dalle altre letture di questo giorno che noi ricaviamo alcune considerazioni cardine per un ricordo cristiano dei nostri morti.

  • Anzitutto le scritture ci ricordano che è bene che noi ricordiamo i nostri morti andando al di là delle cose della vita che, per quanto buone, sono inserite nel tempo e determinate da esso. Il ricordo cristiano è oltre il tempo, guarda all’eternità, al mistero di Dio nel quale i nostri morti sono.
  • Ricordare i morti significa sentirli vivi accanto a noi e pregare per loro. Se essi sono nel mistero di Dio, se essi già vedono la gloria di Dio, l’unico modo per sentirli vicino è quello di stringersi al medesimo mistero che noi, in terra, con le forme possibili, onoriamo e veneriamo. Ecco perché alcune pratiche, tra cui il Santo Rosario e la celebrazione della Santa Messa di suffragio, sono le cose ottime e fondamentali per un vero ricordo dei nostri cari. Soprattutto la S. Messa celebrata nell’anniversario della morte o in altre date significative della famiglia, possono essere la modalità più vera e profonda con la quale noi celebriamo il ricordo dei nostri cari.
  • Il rigetto di tutte quelle pratiche che ho ricordato come forme di paganesimo che sono dannose non solo per il ricordo dei nostri cari ma anche e soprattutto per la salute della nostra anima.
  • Il desiderio da coltivare di essere ancora in loro compagnia nella vita eterna, alla quale noi tutti dobbiamo mirare come esito ordinario, normale della vita cristiana. Questo stesso desiderio si coltiva con la preghiera e con il ricordo costante della comunione dei santi, dimensione di vita nella quale i nostri cari già si trovano.
  • È solo dentro una dimensione di vita indirizzata verso l’eternità che noi possiamo cogliere la bellezza e anche l’importanza dei richiamo delle scritture. Senza una fede che si interroga, è impossibile pensare ad una vita dopo la morte e ad una comunione con Dio che diventerà reale. In questo senso il paganesimo di ritorno a cui accennavo, è l’effetto primo di chi vive senza Dio. Chi spegne la fede, non può alimentare la propria speranza a nulla. Morire da disperati, morire senza speranza, morire nella solitudine delle cose che finiscono è una condanna atroce. Morire nella speranza di essere accolti da Dio e con la certezza che la preghiera dei propri cari sarà di sostengo nella vita eterna, apre le porte ad una dimensione diversa e più felice.

Anche noi, oggi, mettiamoci in questa disposizione dell’animo, preghiamo per i nostri cari, pensiamo alla nostra morte.

2025-11-01T18:03:32+01:00