Settimana della 2 domenica di avvento – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Iniziamo la seconda settimana di questo Avvento di Giubileo, cercando, come spiegavo settimana scorsa, una lettura sintetica dei tre testi sacri che ci vengono offerti. Anche oggi propongo una sintesi dal titolo: “Segni di speranza”.
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 4, 4-17
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Il Signore mi parlò, dicendo: «Mettiti a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni. Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. Ecco, ti ho cinto di funi, in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra, finché tu non abbia ultimato i giorni della tua reclusione. [Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni. La razione che assumerai sarà del peso di venti sicli al giorno: la consumerai a ore stabilite. Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, a ore stabilite. Mangerai questo cibo fatto in forma di schiacciata d’orzo: la cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi». Il Signore mi disse: «In tale maniera mangeranno i figli d’Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni fra le quali li disperderò». Io esclamai: «Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro». Egli mi rispose: «Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo sterco di bue; lì sopra cuocerai il tuo pane».] Poi soggiunse: «Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità».
SALMO Sal 76 (77)
La mia voce sale a Dio finché mi ascolti.
Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R
Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia?
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo. R
Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze.
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R
PROFETI Gl 3, 5 – 4, 2
Lettura del profeta Gioele
Così dice il Signore Dio: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato. Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando ristabilirò le sorti di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le genti e le farò scendere nella valle di Giòsafat, e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le nazioni dividendosi poi la mia terra».
VANGELO Mt 11, 16-24
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
La Scrittura
Terrai fisso lo sguardo…
Chiunque invocherà il nome del Signore…
La sapienza è stata riconosciuta giusta…
Ad una prima lettura di Ezechiele non vengono certo in mente segni di speranza! Anzi sembra quasi che il profeta sia in qualche modo costretto ad un castigo insopportabile: intanto per il tempo lungo della sua durata, poi per la posizione allettata che il profeta deve mantenere, poi per il cibo poverissimo che deve mangiare e per il modo in cui deve essere cucinato. Tutto sembra esattamente il contrario della speranza. Invece no! È proprio un segno di speranza tutto quello che avviene. Il profeta deve tenere fisso lo sguardo sul muro di Gerusalemme, come abbiamo sentito. Gerusalemme è la città santa, la città di Dio, la città abitata dalla sua presenza. Espiare i peccati tenendo fisso lo sguardo sul muro della città è già un segno di speranza. Ciò che accadrà nella vita del profeta è segno di ciò che accadrà a tutto Israele. Tutto il popolo dovrà espiare il suo peccato non per via di un castigo ma attendendo la salvezza. La salvezza che viene da Dio, la salvezza che è un dono, la salvezza che chiede la collaborazione dell’uomo ma che è, pur sempre, realtà voluta da Dio Padre di misericordia.
È più facile trovare speranza nel profeta Gioele, che ricorda una verità che poi verrà ripresa anche nella predicazione degli Apostoli: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo”. Frase nella quale noi tutti ci troviamo subito. Sappiamo bene, infatti, che la salvezza che il Signore dona è universale e che tutti possono trovare accoglienza presso Dio. Una speranza universale, ecco ciò di cui sta parlando il profeta.
Speranza che però, per diventare operativa, chiede la collaborazione dell’uomo e, soprattutto, la sua accoglienza. Così Gesù rimprovera coloro che attendevano la speranza ma che, di fronte al suo mistero che si rivela, non sanno accoglierla. Il rimprovero del Signore è per le città dove egli ha trascorso la maggior parte del tempo della sua presenza sulla terra. Un richiamo che vorrebbe generare speranza: la presenza di Cristo è data. Ma solo chi la accoglie permette alla speranza di entrare dentro di lui e di diventare operativa.
Per noi e per il nostro cammino di fede
La lettura del profeta Ezechiele mi piace molto. Non nego la difficoltà del testo, ma credo si avvicina alla situazione che, in generale, viviamo. Quando capita qualcosa di negativo, noi, più che vedere possibili segni di speranza, viviamo ripiegati su quello che accade. Ecco il chiaro richiamo per noi: ogni situazione, anche ciò che ci costringe a vivere cose che non vorremmo, diventa occasione per esercitarci nella virtù della speranza. Talvolta occorre accettare che questo esercizio avvenga in condizioni davvero al limite della sopportabilità, come è nel caso stesso della vita del profeta. Penso che tutti abbiamo visto qualcosa del genere in alcuni malati che, pur dovendo accettare condizioni concrete di vita che sono veramente al limite, non cessano di avere speranza, non smettono di sentirsi incamminati verso una salvezza che è sempre oltre quello che si constata. Sono situazioni che ci richiamano e che ci fanno bene. Invece di lamentarci sempre del presente, invece di lamentarci sempre di quello che siamo chiamati a vivere, cerchiamo di fare di qualsiasi condizione dell’esistenza un richiamo a vivere la speranza cristiana e ad esercitarci in essa.
Un secondo richiamo potrebbe venire a noi dall’universalità della salvezza attestato da Gioele. Stiamo preparando un Natale, cioè la festa del Signore che viene. Dovrebbe essere chiaro che egli viene per tutti, non certo solo per noi. La festa che ricorda e celebra il mistero dell’Incarnazione, dovrebbe dire a tutti noi che il Signore viene per una salvezza che è offerta proprio a tutti, senza nessuna esclusione. Solo che, come ci diceva il Vangelo, questa salvezza va accolta. Noi siamo i primi che non la accogliamo. Il nostro mondo, il nostro Occidente sazio di cose, non pare avere molta attenzione e nemmeno molto interesse ad accogliere la salvezza che viene donata in Cristo ad ogni uomo. Credo che sia determinante per noi tutti ricordarcelo e ricordarlo agli altri. È un invito a fare di questo Avvento di anno giubilare non un “solito” Avvento, ma un tempo di grazia davvero straordinario, nel quale vivere attentamente quello che il Signore ci chiede, per essere sempre più consapevoli che solo da lui viene la salvezza dell’anima. Solo con lui la vita diventa veramente degna di essere vissuta.
Perchè la Parola dimori in noi
- Come inizio questa seconda settimana di Avvento?
- Quali condizioni negative dell’esistenza sono già diventate, per me, invito alla speranza?
- Mentre vivo questo Avvento di Giubileo, che speranza posso accendere nel cuore di chi vive con me, di chi lavora con me, di chi frequento?