Domenica 22 marzo

Di Lazzaro

Introduzione

  • In che modo riti e tradizioni condizionano le tue relazioni?
  • Quali sono i piccoli riti o tradizioni che ti appartengono?

Perché è così, nella vita ci sono abitudini anche laiche, normali, che divengono piccoli riti o tradizioni che condizionano le nostre relazioni.

La Parola di Dio 

LETTURA Es 14, 15-31
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto. Ecco, io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò dietro. Andò a porsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al mare. Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro un muro a destra e a sinistra. In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo servo.

SALMO Sal 105 (106)

Mia forza e mio canto è il Signore.

Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Chi può narrare le prodezze del Signore,
far risuonare tutta la sua lode?
Ricòrdati di me, Signore, per amore del tuo popolo,
visitami con la tua salvezza. R

Minacciò il mar Rosso e fu prosciugato,
li fece camminare negli abissi come nel deserto.
Li salvò dalla mano di chi li odiava,
li riscattò dalla mano del nemico.
Allora credettero alle sue parole
e cantarono la sua lode. R

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. R

EPISTOLA Ef 2, 4-10
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

VANGELO Gv 11, 1-53
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Vangelo

Ce ne parla il Vangelo, come sempre, in queste domeniche.

Quale relazione si può avere con due donne, due sorelle che rimangono prive della presenza e della compagnia del loro fratello, l’uomo di casa, colui al quale, nella società del tempo, si faceva riferimento per ogni cosa?

Ovviamente una relazione di vicinanza, di condoglianza, di presenza nel lutto. La tradizione, poi, come sappiamo, era quella di osservare per parecchi giorni il lutto. Le donne, poi, in special modo. Con l’abito del lutto, i lamenti per il lutto, perfino i cibi del lutto. Era tutto un insieme di piccoli riti, di piccole tradizioni non scritte, se non nel cuore e nella mente della gente. Tradizioni per elaborare il lutto, tradizioni di condoglianza, come noi diciamo. Condoglianza, ovvero capacità di soffrire insieme a chi soffre. Ecco il perché del canto mesto, ecco il perché delle nenie, dei riti dei cosiddetti “piagnoni” che, nel mondo antico, avevano tutto il loro senso.

Ovviamente una relazione di condivisione. Ecco che il vangelo registra gli spostamenti fatti insieme alla gente. Così quando Marta va al sepolcro ecco che tutti la seguono, così come quando arriva Gesù. C’è una vicinanza che si trasforma in condivisione. È, di per sé, una cosa molto positiva, perché l’intento è quello di non lasciare solo chi sta soffrendo. Ci si muove un po’ come un corpo solo, come un’anima sola, per stare vicino a chi più soffre.

Sono le relazioni umane che si vivono nel momento del profondo dolore. È il modo umano di esprimere vicinanza, condivisione, partecipazione, aiuto.

Anche Gesù ha il suo modo di vivere questo genere di scena che descrive l’incontro con la morte.

Gesù si mantiene volontariamente lontano dalla casa di Lazzaro per almeno tre giorni. Decide poi di andare a Betania. Particolare che sorprende, appunto perché, vista la condivisione e l’amicizia ci si sarebbe aspettati un suo precipitarsi dall’amico che molte volte aveva ospitato lui e i suoi discepoli nella sua casa. È un comportamento che ci stupisce. Non però se stiamo alla mentalità biblica. Infatti le credenze popolari ritenevano che l’anima di un morto rimanesse tre giorni nei pressi del sepolcro, cercando di riprendere il suo posto nel corpo e di rianimarlo. Solo al terso giorno l’anima se ne andava nello “sheol”, nel regno dei morti. Una credenza popolare, una credenza senza fondamento, tantomeno biblico, eppure una credenza così diffusa da consigliare allo stesso Gesù di attendere. Il miracolo che egli vuole fare deve far capire a tutti che Lazzaro era veramente morto, la sua anima era veramente nel regno dei morti e la potenza di Dio è stata capace di richiamarlo alla vita.

Gesù che accetta i riti e le usanze del suo popolo, però fa un balzo in avanti. Nella relazione con Marta e con Maria non chiede di pensare al passato, ma chiede alle sorelle di guardare al futuro, alla vita eterna, alla dimensione nella quale si entra dopo la morte e nella quale si partecipa della dimensione di Dio. C’è un intento catechetico molto forte nella relazione tra Gesù e le sorelle. Le sorelle, che ripetono quanto hanno nel cuore, quanto è stato loro tramesso, quanto hanno imparato, si lasciano guidare in una relazione nuova con il mistero della morte. Non più lo sguardo al passato, al ricordo, alle cose che sono state e che non possono più essere ma l’attenzione per le cose che saranno. Esse capiscono così che quei riti e quelle tradizioni che pure stavano osservando perdono gran parte del loro senso e del loro stesso fascino. Tutto è nelle mani di Dio, tutto è nelle mani del Signore, anche la risurrezione, la partecipazione alla vita di Dio, il divenire parte del suo mistero di amore.

Così nasce una nuova relazione, una relazione diversa, una relazione che si potrà sperimentare solo dopo la morte; la risurrezione di Lazzaro intende già immettere nella morte e risurrezione del Signore, perché è da quella morte, è da quella risurrezione che nascerà un modo nuovo di intendere tutto. Riti e tradizioni possono anche avere il lor senso, il loro fondamento, ma di fronte alla risurrezione del Signore, tutto acquista una luce nuova. Riti e tradizioni non servono più. Serve la fede in Cristo, colui che muore e che risorge per permettere a tutti di sperimentare, dopo la morte, la vita nuova nella risurrezione.

Lettura

Così anche Mosè, nella prima lettura, che ci ha ricordato il passaggio del mar Rosso. Evento centrale per la fede ebraica, per la Pasqua ebraica, eppure evento anche simbolico. Il passaggio da compiere non è solo quello che quella generazione di Ebrei ha compiuto in quel tempo. Tutti sono chiamati a passare dalla schiavitù del peccato alla libertà della grazia. Tutti sono chiamati a sperimentare, grazie alla fede, un modo nuovo di vedere le cose, di intendere la vita, di partecipare alle realtà dell’esistenza. Tutti siamo chiamati a sperimentare la grazia di Dio che si rende presente nelle nostre vite e che chiede a ciascuno un cambiamento.

Epistola

L’epistola, poi, ci ha ricordato attraverso la parola illuminata ed illuminante di Paolo, che la salvezza non viene dalle cose che si fanno, non viene nemmeno dai riti e dalle tradizioni che si vivono e che si mantengono, ma viene dalla fede. La fede in Cristo che in modo gratuito ci ha liberato dalla schiavitù dei nostri peccati e in modo gratuito ci introduce nella vita eterna, la vita di chi scopre quella novità di grazia che la fede introduce nelle cose ordinarie della vita dell’uomo. La fede, dono gratuito, permette di scoprire le grandi realtà che Dio ha creato per noi, permettendoci di vivere in modo del tutto rinnovato la relazione con lui e, di conseguenza, la relazione tra gli uomini.

Perchè la Parola dimori in noi

Quali sono i riti e le tradizioni che osserviamo nella nostra vita? Cosa intendiamo esprimere con essi?

Siamo in un tempo nel quale il tema del rito non gode di grande fortuna. Nemmeno le tradizioni. Forse valgono per noi adulti, forse ancor più per gli anziani, che sanno scoprire in esse tutta una ricchezza che è stata tramandata e che merita di essere osservata. I giovani, per lo più, non sanno bene cosa farsene dei riti, delle tradizioni. Almeno quelli della fede. Perché, poi, sono bravissimi ad organizzare altri riti, ad inserire altre tradizioni. Quelle che nascono nelle manifestazioni della vita civile: l’aperitivo, la laurea, l’addio al nubilato e al celibato… potrei fare ancora molti altri esempi pensando alle vacanze, alle feste di famiglia… tutti noi, insomma, siamo dentro una fitta rete di riti e tradizioni che, semplicemente, ci appartengono perché ci sono state trasmesse o perché le abbiamo volute noi, le abbiamo introdotte noi nel nostro stile di vita. Credo che un primo esercizio molto utile sia quello di domandarci quali sono, per ciascuno di noi, questi riti, queste tradizioni irrinunciabili.

In secondo luogo, però, vorrei che ci chiedessimo anche cosa c’entrano con la nostra fede, come ci permettono di esprimere il nostro credo. Perché riti e tradizioni non dovrebbero schiacciare la relazione con Dio e nemmeno quella con altri uomini. Caso mai dovrebbero fare esattamente il contrario, dovrebbero liberarla, dovrebbero renderla più agevole, più vera, più profonda, più bella, più ricca.

In secondo luogo, dal momento che non possiamo vivere senza esprimere sentimenti, partecipazione, vicinanza se non attraverso dei piccoli riti e delle piccole tradizioni, proviamo a domandarci quale senso umano, quale senso di condivisione, vicinanza, sostegno ci trasmettono? La sensazione è che avendo dichiarato obsoleti, antiquati alcuni riti, alcune manifestazioni di condivisione della gioia o del dolore, ci siamo impoveriti tutti: per non cadere dentro la trama talvolta scomoda dei riti e delle tradizioni abbiamo perso i sentimenti che ad esse erano legate. Ci siamo liberati da alcuni riti e da alcune tradizioni ma abbiamo anche perso quella bella umanità che, invece, ha sempre contraddistinto il cristiano. Credo, allora, che una seconda domanda potrebbe essere questa: come recuperare questa vicinanza? Come esprimere questo modo di essere del cristiano, che deve essere vicino a tutti ma in modo particolare a chi soffre e a chi è in difficoltà? Come recuperare quel “più di umanità” che dovrebbe contraddistinguerci?

Infine chiediamoci quali riti, quale tradizioni ci aiutano a comprendere che la morte non solo è ciò che ci attende, non solo è un fatto ineluttabile, ma è quella realtà che ci immette nell’amor di Dio. Siamo ad 800 anni dalla morte di San Francesco, forse abbiamo imparato fin da bambini quella bella citazione del cantico su “sorella nostra morte corporale”. Frase che, appunto, rimane una citazione. Noi non avvertiamo assolutamente la morte come una sorella, ma come una nemica. Una nemica da combattere, da esorcizzare, una nemica che fa paura e, quindi, occorre evitarne anche il pensiero. Chi può chiamare la morte come una sorella? Solo chi è in una così strette relazione con Cristo da sapere e da capire che questo è solo un passaggio. Un passaggio che, se compiuto nell’amore di Cristo, sostenuti dalla sua vicinanza e preghiera, fa sì che anche la realtà che noi percepiamo come nemica, diventi sorella. Sul tema della morte non dobbiamo cercare di inventare riti e tradizioni che la esorcizzino, ma affidarci a quel Dio che, in Cristo, vince la morte e apre a tutti la speranza della risurrezione beata.

Chiediamo questa grazia al Signore mentre ci apprestiamo a vivere questa ultima settimana di quaresima in attesa della grande settimana, la settima santa, la settimana nella quale, attraverso i riti e le tradizioni, immergerci nella passione, morte e risurrezione del Signore per risorgere, in Lui e con Lui, a vita nuova.

2026-03-21T14:38:55+01:00